Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricordi. Mostra tutti i post

venerdì 1 gennaio 2016

MI DISPIACE PER BUFFON

Mi dispiace per lui (Buffon Gianluigi) ma il titolo di "Super" questo giro tocca ad un altro Gigi. Super Gigi aveva una sfida ben più ardua di una parata plastica all'incrocio dei pali da superare. Super Gigi ha vinto, non una partita, non una coppa o uno scudetto, ha vinto una battaglia, praticamente una guerra. Rimane il mio eroe per il 2015 che é appena terminato, a lui darei il pallone d'oro, l'oscar e anche il premio Nobel. Si, ok, sono un po' di parte, insieme ne abbiamo combinate tante: dalle sospensioni nei chierichetti, ai teatri insieme, ai giri in bicicletta, gli allenamenti e i pomeriggi insieme. Me l'ha detto lui qualche settimana fa in uno struggente messaggio vocale:"diffondi la (buona) novella" e io non faccio altro che eseguire gli ordini. Insomma "il Gigi" ha superato un grosso, grossissimo ostacolo; tutti quelli che lo conoscono hanno pregato per lui e gli sono stati vicini. Per tutti noi inizia un nuovo anno, cosa sono i nostri problemi in confronto a quelli di Super Gigi? Per noi inizia un nuovo anno, per lui, credo, una nuova vita, non possiamo avere paura dei piccoli cambiamenti o delle infime difficoltà che la vita lavorativa mette sulla nostra strada.
Ecco, Super Gigi io ti farei una statua per questo 2015, così quando sono stanco, ho paura o sono affranto mi possa ricordare di te e di quanto sei forte.
Grazie della forza che mi hai dato e continui a darmi!

venerdì 4 settembre 2015

BACI E PICCOLI (RI)MORSI

Era un giorno imprecisato del mio soggiorno in Toscana. Imprecisato perché in vacanza si perde spesso la cognizione del tempo, o meglio, usciamo dalla routine quotidiana che ci fa dire con certezza quale giorno della settimana sia. La spiaggia che quel giorno avevamo raggiunto non ci aggradava granché, anche se c'eravamo già stati una decina di giorni prima, oggi l'avevamo raggiunta da un'altro ingresso e non ci stava certo entusiasmando. Contavo sul raggiungere la zona dove eravamo già stati visto che era sicuramente migliore di dove eravamo in quel momento. Sarà stata la stanchezza o lo scoramento, ma la truppa decise di accamparsi lì ed io, giustamente, non ero affatto d'accordo. Ma la maggioranza era schiacciante. Inviperito ed adirato a più non posso mi sono isolato per sbollire un po'; il mio passatempo così è diventato portare  a termina quell'inizio di capanna fatta con rami e bastoni che si trovava adiacente la nostra postazione. Ad aggravare la situazione a poche decine di metri un ragazzo autistico in acqua emetteva grida cadenzate abbastanza fastidiose. Pensavo: "Bella giornata che si prospetta!"
A ripensarci mi sembro un bambino capriccioso. Per diversi minuti, forse anche mezz'ora, mi prodigo nel sistemare una inutile e minuscola capanna, mentre i mie compagni vacanzieri ormai sprofondano nel mondo dei sogni. Mi tiene compagni solo la voce del ragazzo in acqua che non smette di emettere versi. Finalmente lo vedo che sta per uscire dall'acqua, ad aspettarlo a riva dopo un lunghissimo ammollo un signore alto e distinto con aperto fra le mani un accappatoio blu in microfibra proprio come il mio. Avevo cercato con lo sguardo sulla spiaggia la famiglia di quel ragazzo ed avevo ipotizzato con chi fosse venuto, ma quel signore proprio non l'avevo notato. In effetti riaccompagna il ragazzo proprio in fondo alla spiaggia, vicino alla pineta: sta in piedi davanti a lui e gli sorride mentre inizia ad asciugarlo. Fa finta di morsicarlo sul collo più volte ed il ragazzo ride di gusto, è un gioco che fanno spesso deduco. I morsi diventano baci. Il ragazzo è grande avrà di sicuro più di vent'anni. E' una scena fantastica ed io mi soffermo a guardarla; come me anche la signora sdraiata poco più in là che non riesce a continuare il suo libro. Il signore, ipotizzo sia il padre del ragazzo, continua nell'operazione di asciugatura, ha preso un asciugamano e, inginocchiatosi, lo passo amorevolmente sulle gambe ed i piedi del ragazzo. I due sembrano fare dei gesti che ripetono spesso, forse anche più volte al giorno. Il padre veste il figlio con un costume asciutto ed una maglietta poi gli allaccia i sandali, ogni tanto gli scappa anche qualche altro morso scherzoso che si tramuta sempre in bacio. Quindi l'uomo sistema la sua roba, mette via il giornale, piega gli asciugamani e col figlio sotto braccio si incammina nella pineta. Non sono nemmeno le undici di mattina; probabilmente la loro giornata al mare finisce qua. Chissà a che ora sono arrivati questa mattina penso. Do uno sguardo alla signora col libro: con lo sguardo segue ancora le figure dei due che si allontanano, poi posa il libro con l'indice fra le pagine per tenere il segno e guarda l'infinito orizzonte di fronte a lei per godere appieno della scena a cui abbiamo appena assistito. Anch'io sono molto colpito, mi sento anche un po' uno stupido per essermela presa in quel modo. Penso a quanto sono fortunato. Penso a quanto è fortunato quel ragazzo ad avere un padre che gli voglia così bene. Penso di aver assistito a poche scene di amore vero così. Penso che avrei voluto conoscerlo, che avrei voluto stringergli la mano, fargli i complimenti e ringraziarlo. Penso che i miei problemi non sono nulla in confronto ai suoi.

lunedì 23 dicembre 2013

ADAMO

Ciao Adamo. Anche tu ci saluti più presto di quanto avremmo voluto. Ci incontravamo una volta all'anno in occasione della Fiaccolata, fortuna vuole che quest'anno siamo stati fianco a fianco nella'edizione più dura e soddisfacente mai realizzata. Era sempre un piacere parlare con te, un onore cercare di ricordare qualche tuo insegnamento sulla vita. Eri sempre pronto alla battuta e allo scherzo. Grandissimo tifoso rossonero. Sempre disponibile, sempre pronto a soccorrere chi aveva bisogno d'aiuto con premura e generosità. Pago della vita e dei suoi piaceri. Eri una di quelle persone a cui difficilmente darei "del tu", perchè sono come degli insegnanti, dei maestri, e meritano infinito rispetto e gratitudine.
Grandissimo Adamo sei stato mio autista in tante avventure, non voglio dimenticarti mai! Seguimi ancora, io porterò anche la tua luce se riesco, se mi vedi vacillare basta un colpo di clacson o un grido che capirò.

mercoledì 26 dicembre 2012

COL CUORE PIENO DI NATALE

Tutto inzia la mattina della vigiali di Natale: sveglia di buon mattino (che non significa necessariamente presto) per completare gli ultimi acquisti pre-natalizi. La mossa migliore è andare a colpo sicuro, senza mischiarsi tra la folla: parcheggio fortunoso in men che non si dica, negozio studiato precedentemente, non guardarsi troppo in giro, pagare, auguri alla commessa...e via di nuovo in macchina. Nessun intoppo piano studiato alla perfezione, anche l'eventuale traffico da vigilia di Natale era previsto quindi non mi crea disturbo ne nervosismo. Mi tolgo anche lo sfizio di comprarmi una giacca ed una camicia, santa Conbipel per me oggi fa il 50% di sconto!
Il pomeriggio è dedicato a pacchi e pacchetti, anche se mi perdo nel web cercando di rifare un video con le facce dei miei amici che aveva avuto gran successo l'anno passato. Non ci riesco, sono agli sgoccioli, devo andare a fare il Babo Natale per le vie del paese. Per fortuna mia mamma mi viene in soccorso e finisco in poco tempo di incartare.
Quella di vestirmi da Babo Natale è una tradizione che si rinnova ogni anno: lo faccio per i bambini, per i loro sorrisi ed i loro occhi quando mi vedono, dovreste vederli sono gli occhi più meravigliati e felici che possiate immaginare. Devo ammetterlo, da quando ho iniziato a lavorare all'asilo mi riesce molto più facile, in fondo bisogna solo recitare un po' ed il resto vien da sè. E' bellissimo, poi, interpretare per qualche ora un personaggio così positivo, amato da tutti, che tutti vorrebbero incontrare nella notte santa e che strappa un sorriso e un saluto a grandi e piccini. Voglio ricordarmi però di tre bambini in particolare, non so se loro hanno relizzato che Babo Natale avesse portato loro dei doni: erano dei bambini con delle disabilità, a loro va il mio pensiero più profondo in questo natale 2012.
Per la prima volta quest'anno faccio una vera e proprio cena di vigilia: il cosiddetto "cenone". Siamo stati invitati dagli zii di Nose io, Marika e gli altri della combriccola. L'invito a casa Bardaglio ci inorgoglisce: si prospetta una bellissima serata! Le aspettative non vengono deluse: una fantastica cena in pieno stile bavarese con tanto di birra rigorosamente tedesca ci porta alle porte della mezzanotte. Un ringraziamento a Giorgio ed Isabella per l'ospitalità e la bella serata; sono felice di averli conosciuti un po' più da vicino, hanno confermato la mia idea: sono delle bellissime persone e la loro è una favolosa famigliola! Via di corsa per la tradizionale messa di mezzanotte. Purtroppo siamo in piedi, ma poco importa. A seguire auguri per tutti gli amici e conoscenti.
E' il momento di salutarsi, ma il bello arriva adesso. Io e Marika ci scambiamo i nostri "regalini" prima di tornare a casa e...come al solito abbiamo esagerato, nel senso che ci conosciamo troppo bene ormai e riusciamo sempre a stupirci per la bellezza e l'appropriatezza dei nostri "pensierini". Non finirò mai di ringraziarla per i momenti che passiamo insieme.
Il Natale lo trascorro a casa di mia sorella Marta. La casa nuova dove da poco si appena trasferita con il suo futuro marito. Che poi sarebbe mio cognato ma  io lo sento più come un fratello maggiore, in particolare oggi, e ciò mi piace moltissimo! La loro casa è davvero bella, sono davvero felice per la mia sorellina. Anche la mamma di mio cognato pranza con noi: la vedo raramente ma sono sempre più convinto sia una pesona squisita; oggi mi ha parlato della sua vita: quanti sacrifici ha fatto, quanta fatica e quanto amore per il figlio...lo ammetto: mi sono anche commosso.
Poi nel pomeriggio classica visita a casa Piatti dove si riuniscono zii, cugini e nipoti. Oggi grandissima affluenza, anzi affluenza totale! Zii al completo, cugini con annessi mariti o mogli o fidanzate presenti, cuginetti vecchi e nuovi c'erano tutti. Bello ritrovarsi tutti insieme!
Per finire cena leggera da mia sorella e a seguire gioco in scatola come facevamo da piccoli la sera, invece di gaurdare la televisione. Oggi c'era anche il mio nuovo fratello maggiore.
Buona Natale a tutti. Belli e brutti.

P.S.: con le feste il regalo più bello che arriva è il tempo, magari ne avessi sempre così tanto per fermarmi a pensare, riflettere e scrivere

sabato 1 settembre 2012

LA VALIGIA SUL LETTO

Ho comprato una valigia. La mia mitica borsa marchiata "La Gazzetta dello Sport" si è rotta di ritorno da Rodi l'estate scorsa. Me l'avevano mandato solo per aver risposto ad un questionario telefonico; mi ha accompagnati per anni ed anni in tantissimi posti.
Ho comprato un trolley per andare a Sharm el-Sheikh, così anche in aereoporto faccio meno fatica.
Ne ho preparate tante quest'anno di valigie. Cioè più che valigie di solito sono borse o borsoni.
Succede che se devo ripartire presto, diciamo ad una settimana di distanza, la borsa rimanga sul letto libero di fianco al mio senza così togliere tutta l'oggettistica da viaggio che mi porto sempre dietro. Come già detto quest'estate è capitato diverse volte. Prima di tutto i quasi due bei giorni passati a Cesenatico (di cui ho già trattato in in questo post); come al solito ho portato un sacco di cose superflue: sarebbero bastati costume, jeans e maglietta. Di contro sono tornato più arricchito, senza peso in più nella borsa però.
A luglio poi sono andato in Trentino a Canazei e in Friuli a Lignano. Ho partecipato a due settimane di camp della "Sports Promotion". A Canazei sono andato da accompagnatore per il secondo anno. Tempo non clementissimo ma comunque divertimento assicurato. In una settimana ho anche fatto più attività fisica che in tutta l'estate: tre sfide a calcio (Foti 1 - Villa Emma 2) e una a beach volley dove l'accoppiata superboss Foti e il sottoscritto si è dimostrata ancora vincente nonostante i quotati avversari. A Lignano esperienza nuova, gente nuova e ambiente nuovo; da accompagnatore mi trasformo in istruttore multisport. Il clima al mare è molto più rilassato rispetto alla montagna, più che un camp è una vacanza vera e propria, anche per noi in fondo, non solo per bambini e ragazzi. Il superboss nell'unica sfida della settimana a calcio sa con chi deve giocare se vuole vincere ed infatti gli avversari sono asfaltati, nonostante la temperatura tropicale.

Tra queste due settimane cinque giorni soli a casa, con la valigia sul letto e la testa alla 12 ore di pallavolo che incombe al mio ritorno.
La valigia rimane lì, aperta per poco più di una settimana perchè il 29 luglio è la volta di partire per la Sardegna per accompagnare gli adolescenti dell'oratorio. E' la terza volta che vado nella bella isola del mar Tirreno. E' un po' come tornare a casa, perchè in Sardegna c'è un ambiente particolare e le indimenticabili settimane trascorse anni fa hanno ritagliato un posto particolare tra i miei affetti per quest'arida isola. Un viaggio infinito per autostrade e mare; poi cinque giorni (ebbene si solo cinque). In mezzo spiagge da sogno, Cagliari, il servizio alla mensa dei poveri, i nuraghi e tanti ricordi divertenti che spero aiutino quei ragazzi a crescere.
Neanche ventiquattr'ore a casa ed è il momento d'andare a Verona dove per me, Marika, Anna e Nose c'è un aereo pre l'Egitto. Cioè c'era un aereo... perchè la prima notte la trascorriamo a Verono in albergo perchè il nostro volo parte con quindici ore di ritardo. Anche chiamarla notte è esagerato: la sveglia suona, infatti, alle 2.45 del mattino! Finalmente arriviamo a
Sharm el-Sheikh, ci attenderanno due settimane tra deserti, monti, mare, pesci, narghilé, piscina, sabbia, beduini, guide, barriera corallina, egiziani che voglio fregarti, egiziani che vogliono conoscerti ed egiziani che non ti capiscono. Naturalmente la presenza di Marika ha reso ancora più bella e speciale questa vacanza e per questo la ringrazio.
Io ormai sono già in fase preparazione per la Pro Patria e dopo una settimana di borse ne ho già preparate fin troppe. Certo Sharm el-Sheikh era un'altra cosa rispetto a Busto Arsizio!
E così inizia un'altro anno. Borse su borse da preparare: allenamenti, allenamenti e ancora allenamenti.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. Il viaggio della vita. Avanti così.

mercoledì 22 agosto 2012

IL MIO TIFOSO NUMERO UNO

In famiglia era "il greco". Senza troppa fantasia perchè era proprio nato in Grecia, ad Atene. Da piccolo la cosa mi affascinava e inorgogliva parecchio; l'idea di avere uno zio "straniero" faceva molto esotico e particolare. Solo di recente ho scoperto che suo padre fece il servizio militare nella capitale ellenica e lì conobbe Sophia (o Sofia): quando si dice che le guerre non portano solo del male.
Vedevo spesso lo zio Stamatius da piccolo, il terreno dietro casa mia è suo e lì teneva il suo orto e qualche animale, tra cui diversi tacchini. Capitava spesso d'andare a fargli visita o che lui passasse da casa se aveva bisogno di qualcosa. Poi, siccome il terreno è chiuso fra le case, entrava solitamente dal nostro cancello con la sua inconfondibile bicicletta. Negli ultimi anni non riusciva più a seguirlo e allora ci pensavano i figli.
Ricordo mio zio perchè era il mio tifoso numero uno. Davvero! Non so quando mi abbia visto giocare, ma ogni volta che ci incontravamo mi riempiva di complimenti sulla mia bravura come portiere, con una convinzione che nemmeno io stesso potevo mostrare. Sicuro delle mie capacità si era più volte scherzosanmnente offerto per allenarmi personalmente, dicendomi di lasciar perdere mio papà (decisamente più critico) e che avrei potuto fare carriera con lui. Chissà poi in quale occasione mi avesse visto giocare...non lo so proprio.
Ero lo zio più anziano, avendo dieci anni in più della zia Mariangela (sua moglie) ed essendo lei la più grande delle sorelle di mio papà. Era bello parlargli aveva il sorriso negli occhi.
Un saluto allo zio Stamatius, il "Greco", che se ne è andato per sempre, dopo i mie nonni il primo lutto da elaborare in famiglia. Ultimamente non lo si vedeva spesso, ma comunque mi mancherà.
Ciao Zio! Efharisto!

giovedì 10 maggio 2012

IL 10 MAGGIO

10 maggio 1999, Liceo Scientifico "G. Terragni", si sta per concludere il mio primo anno di scuola superiore. E' da poco iniziato l'intervallo, sono quindi da poco passate le 11.00. Mi trovo all'ultimo piano dell'edificio, lì c'è la mia classe: la 1^A. Sullo stesso piano ci sono terze e quinte in cui ci sono ragazzi del mio paese, cioè per meglio dire, della mia parrocchia. Sono più che amici, sono quasi come fratelli; in fondo facciamo parte di una grande famiglia. Li vedo tristi, molto tristi. Mi chiamano in disparte. Mi devono dare una brutta notizia. E' successo.
A distanza di tredici anni quel momento rimane indelabile nella mia mente, forse perchè ha lasciato una cicatrice profonda nel mio cuore. Per ricordarlo, oggi, pubblico uno scritto di Riccardo Piatti che ho tenuto per anni salvato sul computer.
"Una sera di Maggio normale, mentre il sole manda un ultimo raggio, ed un ricordo sopito. Uno sguardo, una foto, e il pensiero corre indietro… è tredici anni che sei partito.
Quel giorno per me i timori erano per una Maturità ormai alle porte ed un futuro incerto e ingombrante e per te che ancora non si sapeva. Poi alla notizia che tu te n’eri andato, partito… morto,  ho riso perché istintivamente convinto che si trattasse di un macabro scherzo, perché tu non te ne saresti mai andato, tu non dovevi andare. Che dolore, che strazio, però, vederti lì freddo e immobile, quando tu freddo e immobile non lo sei mai stato, e si  continuava a pensare che era tutto finto, che ti fossi assentato per un po’, ma che a momenti ti saresti rialzato e  avresti ripreso a dirigere il coro, a darci un copione da recitare, a preparare l’incontro di AC o l’attività oratoriana domenicale o a progettare qualche iniziativa missionaria. Quel riso e quella sensazione erano solo reazioni infantili per esorcizzare una paura e il dolore per la tua morte. E invece eri partito…per sempre.
E’ tredici anni che sei partito e ci siamo dovuti arrangiare, consapevoli più o meno della superiorità della vita che va avanti, oltre il sentimento umano; siamo cresciuti, riprendendo a vivere senza un amico, una guida, tutti storditi dal tuo addio precoce. Tutti hanno continuato il proprio cammino percorrendo strade diverse, cercando di conciliare domande interiori con la quotidianità di tutti i giorni. Qui, tutti si sono dati da fare, forse per dimostrarti che ciò che ci dicevi non è stato buttato via, ma che in un modo o nell’altro l’abbiamo fatto fruttare. Qualcuno si è sposato, qualcuno si è laureato, qualcuno è stato addirittura in Africa, qualcuno è diventato prete, qualcuno ha messo su famiglia. Hanno cantato che lo spettacolo deve continuare e l’abbiamo continuato, ma senza di te, il tuo ruolo è rimasto vacante. Nessuno ha preso il tuo posto, ma tutti hanno trovato un posto nel proprio cuore per tenerti vicino.
E’ tredici anni che sei partito… e ogni tanto torna una nostalgica e malinconica voglia di rivederti e di sentirti, perché manchi, manchi con le tue parole, con i tuoi profondi occhi, con le tue tirate d’orecchi, con i tuoi giochi, con i tuoi cinque impegni settimanali che ci affidavi, con le tue cantate e le tue idee, i tuoi progetti e quell’entusiasmo che avevi e non basta quella tua foto sul comodino che guarda lontano dove tu ci insegnavi a guardare.
E ora che parli ai santi e nascondi il pallone sotto la veste mentre giochi a calcio con gli angeli, e oggi che perdo un po’ di entusiasmo, oggi che Dio c’è, ma faccio fatica a capirlo e a sentirlo, e oggi  che ti vedo in questa foto ricordo, oggi vorrei tornare solo un momento a sedermi di fianco a te e ascoltarti ancora una volta…     
Scende una lacrima che mi riga la guancia, segna un ricordo a ritroso tra noi e te, tra te e un Dio che ti ha voluto vicino troppo presto, una lacrima che è un viaggio che abbiamo continuato a percorrere soli con la tua foto ricordo nel cuore.
Ciao Don, e se per caso passi ancora di qua, facci sapere in quale stazione, in quale aeroporto, in quale fermata che sicuramente verremo a prenderti."
Ciao Don, stasera non vengo alla tua Messa, a dir la verità è un po' che non ci vengo, sarò in oratorio per una riunione, penso gradirai, forse anche di più.

venerdì 17 febbraio 2012

GIORNI CHE TI SEGNANO

26 aprile 2001: sono passati più di dieci anno ormai ma quello è stato un giorno importante nella mia esistenza. So per certo che è stata una svolta, un punto di arrivo e uno di partenza, altro che maggiore età. Da quel lontano giorno ho smesso di essere in un certo modo e ho iniziato ad essere in un altro. E' bastato un istante, un momento, una frazione di secondo; il ragazzino che ero è rimasto forse lì sull'asfalto.

Cito Jovanotti:
"...E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio..."
e J-Ax:
"...ho la casa disegnata, da bombole spray
ho la faccia segnata, ma non me ne vado mai
io ho più stile, senza sapere perchè, più stile
ogni defetto mi da più stile..."

lunedì 12 dicembre 2011

UNA PARTE DI ME

Caro Signor Ladro,
lei oggi si è impossessato della mia macchina fotografica. Non era nemmeno un anno che ce l'avevo, appena sei mesi, non sapevo nemmeno usarla bene. Dentro c'erano ancora delle foto che non avevo scaricato sul computer. Lei mi ha rubato anche dei ricordi, se ne rende conto? Insieme alla mia macchina lei si è portato via un sacco di sogni, tutte quelle foto che avrei voluto fare e che non ho fatto, tutte quelle foto che avrei fatto in futuro e che no farò per causa sua. La mia bella borsa, l'obiettivo potente, cavi vari e carica batterie; solo ieri mi son portato tutto a tracolla per le vie di Milano, chi se lo sarebbe aspettato che sarebbe stato per l'ultima volta? Lei dirà: si ma in fin dei conto era solo una macchina fotografica... , e invece no, era la mia macchina fotografica, tanto desiderata, comprata dopo una lunga selezione. Il primo grande "investimento economico" perchè è venuto anche prima dell'auto. Mi aveva accompagnato in Spagna e in Grecia quest'estate. Aveva sopportato il caldo e lo sporco, producendo delle gran belle foto come ricordo di esperienze da ricordare. Mi accompagnava spessissimo anche se qualche volto mi dimenticavo di caricarla. Chissà dove sarà adesso, chissà cosa ne faranno, chissa se la stanno trattando bene. Forse verrà venduta... mi auguro almeno a qualcuno che la tratti bene. Chissà quelle mie foto che ho perduto, chissà se qualcuno le vedrà mai.
Ora sullo scaffale in ordine è rimasto uno spazio vuoto dove prima c'era la mia bella borsa della Nikon con macchina e obiettivo dentro. Mi chiedo ma perchè proprio a me doveva venire a rubare lei! Ma perchè non l'ho lasciata sul sedile dell'auto la borsa con la macchina fotografica ieri sera...
Sono davvero triste e inorridito. E' davvero inquietante che qualcuno abbia violato l'intimità della nostra casa e che mi abbia preso qualcosa a cui tenissi davvero molto.
Caro Signor Ladro, sa cosa le dico? almeno poteva prendersi anche il librone sulla fotografia che c'è sul mio comodino, guardarlo adesso è come una pugnalata al cuore.

martedì 1 novembre 2011

ESSERE O DIVENIRE?

Chi siamo noi? Quello che siamo, facciamo, diciamo è frutto di anni e anni di esperienze e influenze. Persone, avvenimenti e luoghi ci cambiano, ci modellano in quello che siamo ora. Domani non saremo gli stessi di oggi.
Cosa mi ha portato ad essere quello che sono? Chi e cosa hanno influenzato profondamente la mia crescita?
Nella mia tesi di Laurea ("Il Talento:bravi si nasce o si diventa?") ho scritto: <...tutto ciò che il bambino sperimenta prima dei sei anni è determinate per la sua formazione...>; penso allora agli anni che hanno preceduto la mia adolescenza trascorsi in Oratorio, ecco quel che sono viene per gran parte da lì.
Fortunatamente i miei genitori erano (e sono ancora) molto partecipi con la vita della nostra parrocchia. Sono persone molto disponibili e gran lavoratori, così ho conosciuto presto da vicino il mondo oratoriano. Sono cresciuto vedendo mio papà costruire presepi, carri di carnevale e scenografie teatrali; mentre mia mamma mi portava ogni tanto alle sue riunioni o incontri.
In seconda elementare già mi spedivano a far vacanza in montagna per due settimane.
Partecipavo al catechismo ed agli incontri di Azione Cattolica.
Ho sempre seguito con costanza le serate del Cineforum, conservo ancora oggi il mitico quaderno ad anelli.
Don Francesco mi scelse anche per recitare in alcuni teatri realizzati dai ragazzi dell'Oratorio.
Appena è stato possibile ho iniziato a fare il chierichetto.
Prestissimo ho inizato a correre con la Fiaccola perchè mio papà partecipava come cuoco.
Sempre don Francesco mandò me ad altri ragazzi a particolari incontri vocazionali nell'oratorio di Veniano organizzati dal decanato.
Poi c'è stata anche la Polisportiva Azzurra.
Non dimentichiamo le domeniche trascorse a giocare in oratorio: sempre primi ad arrivare ed ultimi ad andarsene.
Ed un'infinità di altre cose: feste, palio dei rioni, raccolta del ferro e della carta, gite ad agosto, ritiri, pellegrinaggi parrocchiali, convegni, iniziative... solo chi c'era può riuscire a comprendere veramente la grandezza e la bellezza di quei momenti!
Senza tutto questo non sarei quello che sono. Rileggendo le parole che ho scritto mi accorgo di aver citato solo tre persone: Rosi (mia mamma), Jacky (mio papà) e don Francesco; ecco, capisco che sono loro ad avermi guidato nella prima parte del mio cammino. A loro dico grazie perchè sono state e saranno sempre per me delle guide.
Eccomi qua, per questo sono io.

venerdì 21 ottobre 2011

UNA VITA CHE VOLO

Stasera mi sono allenato con la mia squadra di calcio. Il mio allenatore è più piccolo di me di un anno e diciassette anni fa, quando ho iniziato la mia "carriera" giocava con me sempre nell'Azzurra. Ho finito tardi, mi son fermato più del solito a fare stretching (ne vade la salute della mia schiena) e ho voluto godermi fino all'ultima goccia di acqua calda della doccia in spogliatoio. E' finita che son rimasto da solo, mi hanno lasciato le chiavi e ho chiuso tutto io.
Ritonando alla macchina e guardando il bel campo verde sintetico dove ci alleniamo ho ripensato a  quando ho cominciatoa  giocare. A quanto fosse comunque bello correre e buttarsi sul campo spelacchiato di prima. A quanto tempo è passato dal mio primo allenamento. Allenamenti nel fango, con la neve, il ghiaccio e la polvere. Ricordo ancora d'aver iniziato non tanto per passione, ma perchè mi affascinava la squadra, la società. Mi sembrava un peccato non farne parte. E da lì anni e anni sul quel campetto di terra (o sabbia), poi a Villaguardia, poi nello storica AzzurraSanLuigi, poi ad Uggiate per quattro anni e infine Cavallasca per altri quattro anni. Da tre anni sono tornato qui, dove ho inizato, inizialmente come ripiego alla pallavolo. Non c'è nessuno dei miei compagni d'allora; qualcuno gioca altrove, qualcuno non gioca più, Giovanni è il mio allenatore. Chi l'avrebbe immaginato: diciassette anni dopo di essere ancora qua. Non avrei sognato di meglio.
Ho chiuso lo spogliatoio, spento le luci e chiuso il cancello.

P.S.: Ho esordito a Como contro il San Rocco

venerdì 7 ottobre 2011

SETTANTACINQUEEURO

Forse Kobe Bryant verrà a giocare nel campionato italiano.
Oggi ho sistemato il mio Curricum; era un pò che lo volevo fare e la richiesta di un amico mi ha sollecitato a farlo. Lo volevo, tra le altre cose, rendere più snello, facile da consultare e bello da vedere. Credo di esserci riuscito.
Sistemando le varie voci riguardi alle "esperienze professionali" noto come ogni anno che passa l'elenco si allunghis empre di più. La mia "professione" me lo permette, ho collezionato un buon numero di esperienze lavorative, un bel bagaglio di attività che mi permetono di essere aperto a proposte e collaborazioni che spesso mi arrivano. Sorrido quando scorro l'elenco di tutto quello che ho fatto in questi anni dopo gli studi universitari. Sorrido perchè mi ricordo da cosa sono partito: i pulcini '94 della Faloppiese. Giocavano a sette, quando però esisteva già una squadra a nove; in pratica erano quelli meno forti. Il nostro bel campionato lo facemmo comunque, credo che poi arrivammo primi o forse secondi. Il rimborso era misero, ma erano i primi soldi che guadagnavo, ricordo con quale onore conservassi quell'assegno che ogni mese andavo a risquotere. Ora le cifre per cui lavoro sono ben altre e la mia settimana è zeppa di attività, mentre a quel tempo era il mio unico impegno. Tra l'altro arrivai alla Faloppiese per un gioco di conoscenze, lì conobbi altre persone che poi mi permisero di fare altre esperienze molto interessanti dal punto di vista professionale. Un sorta di trampolino di lancio.
L'anno scorso mi è successo un fatto curioso. Negli spogliatoi della palestra di Villa Guardia, dove giocavo a  pallavolo, prima di una partita di campionato, c'è anche la squadra dei ragazzi del basket che si sta cambiando. Sento uno di questi ragazzi che mi saluta: <Salve mister!>. Ci metto un pò a connettere che quel volto è quello di uno di quei ragazzini che allenavo nei pulcini della Faloppiese. Davvero bello rivederlo, spesso mi ero chiesto che fine avessero fatto. L'ho trovato felice, sereno e mi ha parlato in modo educato e gentile. Strano davvero però che l'allenatore e il giocatore di calcio si ritrovino dopo anni a praticare entrambi uno sport diverso: pallavolo il primo e basket il secondo. Evidentemente non era quella la loro strada.
Ora quel ragazzo è davvero appassionato di basket, tifa Lakers e stravede per Kobe Bryant. So che a Milano settimana scorsa era in prima fila per stringergli la mano.
Soprattutto per lui spero che Kobe venga in Italia a giocare.

martedì 23 agosto 2011

VENTATA DI GIOVINEZZA

17 Agosto. Non è una data qualunque. Lo sanno bene anche Andrea, Valeria e Laura. Inizia ad essere un giorno da ricordare dal 2007, quando, in barba agli scaramantici, giungiamo a Santiago de Compostela dopo trenta giorni di cammino. Dopo quatro lunghi anni è proprio lo stesso giorno di agosto che ritorno in Spagna. Non può essere solo un caso, qualcosa c'è sotto, un segno del destino forse. Comunque sono nuovamente diretto in terra iberica per la Giornata Mondiale della Gioventù che si tiene a Madrid. Non sarebbe nelle mie corde, ma ci tengo a partecipare per accompagnare gli adolescenti che ho seguito negli ultimi tre anni; mi sembra la degna conclusione di un cammino di crescita fatto insieme.
Confesso che è stata un'esperienza davvero entusiasmante. La moltitudine di giovani che abbiamo incontrato e con i quali abbiamo condiviso quest'avventura non ce la scorderemo mai. Sì, si è trattato proprio di un'avventura, tra ostelli palestre e l'aereoporto Cuatro Vientos. Tra Barcellone e Madrid. Sole, sole, sole ma anche pioggia a secchiate. Ho riscoperto la bellezza di entrare in contatto con persone straniere e il piacere di ascoltare le loro parole di terre lontane.
Ho sfrutato anche l'occasione per incontrare Nacho, Laura e la piccola Julia a Barcellona, amici pellegrini incontrati per caso quattro anni fa verso Santiago e coi quali ho un feeling molto particolare nonostante ci siamo visti solo per una settimana. E' surreale come parli con loro con una sconvolgente facilità di qualsiasi argomento. E poi non poteva mancare la visista Pietro e al bel locale dove lavora, visita troppo breve per cui mi riprometo di tornarci quanto prima.
Barcellona mi è piaciuta parecchio, con quel mix di nuovo e antico, arte e storia. Mi è sembrata una cità molto giovane, molto alla mano e sopratuto viva e alla portata di tutti. E per non farsi mancare nulla ha pure il mare; non male direi!
Tornando a  riflettere sull'esperienza della JMJ rimpiango di non aver partecipato qualche anno fa, ma non importa, evidentemente non ero pronto. Sono felice per i ragazzi che ho quindi "accompagnato", spero lasci un segno importante nei loro cuori. Sono stati giorni particolari, la presenza di così tanti giovani da tutto il pianeta è una cosa unica e impareggiabile, ti fa sentire parte di un grandissima famiglia che è il mondo. Ripenso a tuti i volti che ho incontrato, sono davvero tanti e tutti felici per giunta. Che spetacolo! Centinaia di migliaia di persone. una cosa inimmaginabile!
Mi fa piacere anche di aver riassaporato la vita di ostello al Mellow Eco Hostel, è un ambiente in cui mi trovo sempre a mio agio e, in fondo, non era niente male.
Sono stati cinque giorni intensissimi, caratterizzati da lunghi spostamenti e da pasti frugali, lunghe camminate e mucho calor. Cinque giorni però che non dimenticherò tanto facilmente.

P.S.: "I-TA-LIA-NO BATTI LE MANI!" (chi sa sa!)

lunedì 15 agosto 2011

VITA E VACANZA

Sono di ritorno da due settimane splendide sull'isola di Rodi; quindici giorni spensierati di vita greca. Molto sono le cose che di cui non vorrei dimentirmi: i surfisti di Prassonissi, Domenico dell' Eklekton Drink&Food, il marito marinaio della nostra padrona di casa, la musica in spiaggia, il cibo greco, la festa in piazza con le danze popolari, il cameriere italiano del To Kamariko, le viuzze e le casette bianche di Lindos, la ragazza lituana e il buonissimo cibo greco. Tutto questo condito con un grande senso di libertà, tanta accoglienza e simpatia. Insomma un gran bel posto dove vivere! E ne ho avuta la prova visto che abbiam incontrato almeno tre italiani che hanno deciso di vivere su questa Isola, tra Rodi e Lindos. Non è detto che uno debba per forza vivere dove è nato, ci sono così tanti bei posti nel mondo. Grandi città o posti sperduti, paesi affascinanti o luoghi indescrivibilmente belli. Perchè non trascorrere parte della propria esistenza in uno o qualcuno di questi posti? Perchè rassegnarsi a visitare certi paesi solo come vacanza? Dove sta scrito che bisogna vivere (per lavorare) sempre nello stessa città? Non che io voglia trasferirmi a Lindos, ma un pensierino su quanto posso essere più serena la vita in luoghi come quello ce l'ho fatto. Poi però rifletto anche sul fatto che pure il surfista australiano e il cameriere di Lindos devono in qualche modo tirare avanti la carretta. Anche loro qualche volta saranno annoiati o stufi di insegnare surf e di girare per uno dei paesi più affascinanti che abbia mai visto. No?!?!?! E' un terribile dilemma e mi piacerebbe tanto travore personalmente la risposta.

P.S.:visto che la mia Nikon è diventata un prolugamento della mia mano vorrei corredare i miei post solo con foto fatte da me (come questa)

martedì 31 maggio 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è di certo questa vita che chissà da dove arriva e chissà dove mi porta!
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è un concerto di Jovanotti, senza ombra di dubbio il mio artista preferito da qualche anno a questa parte. Personaggio carismatico e affascinante, uno che sembra aver capito tutto della vita ,che la vita l'ha vissuta appieno o almeno ci ha provato, ed ha imparato qualcosa da ogni esperienza, incontro o avventura sperimentata. Il suo concerto mi ha sorpreso ancora una volta per l'energia che ha trasmesso, per la bellezza delle sue canzoni che dal vivo sono ancora più attuali e tamarre al punto giusto; senza tralasciare il finale da discoteca che ti lancia l'ultima botta di adrenalina.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è piazza duomo a Milano gremita di tifosi milanista in delirio per la squadra campione d'Italia! gente arrampicata su qualsiasi appiglio immaginabile: cartelli stradali, fermate della metro, fontane, monumenti e lampioni. La piazza di solito è molto affollata, ma così proprio non sarei nemmeno riuscito ad immaginarmela. E poi cori a non finire nella stazione della metro dove rimbomba tutto, Milano per un pomeriggio è stata solo rossonera.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è una grigliata celebrativa coi compagni di calcio: altro momento indimenticabile di un'indimenticabile stagione.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang sono i Giochi della Gioventù vissuti dalla parte di chi organizza: dirigere le scuole e gli insegnati di Educazione Fisica per una mattina mi ha riempito di orgoglio. Io che volevo insegnare, per una volta, sono fra gli insegnanti, anzi un livello superiore, sono loro che chiedono a me come si gioca.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è una giornata di minivolley in piazza Cavour a Como, location davvero spettacolare per giocare a pallavolo insieme a tanti bambini; gli stessi che per sbaglio mi chiedono l'autografo scambiandomi per un qualche giocatore di altro livello! Campi di minivolley a pochi metri dal lago in una giornata caldissima: cosa si può chiedere di più?
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è la 24euro a Villaguardia: 24ore di basket, pallavolo e calcio. Ci siam distinti per aver vinto il misero torneo di volley e sono riuscito anche ad intrufolarmi  in campo per fare qualche canestro per le donne dell'Africa.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è un torneo con le bambine del GSV al parco di Bregnano: qualcosa di molto più simile ad un pic-nic più che ad un torneo per l'atmosfera che si respirava, davvero molto bello...e molto molto caldo!
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è lo spettacolo finale della scuola elementare dove lavori: un successone! Ancora più gustoso dopo le innumerevoli prove fatte per settimane e settimane. Ma ancora più spettacolare il finale della serata che mai e poi mai mi sarei immaginato, dopo il ricco buffet le casse pompano ancora musica e via le suore si buttano in pista e ballano come il miglior John Travolta! Anzi come se fossero sotto il palco di Jovanotti. Davvero impressionante, e lo dico con un pizzico di invidia per le loro doti di ballerine.

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang sono quelle giornate in cui crolli sul letto, ma col sorriso stampato in volto per quanto sono state belle e intense!

martedì 10 maggio 2011

FINALE DA FAVOLA

Ultimo minuto. Ultima partita di campionato. Secondi contro primi. Il capitano segna il gol della vittoria. La vittoria vuol dire primo posto in classifica! Quel capitano quasi mai fuori dalle righe; quel capitano che predica sempre prudenza e sprona tutta la squadra alla concentrazione e alla determinzione; quel capitano che ha voluto festegiare il suo matrimonio anche coi compagni di squadra; quel capitano che ormai conosci da anni e con cui hai giocato decine di partite con maglie diverse e in altre categorie. Non sono emozioni da film, nemmeno da Holly&Benji, è la cronaca dei pensieri che mi sono balenati in mente quando l'ho visto calciare dal limite dell'area, all'ultimo minuto dell'ultima partita del campionato. Solo cosi poteva finire, nel modo migliore possibile.
Cinque giorni prima ci giocavamo la promozione nella categoria superiore. Nel giro di ventiquattr'ore però la nostra vittoria e il risultato favorevole dei diretti avversari ci regalano la matematica del secondo posto. La gioia è grande! Ora abbiamo in mano la possibilità di vincere addirittura il campionato; sessanta minuti (più recupero): un solo risultato disponibile per poter agguantare il primo posto.
Prima della gare il clima è rilassato, le due formazioni hanno raggiunto già la promozione, un bel sole scalda questa domenica mattina. La posta in gioca però è alta, ma nessuno vuole darlo a vedere. La partita è in bilico, le squadre si equivalgono anche se sembriamo a tratti schiacciare gli avversari nella loro area. In panchina non c'è il mister, al suo posto il vice allenatore che ci conosce dai tempi delle medie; la storia in un certo senso si ripete. Verso la fine del secondo tempo sembra che il risultato più giusto sia il pareggio; manca pochissimo è sarà quello definitivo. Quando vedo calciare il nostro capitano però so già che quel tiro non può  far altro che finire in rete; è il finale più bello, quella palla non può andar fuori. Se avessi dovuto scrivere un finale migliore non ci sarei riuscito. Primo posto! All'ultimo minuto dell'ultima partita di campionato!

P.S.: quando andavamo alle medie dopo le partie, vinte o perse (raramente), l'allenatore  ci pagava SEMPRE  il gelato. Domenica l'aperitivo ce l'ha offerto lui senza dir nulla, ma io in fondo già lo sapevo.

sabato 7 maggio 2011

VIAGGI NEL TEMPO

Cosa ti resta dopo giornate così? Un sorrisone grosso come una fetta d'anguria. E' quello che penso se ritorno con la mente ai giorni trascorsi in pieno relax durante le feste pasquali e la trasferta ad Igea Marina del GSV (gruppo sportivo villaguardia).
Andiamo con ordine. Venerdì santo da sette anni a questa parte vuol dire ventiquattrore di pallavolo. Si avete capito bene ventiquattro ore consecutivi di volley! A dirla così sembra una pazzia, ma sperimentata poi non è che sia proprio impossibile. Tante partite quindi, tanta musica, tanti amici, tanto bere e tanto cibo... alla fine, inevitabilmente, tanto sonno. Come potete immaginare tanto, ma proprio tanto divertimento!  Se penso alle passate edizioni i ricordi si mescolano fra loro: scherzi, risvegli difficili, momenti esilaranti, prestazioni imbarazzanti...restano solo le magliette ricordo a diversificare le varie edizioni del torneo alla fine. Giornata memorabile. Punto.
Pasquetta vuol dire grigliata con gli amici. Qest'anno abbiam fatto le cose in grande. Carne in quantità industriale, gazzebo d'esperienza sarda, campo tattico da beach volley post pranzo, birra quanto basta e la giusta compagnia hanno reso il pomeriggio del lunedì dell'Angelo davvero da ricordare per la sua spensieratezza.
1° Maggio e relativo ponte da un paio d'anni è per me l'appuntamento fisso con le spiagge di Igea Marina per il torneo a cui partecipa il GSV e quindi anche le bambine del minivolley che alleno. Solo a vederlo, il mare, già ti senti meglio. Poi le partite sulla sabbia, i mille imprevisti e le altrettante risate rendono questi giorni spesso indimenticabili. Sarà anche la vita da albergo, che ogni tanto non mi dispiace, a rendere il tutto ancora più gradevole. Basta pensare che l'impegno più gravoso della giornata di solito è raggiungere i campi di gioco con una "faticosissima" passeggiata sul bagnasciuga sospinti da una dolce brezza marina.  Non dimentichiamocene poi, il mio cuore è legato in parte  a questi lidi. Appuntamento quindi immancabile nella mia agenda!

Poi devi tornare a casa, disfare i bagagli, rimetterti in pista per le tua attività consuete. Si fa fatica, molta fatica. E' il solito discorso: lo stile di vita che conduciamo solitamente rispetto a giornate di questo calibro e davvero poca cosa. Sono giornate come queste che ci danno la carica però, ci spingono avanti col sorriso sulle labbra, consci che dopo la salita c'è sempre una bella discesa.

venerdì 15 aprile 2011

TUFFI INDIETRO

Stranissima sensazione quella provata ieri. In un pomeriggio qualunque di un giovedì qualunque, o almeno così si era presentato fino a quel momento, mi ritrovo nel campetto di calcio della scuola dove lavoro nel bel mezzo di una partita di calcio tra bambini di quinta, che poi sono miei alunni. Una partita un po' casuale, non si sa bene chi siano i tuoi compagni e nemmeno se la tua squadra abbia più o meno giocatori di quella avversaria, c'è chi entra e chi esce, chi cambia squadra in continuazione. Non ci sono schemi, non ci sono ruoli, nemmeno le regole son poi così chiare. Mi ritrovo a giocare una partita in stile oratorio, di quelle da domenica pomeriggio di agosto, interminabili, impoverate, dove non è che devi passarla per forza, giusto quando non ce la fai più cerchi un compagno smarcato. Una di quelle partite dove non importa il risultato, anche perchè gli stessi giocatori dubito che lo conoscano, ma lo spettacolo, il gol, la giocata, il divertimento.
Succede poi che segno, di giustezza, nell'angolino basso, e mi ritrovo ad esultare come se fossi in campo a S.Siro, i miei compagni mi vengono incontro, realizzo che sono i miei alunni di quinta, sorrido, e ripenso, non senza rimpianto, alle lunghe partite in oratorio.

La giornata si conclude dopo l'allenamento; nello spogliatoio un compagno più grande racconta un episodi avvenuto circa quindici anni prima. Niente di particolare un salvatggio miracoloso durante una partita di pallavolo. L'entusiasmo e l'orgoglio con cui ne parlava però erano davvero coinvolgenti, un ricordo indelebile anche per lui in questo giovedì di tuffi nel passato. Bisogna sempre guardare avanti? Ma se la strada percorsa è lunga e ricca di bei ricordi ogni tanto fa bene anche voltarsi indietro.

mercoledì 9 febbraio 2011

RICOMINCIAMO

E' davvero tanto che non scrivo un post. La verità è che non ho avuto troppo tempo da dedicare a questo Blog. I giorni si sono susseguiti in modo incalzante, senza sosta, e quasi sempre le mie priorità erano altre.
Cercherò di riassumere in poche righe le "puntate" che vi siete persi.
Gran bella serata sabato 22 organizzata da Stefano ed Elisa a base di birra (anche il cibo). Un bel posto dove mangiare e dei grandi amici sono garanzia di momenti da ricordare. Nei giorni scorsi ho partecipato ai miei primi scrutini da insegnante presso l'istituto dove lavoro. Ho ripreso a giocare sia  Calcio che a Pallavolo; l'obiettivo e recuperare la forma gradualmente. Ho fatto conoscere la mia ragazza ai miei genitori (fatto da non sottovalutare assolutamente!). Mi son preso l'impegno settimanale di andare a nuotare in piscina per la salvaguardia della mia schiena.
Niente di trascendente come si può notare, ma sufficiente per darmi poco tempo per rifiatere. Non mi lamento comunque, è proprio questo che cerco. Giornate sempre piene, così da non sprecare nemmeno un attimo del preziosissimo tempo che mi viene dato. Mi chiedo allora: la mia vita ruota quindi intorno al lavoro? Cioè quello che faccio ha come priorità il guadagno di denaro?
Parte di quello che faccio ha questo scopo e gazie a Dio non mi pesa più di tanto. Per fortuna però diverse attività che riempiono la mia settimana sono gratuite, solo per il gusto e il piacere di farle.
Bene così.

mercoledì 19 gennaio 2011

FUORI DAL MONDO

L'altro giorno c'era qua a casa mia Gianni, un amico di famiglia, personaggio molto posato col quale scambio sempre volentieri quattro chiacchiere. Mentre mi preparavo un succulenta spremuta di arance, Gianni mi haconfermato la sua intenzione di partire per intraprendere il Cammino di Santiago verso fine maggio.
Subito in me è nato l'interesse per per questo suo desiderio e mi sono prodigato in innumerevoli consigli riguardo vestiti, viaggio, cibo, attrezzatura, dormitori e tanto altro ancora.
Mi capita tutte le volte che mi ritrovo, per un motivo o per un altro, a parlare del Cammino con qualcuno. Ho avuto al fortuna e il privelegio, infatti, di trascorrere 30 giorni fuori dal mondo o per meglio dire: fuori dal tempo. E' stata per me un'esperienza strepitosa, sicuramente una delle più belle in assoluto di questa mia vita! Ho percorso, con altri tre compagni, circa 800 km a piedi, attraversando tutto il nord della Spagna, dai Pirenei fin quasi all'Oceano Atlantico. Ho visssuto a strettissimo contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Ho attraversato paesaggi splendidi, che non si vedono nemmeno nelle cartoline più belle (quello nella foto sotto la scritta "un po' di me" sono io...). Per un mese ho avuto come uniche priorità per la mia esistenza  il mangiare, il bere e il dormire. Ho scoperto la lentezza in un mondo, il nostro, dove domina la velocità.
E' difficile comunicare  la ricchezza e la bellezza del Cammino di Santiago, bisogna compierlo per capirne realmente la grandezza.
Vi riporto, allora, alcune righe che avevo scritto "a caldo", quache settimana dopo il nostro rientro in italia, per il mensile "Cammino" della parrocchia di Caccivio:
"Ci ripenso e mi sembra sempre più straordinario.
Mi ha lasciato tantissimi ricordi che vorrei non dimenticare mai. A partire dai paesaggi fino alle persone straordinarie incontrate, che probabilmente non rivedrò mai più. Ma, come lungo il Cammino di Santiago, ci si trova e ci si lascia con la stessa facilità. Mi ha insegnato che la vita non è né brutta né complicata se alla base c'è l'amore, la condivisione, la semplicità, la povertà e la fratellanza; che in uno zaino di 10/12 kg ci sta tutta la tua casa; che un sorriso aiuta più di ogni altra cosa al mondo; che anche se parli un'altra lingua e non ci siamo mai visti, magari hai più cose in comune con me del mio vicino di casa; che qualcuno che ti aiuta ci sarà sempre, anche quando hai perso ogni speranza; che ogni cosa ha un inizio e una fine: come il Cammino, come la vita, che quindi non va sprecata; che se ti alzi all'alba e vai a letto al tramonto di cose in una giornata ne puoi fare davvero tante; che fermarsi o arrendersi ai propri limiti non è una sconfitta; che la presunzione si combatte con l'umiltà; che tutti abbiamo le nostre debolezze, l'importante è riconoscerle e tramutarle nella nostra forza; che ci si può sentire uniti, anche se non ci si è mai scambiata una parola; che ritagliarsi degli spazi per riflettere e stare da soli aiuta e fortifica; che abbiamo cento, mille comodità assolutamente superflue; che la felicità sta nel dare, dare, dare senza aspettarsi proprio nulla in cambio; che la prima impressione non è quasi mai quella giusta; che la preghiera non è una frasetta da ripetere a memoria; che c'è tanta brava gente al mondo; che se cerchi una risposta di solito ti arriva quando meno te lo aspetti; che la musica è meravigliosa e unisce tutti gli uomini; che dovrei essere tornato cambiato, e spero che si capisca; che per star bene con gli altri devi prima star bene con te stesso; che non c'è niente di più brutto che non avere un tetto sotto cui dormire e qualcosa da mangiare; che la vera gioia sta nell'attesa, perché quando arrivi ormai è tutto finito; che l'Italia è piccola, ma con un sacco di cose belle e di persone speciali; che c'è qualcuno, come un tempo, che cammina per salvare la propria anima, mentre la maggior parte cammina per ritrovarla.
Insomma, un mese fuori dal mondo, fuori dal tempo, che ti lascia una traccia indelebile, credo, spero, per sempre. C'era chi ce lo diceva già in Spagna, che un'esperienza così avrebbe segnato le nostre vite.
Lo sapevamo anche prima di partire che a casa avremmo lasciato anche noi stessi, perché una volta tornati qualcosa sarebbe cambiato in noi.
L'allegria di Santiago non ci abbandonerà tanto presto. "