sabato 7 gennaio 2012

ROBA SERIA

Solo ventiquatr'ore fa stavo preparanda i bagagli nella mia camera di albergo dell'hotel Atlantic di Torino Borgaro. Si concludeva così per i Giovanissimi Nazionali della Pro Patria il Torneo Internazionale Tappari. Purtroppo la sfida con la Juventus, che quasi giocava in casa, ci ha visti sconfitti. Un colpa di testa su punizione al limite dell'area ha regalato la vittoria ai bianconeri. Peccato perchè avremmo anche avuto l'occasione di pareggiare e i ragazzi ce l'hanno messa proprio tutta in campo: l'impresa è stata molto vicina questa volta.
Ma andiamo con ordine. In quattro giorni abbiamo giocato cinque partite. La prima il pomeriggio che siamo arrivati a Torino con la Biellese vinta 2-0; il secondo giorno due partite a poche ore di distanza l'una dall'altra con Aygreville e Pavia: la prima vinta 2-0 e la seconda persa amaramente 4-1. Qualificati al secondo posto del girone abbiamo superato ancora per 2-0 il giorno successivo i padroni di casa del Lucento negli ottavi di finali, ma ci siam dovuti arrendere alla Signora nei quarti di finale. Alla fine l'obiettivo di uscire dal campo a testa alta l'abiamo raggiunto, però rimane comunque l'amerezza di aver perso un'occasione. La squadra ci teneva davvero sta volta, lo testimoniano le lacrime di qualcuno negli spogliatoi.
Per pochi giorni ho provato la vita da professionista, albergo, ristorante (anche se il nostro era un self-service), pullman e campo di gioco. Il tutto reso ancora più affascinante dalla vicinanza di squadre altolocate come Atalanta, Borussia Dortmund, Padova, Torino, Albinoleffe, Pavia, Juventus, Pro Vercelli e gli stranieri del Sion e dell' Ujpest. La giornata tipo era sempre in funzione della gara: orario della colazione, passeggiata, risveglio muscolare in albergo, riunione tecnica del mister, gara e cena. Serviti e, un pochino, anche riveriti. E' stato per me un onore avere la possibilità di fare quest'esperienza. Mi son anche goduto la vita in albergo e ho iniziato a capire come mai i calciatori diventano anche campioni di videogiochi, tra ritiri e trasferte è più il tempo che si passa in camera che in campo.
Ho anche potuto ammirare da vicini preparatori e allenatori decisamente più bravi del sottoscritto. C'è da lavorare parecchio se si vuole arrivare in cima. Ma io sono pronto.

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