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lunedì 11 febbraio 2013

GAMBE IN SPALLA

La neve mi affascina da sempre. A dir la verità l'ho già scrito in un altro post ma lo ribadisco. Per me oggi è come se avesse messo tutto in pausa: abituato come sono a non fermarmi un attimo. Così mi godo un po' di riposo forzato cercando di sistemare un po' di cose lasciate in sospeso, pensieri compresi.
Finalmente sono riuscito a correre in questi giorni. La corsa è una delle mie passioni che però purtroppo trascuro un po' soprattutto nella stagione invernale. Ora però non c'è tempo da perdere: insieme ad altri tre amici parteciperò alla Milano City Marathon. Naturalmente non ho la preparazione sufficiente per completare l'intero percorso, infatti siamo iscritti alla staffetta, correndo così solo un quarto dei 42 Km e 195 m che compongono la maratona. Serve una buona preparazione per non sfigurare, d'altronde il 7 aprile sarà pur sempre la mia prima gara della "carriera". Correndo qua e là inizio a guardarmi in giro per scovare qualche nuovo percorso, anzi il percorso me lo preparo a casa grazie questo sito così poi posso calcolarmi la velocità e farmi un'idea in quanto concluderò la mia frazione! Grazie a Riccardo poi ho scoperto i bellissimi sentieri del Parco del Lura tra Bulgarograsso e Guanzate; saranno sicuramente meta di svariate uscite.
Per chi non conoscesse ancora guardi qui.
Nel frattempo ho scoprto quanto sia bello e piacevole correre con la musica, ti da davvero una marcia in più quando sei da solo.
Mi son fatto prendere la mano poi e mi sono iscritto anche alla Strongmanrun una gara da pazzi che si terrà a Rovereto (TN). Ci sarà da divertirsi e servirà un'ottima preparazione nel periodo estivo! Poi ci sarebbe anche la DeeJay Ten a Firenze a fine maggio...valuteremo con gli altri runners però.
Un giorno quando la smetterò con la pallavolo o il calcio mi dedicherò esclusivamente alla corsa. Un giorno...

mercoledì 12 settembre 2012

NORMODOTATI GRAVI

Proprio questa non me l'aspettavo. Succede di avere divergenze di idee con gli amici, ma no su questo argomento non la si poteva far pasare liscia.
Si parlava delle paraoloimpiadi e questo mio amico se ne esce con una sparata del tipo: "Per me sono solo una presa in giro!". E pensare che è anche uno sportivo! Non voglio commentare qui questa sua uscita che già ho criticato fortemente in quel momento e che mi ha lasciato letteralmente allibito. Voglio solo pubblicare qualche foto per ricordare queste paraolimpiadi che sono state un grandissimo momento di sport. Non le ho seguite molto purtroppo ma ho comunque notato la bellissima atmosfera che si respirava grazie anche al sempre folto pubblico e alla positività degli atleti di tutte le discipline. Al diavolo le disquisizioni per le categorie e le disparità, in fondo interessano solo a noi. Non sottovalutiamo l'importanza per queste persone di poter fare dell'attività sportiva. Anche se possono sembrae "ridicoli" a noi normodotati gravi.
La loro forza è straordinaria: la forza di spingere più veloce le ruote della loro carrozzina, la forza di tenersi aggarppati con i denti per una partenza del dorso, la forza di saltare con una gamba solo, la forza di correre anche senza poter vedere dove si va, la forza di svegliarsi tutti i giorni e continuare.
La sfortuna di questi atleti è la nostra fortuna. Da loro abbiamo solo tantissimo da imparare.
Son queste le cose da far vedere ai propri figli in televisione.











P.S.: io a Rio 2016 ci sarò. Punto.

sabato 9 giugno 2012

EURO 2012: POLONIA & UCRAINA

Oggi iniziano gli Europei. E' da un paio d'anni che li aspettavo. Mi ero anche assicurato i biglietti per le prime tre partite dell'Italia.
C'è chi pagherebbe fior di quattrini per essere lì a vedere la propria nazionale di calcio!
Io ho pagato 42€ per NON essere lì.
Strana la vita a volte.
Certe cose fanno sorridere.
:-)

P.S.: non mi dispiace più di tanto comunque; mi sarei perso un'altra partita ben più importante. Tiferò ITALIA da casa!

sabato 7 gennaio 2012

ROBA SERIA

Solo ventiquatr'ore fa stavo preparanda i bagagli nella mia camera di albergo dell'hotel Atlantic di Torino Borgaro. Si concludeva così per i Giovanissimi Nazionali della Pro Patria il Torneo Internazionale Tappari. Purtroppo la sfida con la Juventus, che quasi giocava in casa, ci ha visti sconfitti. Un colpa di testa su punizione al limite dell'area ha regalato la vittoria ai bianconeri. Peccato perchè avremmo anche avuto l'occasione di pareggiare e i ragazzi ce l'hanno messa proprio tutta in campo: l'impresa è stata molto vicina questa volta.
Ma andiamo con ordine. In quattro giorni abbiamo giocato cinque partite. La prima il pomeriggio che siamo arrivati a Torino con la Biellese vinta 2-0; il secondo giorno due partite a poche ore di distanza l'una dall'altra con Aygreville e Pavia: la prima vinta 2-0 e la seconda persa amaramente 4-1. Qualificati al secondo posto del girone abbiamo superato ancora per 2-0 il giorno successivo i padroni di casa del Lucento negli ottavi di finali, ma ci siam dovuti arrendere alla Signora nei quarti di finale. Alla fine l'obiettivo di uscire dal campo a testa alta l'abiamo raggiunto, però rimane comunque l'amerezza di aver perso un'occasione. La squadra ci teneva davvero sta volta, lo testimoniano le lacrime di qualcuno negli spogliatoi.
Per pochi giorni ho provato la vita da professionista, albergo, ristorante (anche se il nostro era un self-service), pullman e campo di gioco. Il tutto reso ancora più affascinante dalla vicinanza di squadre altolocate come Atalanta, Borussia Dortmund, Padova, Torino, Albinoleffe, Pavia, Juventus, Pro Vercelli e gli stranieri del Sion e dell' Ujpest. La giornata tipo era sempre in funzione della gara: orario della colazione, passeggiata, risveglio muscolare in albergo, riunione tecnica del mister, gara e cena. Serviti e, un pochino, anche riveriti. E' stato per me un onore avere la possibilità di fare quest'esperienza. Mi son anche goduto la vita in albergo e ho iniziato a capire come mai i calciatori diventano anche campioni di videogiochi, tra ritiri e trasferte è più il tempo che si passa in camera che in campo.
Ho anche potuto ammirare da vicini preparatori e allenatori decisamente più bravi del sottoscritto. C'è da lavorare parecchio se si vuole arrivare in cima. Ma io sono pronto.

domenica 27 novembre 2011

QUALCOSA DI GRANDE

Cesare Cremonini cantava "...c'è qualcosa di grande tra di noi..." ed è un pò quello che ho pensato ieri sera in palestra.
Dopo due soli anni non esiste più la squadra di prima divisione maschile del G.S.Villaguardia. Manca l'allenatore, non si può fare nulla. Decidiamo di ritrovarci una sera per fare quattro tiri e quattro salti in compagnia. Vuole essere un modo per salutarci perchè è dall'ultimo allenamento dell'anno scorso non ci si vede tutti insieme. Ora qualcuno gioca nel misto, solo Francesco (per fortuna) gioca ancora in federazione a Cantù.
Tutti sono convocati per la partitissima del 26 novembre, anche chi ha fatto solo una breve apparizione nelle "Fighe de gàl" (come ci chiamiamo goliardicamente). All'arrivo in palestra è tutto un "Ma ciao! Come stai?", "Come va?","Che fine hai fatto?" si vede che ci fa proprio piacere ritrovarci insieme un'altra volta.
Giochiamo forte, basta pochissimo per ricordarsi schemi e posizioni in campo. C'è una certa magia nell'aria, un sacco di volti felici e contenti; abbiamo condiviso tanto e il legame tra noi e più vivo che mai. Sembra un pò come l'ultimo concerto dei Beatles, nel gennaio del '69, ritrovarsi dopo tanto tempo per formare, ancora una volta qualcosa di storico!
Il livello è quello che è, lo sapevamo gia questo, ma ci unisce qualcosa di grande, che mi ha fatto capire che non è un addio, ma (forse) solo un arrivederci.

venerdì 21 ottobre 2011

UNA VITA CHE VOLO

Stasera mi sono allenato con la mia squadra di calcio. Il mio allenatore è più piccolo di me di un anno e diciassette anni fa, quando ho iniziato la mia "carriera" giocava con me sempre nell'Azzurra. Ho finito tardi, mi son fermato più del solito a fare stretching (ne vade la salute della mia schiena) e ho voluto godermi fino all'ultima goccia di acqua calda della doccia in spogliatoio. E' finita che son rimasto da solo, mi hanno lasciato le chiavi e ho chiuso tutto io.
Ritonando alla macchina e guardando il bel campo verde sintetico dove ci alleniamo ho ripensato a  quando ho cominciatoa  giocare. A quanto fosse comunque bello correre e buttarsi sul campo spelacchiato di prima. A quanto tempo è passato dal mio primo allenamento. Allenamenti nel fango, con la neve, il ghiaccio e la polvere. Ricordo ancora d'aver iniziato non tanto per passione, ma perchè mi affascinava la squadra, la società. Mi sembrava un peccato non farne parte. E da lì anni e anni sul quel campetto di terra (o sabbia), poi a Villaguardia, poi nello storica AzzurraSanLuigi, poi ad Uggiate per quattro anni e infine Cavallasca per altri quattro anni. Da tre anni sono tornato qui, dove ho inizato, inizialmente come ripiego alla pallavolo. Non c'è nessuno dei miei compagni d'allora; qualcuno gioca altrove, qualcuno non gioca più, Giovanni è il mio allenatore. Chi l'avrebbe immaginato: diciassette anni dopo di essere ancora qua. Non avrei sognato di meglio.
Ho chiuso lo spogliatoio, spento le luci e chiuso il cancello.

P.S.: Ho esordito a Como contro il San Rocco

WAITING FOR EURO 2012

Appeso sopra il mio letto c'è un "quadro" che contiene quasi quaranta biglietti di partite e concerti. Sono eventi specialia cui ho partecipato. La maggior parte sono di calcio (Milan su tutti, Nazionale e Como), poi ce n'è anche di basket e pallavolo. Fin da piccolo ho avuto il pallino di conservare ricordi di avvenimenti speciali: avevo un quaderno dove appiccicavo tagliandi, scontrini e foglietti provenienti da giornate perticolari.
Tre sono però le uniche trasferte in questo puzzle di biglietti. Trovo che una partita di calcio sia una buonissima scusa per prendere un aereo ogni tanto e volare via!
10 febbraio 2009: ITALIA-BRASILE (0-2) - Londra, Emirates Stadium
Visita lampo alla City, ci siamo stati meno di un giorno e mezzo. Lo stadio da solo merita il prezzo del biglietto. Gran freddo quella sera. Posti straordinari a pochi metri dal campo! Da ricordare il pranzo a casa di Pietro Pagani e l'incontro con Andrea Ferloni che viveno lì in quel periodo. In un pub non ci hanno servito finchè non mi sono tolto la maglietta di una squadra di calcio.
27 maggio 2009: FINALE CHAMPIOS' LEAGUE Barcellona-Manchester United (2-0) - Roma, Stadio Olimpico
Trasferta ancora più breve, ma clima decisamente più mite. Rimaniamo nella capitalo ventiquattr'ore scarse. Giusto il tempo di visitare il Colosseo, finire sulla homepage del sito della gazzetta dello Sport ed inscenare una gag con un giornalista inglese per un servizio televisivo!
12 agosto 2010: TRIANGOLARE Palermo,Napoli,Valencia - Palermo, Stadio Renzo Barbera
Approfittiamo delle due settimane in Sicilia per trascorrere una serata in modo diverso...allo stadio. Bel pomeriggio tra le vie della città di Palermo, panino con la milza e via verso il Renzo Barbera (le fidanzate le lasciamo in città però).
Comune denomitare è sempre Matteo Noseda, presente anche nelle precedenti trasferte e sempre pronto a partire quando la proposta è interessante!
Ma il meglio deve ancora venire. A giugno dovremmo essere in Polonia o Ucraina per una decina di giorni a seguire le tre partite iniziali della Nazionale italiana all'europeo. Obiettivo truccarsi di tricolare all'inverosimile e farsi riconoscere da casa! Divisa dell'Italia già doverosamente acquistata. Ci sarà da divertirsi.

venerdì 7 ottobre 2011

SETTANTACINQUEEURO

Forse Kobe Bryant verrà a giocare nel campionato italiano.
Oggi ho sistemato il mio Curricum; era un pò che lo volevo fare e la richiesta di un amico mi ha sollecitato a farlo. Lo volevo, tra le altre cose, rendere più snello, facile da consultare e bello da vedere. Credo di esserci riuscito.
Sistemando le varie voci riguardi alle "esperienze professionali" noto come ogni anno che passa l'elenco si allunghis empre di più. La mia "professione" me lo permette, ho collezionato un buon numero di esperienze lavorative, un bel bagaglio di attività che mi permetono di essere aperto a proposte e collaborazioni che spesso mi arrivano. Sorrido quando scorro l'elenco di tutto quello che ho fatto in questi anni dopo gli studi universitari. Sorrido perchè mi ricordo da cosa sono partito: i pulcini '94 della Faloppiese. Giocavano a sette, quando però esisteva già una squadra a nove; in pratica erano quelli meno forti. Il nostro bel campionato lo facemmo comunque, credo che poi arrivammo primi o forse secondi. Il rimborso era misero, ma erano i primi soldi che guadagnavo, ricordo con quale onore conservassi quell'assegno che ogni mese andavo a risquotere. Ora le cifre per cui lavoro sono ben altre e la mia settimana è zeppa di attività, mentre a quel tempo era il mio unico impegno. Tra l'altro arrivai alla Faloppiese per un gioco di conoscenze, lì conobbi altre persone che poi mi permisero di fare altre esperienze molto interessanti dal punto di vista professionale. Un sorta di trampolino di lancio.
L'anno scorso mi è successo un fatto curioso. Negli spogliatoi della palestra di Villa Guardia, dove giocavo a  pallavolo, prima di una partita di campionato, c'è anche la squadra dei ragazzi del basket che si sta cambiando. Sento uno di questi ragazzi che mi saluta: <Salve mister!>. Ci metto un pò a connettere che quel volto è quello di uno di quei ragazzini che allenavo nei pulcini della Faloppiese. Davvero bello rivederlo, spesso mi ero chiesto che fine avessero fatto. L'ho trovato felice, sereno e mi ha parlato in modo educato e gentile. Strano davvero però che l'allenatore e il giocatore di calcio si ritrovino dopo anni a praticare entrambi uno sport diverso: pallavolo il primo e basket il secondo. Evidentemente non era quella la loro strada.
Ora quel ragazzo è davvero appassionato di basket, tifa Lakers e stravede per Kobe Bryant. So che a Milano settimana scorsa era in prima fila per stringergli la mano.
Soprattutto per lui spero che Kobe venga in Italia a giocare.

martedì 10 maggio 2011

FINALE DA FAVOLA

Ultimo minuto. Ultima partita di campionato. Secondi contro primi. Il capitano segna il gol della vittoria. La vittoria vuol dire primo posto in classifica! Quel capitano quasi mai fuori dalle righe; quel capitano che predica sempre prudenza e sprona tutta la squadra alla concentrazione e alla determinzione; quel capitano che ha voluto festegiare il suo matrimonio anche coi compagni di squadra; quel capitano che ormai conosci da anni e con cui hai giocato decine di partite con maglie diverse e in altre categorie. Non sono emozioni da film, nemmeno da Holly&Benji, è la cronaca dei pensieri che mi sono balenati in mente quando l'ho visto calciare dal limite dell'area, all'ultimo minuto dell'ultima partita del campionato. Solo cosi poteva finire, nel modo migliore possibile.
Cinque giorni prima ci giocavamo la promozione nella categoria superiore. Nel giro di ventiquattr'ore però la nostra vittoria e il risultato favorevole dei diretti avversari ci regalano la matematica del secondo posto. La gioia è grande! Ora abbiamo in mano la possibilità di vincere addirittura il campionato; sessanta minuti (più recupero): un solo risultato disponibile per poter agguantare il primo posto.
Prima della gare il clima è rilassato, le due formazioni hanno raggiunto già la promozione, un bel sole scalda questa domenica mattina. La posta in gioca però è alta, ma nessuno vuole darlo a vedere. La partita è in bilico, le squadre si equivalgono anche se sembriamo a tratti schiacciare gli avversari nella loro area. In panchina non c'è il mister, al suo posto il vice allenatore che ci conosce dai tempi delle medie; la storia in un certo senso si ripete. Verso la fine del secondo tempo sembra che il risultato più giusto sia il pareggio; manca pochissimo è sarà quello definitivo. Quando vedo calciare il nostro capitano però so già che quel tiro non può  far altro che finire in rete; è il finale più bello, quella palla non può andar fuori. Se avessi dovuto scrivere un finale migliore non ci sarei riuscito. Primo posto! All'ultimo minuto dell'ultima partita di campionato!

P.S.: quando andavamo alle medie dopo le partie, vinte o perse (raramente), l'allenatore  ci pagava SEMPRE  il gelato. Domenica l'aperitivo ce l'ha offerto lui senza dir nulla, ma io in fondo già lo sapevo.

giovedì 6 gennaio 2011

IL LAVORO PAGA

Aereo Palermo-Milano. E' il 20 Agosto. Sbarchiamo intorno alle 22.00. Ritorno da due fantastiche settimane in Sicilia.
La testa è già proietta però alla mattina successiva; iniziano gli allenameenti dei Giovanissimi Nazionali della Pro Patria dove, udite udite, proverò la nuova esperienza di preparatore atletico.

2 Gennaio 2011, più o meno stesso orario, ritorno da una settimana di sci e neve a Livigno. La mattina successiva sarò già in campo col Mister e i ragazzi della Pro Patria. Non sono per niente convinto d'aver fatto la scelta giusta, perchè in montagna, a sciare, sarei potuto rimanere altri cinque giorni se l'avessi voluto. Bastava una chiamata. Mi convico però che l'opportunità che ho è più unica che rara e che non posso trascurare troppo quest'impegno. Il programma è ricco, in sei giorni: quattro allenamenti e due partite di campionato contro le due squadre più forti.Si lavora sodo, con molta serietà ed impegno, nonostante i giorni di vacanza e le feste invitino a far ben altro.
Il giorno dell'Epifania, cioè oggi, i Magi ci portano un gran bel dono: una partita giocata piuttosto bene e la quasi insperata vittoria contro il Genoa! La gioia è immensa al fischio finale, la si legge sul volto di tutti, in campo e fuori. E' solo una vittoria, lo so, alla quale potranno anche seguire diverse sconfitte, ma per chi ci ha lavorato sopra, ha fatto dei sacrifici e delle rinunce, la soddisfazione è ancora più grande. E' proprio vero, come recita il titolo di questo post, il lavoro (ri)paga...sempre!

Mi torna anche in mente un film che ho visto proprio ieri "Tutta la vita davanti". Un bel film italiano (stranamente). Ve lo consiglio perchè secondo me merita ed è assolutamente attuale. La bravura, l'impegno, l'abnegazione e la convinzione dei propri mezzi possono farci raggiungere risultati fantastici. L'importante è non accontentarsi, non sedersi, non cercare sempre, per forza, la strada più comoda o più facile.