Prima di partire per tre giorni in montagna con gli amici decido di lasciare a casa il cellulare; avrei potuto portarlo e lasciarlo spento ma non sarebbe stata la stessa cosa. Sono orgoglioso del mio esperimento sociale e soprattutto del risultato. Maggiore attenzione verso le persone che mi stanno intorno, più tempo a disposizione per fare realmente quello che mi piace fare, minor senso di insoddisfazione e, al ritorno, reale comprensione del fatto che del capodanno degli altri effettivamente non me ne importa molto (un po' come canta Rovazzi) e consapevolezza di aver sempre fatto la cosa giusta al momento giusto e di aver dedicato una parola, un gesto o semplicemente un'attenzione alle persone della mia vita reale, quella vera.
Porto avanti il mio lavoro e le mie passioni con una caterva di mail, post su facebook e messaggi whatsapp. Spesso ne sono fagocitato e, come dice il detto, il troppo stroppia a volte.
Ricorderò a lungo il Capodanno 2017 de-cellurarizzato! Un esperimento destinato ad essere ripetuto assolutamente e che vi invito a provare il prima possibile!
Le parole volano via, si cancellano, si dimenticano; con l'ardire di metterle per iscritto affinchè non svaniscono nel tempo, creo questo Blog, perchè anch'io, un giorno, non faccia la stessa fine.
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lunedì 2 gennaio 2017
venerdì 4 settembre 2015
BACI E PICCOLI (RI)MORSI
Era un giorno imprecisato del mio soggiorno in Toscana. Imprecisato perché in vacanza si perde spesso la cognizione del tempo, o meglio, usciamo dalla routine quotidiana che ci fa dire con certezza quale giorno della settimana sia. La spiaggia che quel giorno avevamo raggiunto non ci aggradava granché, anche se c'eravamo già stati una decina di giorni prima, oggi l'avevamo raggiunta da un'altro ingresso e non ci stava certo entusiasmando. Contavo sul raggiungere la zona dove eravamo già stati visto che era sicuramente migliore di dove eravamo in quel momento. Sarà stata la stanchezza o lo scoramento, ma la truppa decise di accamparsi lì ed io, giustamente, non ero affatto d'accordo. Ma la maggioranza era schiacciante. Inviperito ed adirato a più non posso mi sono isolato per sbollire un po'; il mio passatempo così è diventato portare a termina quell'inizio di capanna fatta con rami e bastoni che si trovava adiacente la nostra postazione. Ad aggravare la situazione a poche decine di metri un ragazzo autistico in acqua emetteva grida cadenzate abbastanza fastidiose. Pensavo: "Bella giornata che si prospetta!"
A ripensarci mi sembro un bambino capriccioso. Per diversi minuti, forse anche mezz'ora, mi prodigo nel sistemare una inutile e minuscola capanna, mentre i mie compagni vacanzieri ormai sprofondano nel mondo dei sogni. Mi tiene compagni solo la voce del ragazzo in acqua che non smette di emettere versi. Finalmente lo vedo che sta per uscire dall'acqua, ad aspettarlo a riva dopo un lunghissimo ammollo un signore alto e distinto con aperto fra le mani un accappatoio blu in microfibra proprio come il mio. Avevo cercato con lo sguardo sulla spiaggia la famiglia di quel ragazzo ed avevo ipotizzato con chi fosse venuto, ma quel signore proprio non l'avevo notato. In effetti riaccompagna il ragazzo proprio in fondo alla spiaggia, vicino alla pineta: sta in piedi davanti a lui e gli sorride mentre inizia ad asciugarlo. Fa finta di morsicarlo sul collo più volte ed il ragazzo ride di gusto, è un gioco che fanno spesso deduco. I morsi diventano baci. Il ragazzo è grande avrà di sicuro più di vent'anni. E' una scena fantastica ed io mi soffermo a guardarla; come me anche la signora sdraiata poco più in là che non riesce a continuare il suo libro. Il signore, ipotizzo sia il padre del ragazzo, continua nell'operazione di asciugatura, ha preso un asciugamano e, inginocchiatosi, lo passo amorevolmente sulle gambe ed i piedi del ragazzo. I due sembrano fare dei gesti che ripetono spesso, forse anche più volte al giorno. Il padre veste il figlio con un costume asciutto ed una maglietta poi gli allaccia i sandali, ogni tanto gli scappa anche qualche altro morso scherzoso che si tramuta sempre in bacio. Quindi l'uomo sistema la sua roba, mette via il giornale, piega gli asciugamani e col figlio sotto braccio si incammina nella pineta. Non sono nemmeno le undici di mattina; probabilmente la loro giornata al mare finisce qua. Chissà a che ora sono arrivati questa mattina penso. Do uno sguardo alla signora col libro: con lo sguardo segue ancora le figure dei due che si allontanano, poi posa il libro con l'indice fra le pagine per tenere il segno e guarda l'infinito orizzonte di fronte a lei per godere appieno della scena a cui abbiamo appena assistito. Anch'io sono molto colpito, mi sento anche un po' uno stupido per essermela presa in quel modo. Penso a quanto sono fortunato. Penso a quanto è fortunato quel ragazzo ad avere un padre che gli voglia così bene. Penso di aver assistito a poche scene di amore vero così. Penso che avrei voluto conoscerlo, che avrei voluto stringergli la mano, fargli i complimenti e ringraziarlo. Penso che i miei problemi non sono nulla in confronto ai suoi.
A ripensarci mi sembro un bambino capriccioso. Per diversi minuti, forse anche mezz'ora, mi prodigo nel sistemare una inutile e minuscola capanna, mentre i mie compagni vacanzieri ormai sprofondano nel mondo dei sogni. Mi tiene compagni solo la voce del ragazzo in acqua che non smette di emettere versi. Finalmente lo vedo che sta per uscire dall'acqua, ad aspettarlo a riva dopo un lunghissimo ammollo un signore alto e distinto con aperto fra le mani un accappatoio blu in microfibra proprio come il mio. Avevo cercato con lo sguardo sulla spiaggia la famiglia di quel ragazzo ed avevo ipotizzato con chi fosse venuto, ma quel signore proprio non l'avevo notato. In effetti riaccompagna il ragazzo proprio in fondo alla spiaggia, vicino alla pineta: sta in piedi davanti a lui e gli sorride mentre inizia ad asciugarlo. Fa finta di morsicarlo sul collo più volte ed il ragazzo ride di gusto, è un gioco che fanno spesso deduco. I morsi diventano baci. Il ragazzo è grande avrà di sicuro più di vent'anni. E' una scena fantastica ed io mi soffermo a guardarla; come me anche la signora sdraiata poco più in là che non riesce a continuare il suo libro. Il signore, ipotizzo sia il padre del ragazzo, continua nell'operazione di asciugatura, ha preso un asciugamano e, inginocchiatosi, lo passo amorevolmente sulle gambe ed i piedi del ragazzo. I due sembrano fare dei gesti che ripetono spesso, forse anche più volte al giorno. Il padre veste il figlio con un costume asciutto ed una maglietta poi gli allaccia i sandali, ogni tanto gli scappa anche qualche altro morso scherzoso che si tramuta sempre in bacio. Quindi l'uomo sistema la sua roba, mette via il giornale, piega gli asciugamani e col figlio sotto braccio si incammina nella pineta. Non sono nemmeno le undici di mattina; probabilmente la loro giornata al mare finisce qua. Chissà a che ora sono arrivati questa mattina penso. Do uno sguardo alla signora col libro: con lo sguardo segue ancora le figure dei due che si allontanano, poi posa il libro con l'indice fra le pagine per tenere il segno e guarda l'infinito orizzonte di fronte a lei per godere appieno della scena a cui abbiamo appena assistito. Anch'io sono molto colpito, mi sento anche un po' uno stupido per essermela presa in quel modo. Penso a quanto sono fortunato. Penso a quanto è fortunato quel ragazzo ad avere un padre che gli voglia così bene. Penso di aver assistito a poche scene di amore vero così. Penso che avrei voluto conoscerlo, che avrei voluto stringergli la mano, fargli i complimenti e ringraziarlo. Penso che i miei problemi non sono nulla in confronto ai suoi.
sabato 1 settembre 2012
LA VALIGIA SUL LETTO
Ho comprato una valigia. La mia mitica borsa marchiata "La Gazzetta dello Sport" si è rotta di ritorno da Rodi l'estate scorsa. Me l'avevano mandato solo per aver risposto ad un questionario telefonico; mi ha accompagnati per anni ed anni in tantissimi posti.
Ho comprato un trolley per andare a Sharm el-Sheikh, così anche in aereoporto faccio meno fatica.
Ne ho preparate tante quest'anno di valigie. Cioè più che valigie di solito sono borse o borsoni.
Succede che se devo ripartire presto, diciamo ad una settimana di distanza, la borsa rimanga sul letto libero di fianco al mio senza così togliere tutta l'oggettistica da viaggio che mi porto sempre dietro. Come già detto quest'estate è capitato diverse volte. Prima di tutto i quasi due bei giorni passati a Cesenatico (di cui ho già trattato in in questo post); come al solito ho portato un sacco di cose superflue: sarebbero bastati costume, jeans e maglietta. Di contro sono tornato più arricchito, senza peso in più nella borsa però.
A luglio poi sono andato in Trentino a Canazei e in Friuli a Lignano. Ho partecipato a due settimane di camp della "Sports Promotion". A Canazei sono andato da accompagnatore per il secondo anno. Tempo non clementissimo ma comunque divertimento assicurato. In una settimana ho anche fatto più attività fisica che in tutta l'estate: tre sfide a calcio (Foti 1 - Villa Emma 2) e una a beach volley dove l'accoppiata superboss Foti e il sottoscritto si è dimostrata ancora vincente nonostante i quotati avversari. A Lignano esperienza nuova, gente nuova e ambiente nuovo; da accompagnatore mi trasformo in istruttore multisport. Il clima al mare è molto più rilassato rispetto alla montagna, più che un camp è una vacanza vera e propria, anche per noi in fondo, non solo per bambini e ragazzi. Il superboss nell'unica sfida della settimana a calcio sa con chi deve giocare se vuole vincere ed infatti gli avversari sono asfaltati, nonostante la temperatura tropicale.
Tra queste due settimane cinque giorni soli a casa, con la valigia sul letto e la testa alla 12 ore di pallavolo che incombe al mio ritorno.
La valigia rimane lì, aperta per poco più di una settimana perchè il 29 luglio è la volta di partire per la Sardegna per accompagnare gli adolescenti dell'oratorio. E' la terza volta che vado nella bella isola del mar Tirreno. E' un po' come tornare a casa, perchè in Sardegna c'è un ambiente particolare e le indimenticabili settimane trascorse anni fa hanno ritagliato un posto particolare tra i miei affetti per quest'arida isola. Un viaggio infinito per autostrade e mare; poi cinque giorni (ebbene si solo cinque). In mezzo spiagge da sogno, Cagliari, il servizio alla mensa dei poveri, i nuraghi e tanti ricordi divertenti che spero aiutino quei ragazzi a crescere.
Neanche ventiquattr'ore a casa ed è il momento d'andare a Verona dove per me, Marika, Anna e Nose c'è un aereo pre l'Egitto. Cioè c'era un aereo... perchè la prima notte la trascorriamo a Verono in albergo perchè il nostro volo parte con quindici ore di ritardo. Anche chiamarla notte è esagerato: la sveglia suona, infatti, alle 2.45 del mattino! Finalmente arriviamo a Sharm el-Sheikh, ci attenderanno due settimane tra deserti, monti, mare, pesci, narghilé, piscina, sabbia, beduini, guide, barriera corallina, egiziani che voglio fregarti, egiziani che vogliono conoscerti ed egiziani che non ti capiscono. Naturalmente la presenza di Marika ha reso ancora più bella e speciale questa vacanza e per questo la ringrazio.
Io ormai sono già in fase preparazione per la Pro Patria e dopo una settimana di borse ne ho già preparate fin troppe. Certo Sharm el-Sheikh era un'altra cosa rispetto a Busto Arsizio!
E così inizia un'altro anno. Borse su borse da preparare: allenamenti, allenamenti e ancora allenamenti.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. Il viaggio della vita. Avanti così.
Ho comprato un trolley per andare a Sharm el-Sheikh, così anche in aereoporto faccio meno fatica.
Ne ho preparate tante quest'anno di valigie. Cioè più che valigie di solito sono borse o borsoni.Succede che se devo ripartire presto, diciamo ad una settimana di distanza, la borsa rimanga sul letto libero di fianco al mio senza così togliere tutta l'oggettistica da viaggio che mi porto sempre dietro. Come già detto quest'estate è capitato diverse volte. Prima di tutto i quasi due bei giorni passati a Cesenatico (di cui ho già trattato in in questo post); come al solito ho portato un sacco di cose superflue: sarebbero bastati costume, jeans e maglietta. Di contro sono tornato più arricchito, senza peso in più nella borsa però.
A luglio poi sono andato in Trentino a Canazei e in Friuli a Lignano. Ho partecipato a due settimane di camp della "Sports Promotion". A Canazei sono andato da accompagnatore per il secondo anno. Tempo non clementissimo ma comunque divertimento assicurato. In una settimana ho anche fatto più attività fisica che in tutta l'estate: tre sfide a calcio (Foti 1 - Villa Emma 2) e una a beach volley dove l'accoppiata superboss Foti e il sottoscritto si è dimostrata ancora vincente nonostante i quotati avversari. A Lignano esperienza nuova, gente nuova e ambiente nuovo; da accompagnatore mi trasformo in istruttore multisport. Il clima al mare è molto più rilassato rispetto alla montagna, più che un camp è una vacanza vera e propria, anche per noi in fondo, non solo per bambini e ragazzi. Il superboss nell'unica sfida della settimana a calcio sa con chi deve giocare se vuole vincere ed infatti gli avversari sono asfaltati, nonostante la temperatura tropicale.
Tra queste due settimane cinque giorni soli a casa, con la valigia sul letto e la testa alla 12 ore di pallavolo che incombe al mio ritorno.Neanche ventiquattr'ore a casa ed è il momento d'andare a Verona dove per me, Marika, Anna e Nose c'è un aereo pre l'Egitto. Cioè c'era un aereo... perchè la prima notte la trascorriamo a Verono in albergo perchè il nostro volo parte con quindici ore di ritardo. Anche chiamarla notte è esagerato: la sveglia suona, infatti, alle 2.45 del mattino! Finalmente arriviamo a Sharm el-Sheikh, ci attenderanno due settimane tra deserti, monti, mare, pesci, narghilé, piscina, sabbia, beduini, guide, barriera corallina, egiziani che voglio fregarti, egiziani che vogliono conoscerti ed egiziani che non ti capiscono. Naturalmente la presenza di Marika ha reso ancora più bella e speciale questa vacanza e per questo la ringrazio.
Io ormai sono già in fase preparazione per la Pro Patria e dopo una settimana di borse ne ho già preparate fin troppe. Certo Sharm el-Sheikh era un'altra cosa rispetto a Busto Arsizio!
E così inizia un'altro anno. Borse su borse da preparare: allenamenti, allenamenti e ancora allenamenti.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. Il viaggio della vita. Avanti così.
martedì 23 agosto 2011
VENTATA DI GIOVINEZZA
17 Agosto. Non è una data qualunque. Lo sanno bene anche Andrea, Valeria e Laura. Inizia ad essere un giorno da ricordare dal 2007, quando, in barba agli scaramantici, giungiamo a Santiago de Compostela dopo trenta giorni di cammino. Dopo quatro lunghi anni è proprio lo stesso giorno di agosto che ritorno in Spagna. Non può essere solo un caso, qualcosa c'è sotto, un segno del destino forse. Comunque sono nuovamente diretto in terra iberica per la Giornata Mondiale della Gioventù che si tiene a Madrid. Non sarebbe nelle mie corde, ma ci tengo a partecipare per accompagnare gli adolescenti che ho seguito negli ultimi tre anni; mi sembra la degna conclusione di un cammino di crescita fatto insieme.
Confesso che è stata un'esperienza davvero entusiasmante. La moltitudine di giovani che abbiamo incontrato e con i quali abbiamo condiviso quest'avventura non ce la scorderemo mai. Sì, si è trattato proprio di un'avventura, tra ostelli palestre e l'aereoporto Cuatro Vientos. Tra Barcellone e Madrid. Sole, sole, sole ma anche pioggia a secchiate. Ho riscoperto la bellezza di entrare in contatto con persone straniere e il piacere di ascoltare le loro parole di terre lontane.
Ho sfrutato anche l'occasione per incontrare Nacho, Laura e la piccola Julia a Barcellona, amici pellegrini incontrati per caso quattro anni fa verso Santiago e coi quali ho un feeling molto particolare nonostante ci siamo visti solo per una settimana. E' surreale come parli con loro con una sconvolgente facilità di qualsiasi argomento. E poi non poteva mancare la visista Pietro e al bel locale dove lavora, visita troppo breve per cui mi riprometo di tornarci quanto prima.
Barcellona mi è piaciuta parecchio, con quel mix di nuovo e antico, arte e storia. Mi è sembrata una cità molto giovane, molto alla mano e sopratuto viva e alla portata di tutti. E per non farsi mancare nulla ha pure il mare; non male direi!
Tornando a riflettere sull'esperienza della JMJ rimpiango di non aver partecipato qualche anno fa, ma non importa, evidentemente non ero pronto. Sono felice per i ragazzi che ho quindi "accompagnato", spero lasci un segno importante nei loro cuori. Sono stati giorni particolari, la presenza di così tanti giovani da tutto il pianeta è una cosa unica e impareggiabile, ti fa sentire parte di un grandissima famiglia che è il mondo. Ripenso a tuti i volti che ho incontrato, sono davvero tanti e tutti felici per giunta. Che spetacolo! Centinaia di migliaia di persone. una cosa inimmaginabile!
Mi fa piacere anche di aver riassaporato la vita di ostello al Mellow Eco Hostel, è un ambiente in cui mi trovo sempre a mio agio e, in fondo, non era niente male.
Sono stati cinque giorni intensissimi, caratterizzati da lunghi spostamenti e da pasti frugali, lunghe camminate e mucho calor. Cinque giorni però che non dimenticherò tanto facilmente.
P.S.: "I-TA-LIA-NO BATTI LE MANI!" (chi sa sa!)
Confesso che è stata un'esperienza davvero entusiasmante. La moltitudine di giovani che abbiamo incontrato e con i quali abbiamo condiviso quest'avventura non ce la scorderemo mai. Sì, si è trattato proprio di un'avventura, tra ostelli palestre e l'aereoporto Cuatro Vientos. Tra Barcellone e Madrid. Sole, sole, sole ma anche pioggia a secchiate. Ho riscoperto la bellezza di entrare in contatto con persone straniere e il piacere di ascoltare le loro parole di terre lontane.
Ho sfrutato anche l'occasione per incontrare Nacho, Laura e la piccola Julia a Barcellona, amici pellegrini incontrati per caso quattro anni fa verso Santiago e coi quali ho un feeling molto particolare nonostante ci siamo visti solo per una settimana. E' surreale come parli con loro con una sconvolgente facilità di qualsiasi argomento. E poi non poteva mancare la visista Pietro e al bel locale dove lavora, visita troppo breve per cui mi riprometo di tornarci quanto prima.
Barcellona mi è piaciuta parecchio, con quel mix di nuovo e antico, arte e storia. Mi è sembrata una cità molto giovane, molto alla mano e sopratuto viva e alla portata di tutti. E per non farsi mancare nulla ha pure il mare; non male direi!
Tornando a riflettere sull'esperienza della JMJ rimpiango di non aver partecipato qualche anno fa, ma non importa, evidentemente non ero pronto. Sono felice per i ragazzi che ho quindi "accompagnato", spero lasci un segno importante nei loro cuori. Sono stati giorni particolari, la presenza di così tanti giovani da tutto il pianeta è una cosa unica e impareggiabile, ti fa sentire parte di un grandissima famiglia che è il mondo. Ripenso a tuti i volti che ho incontrato, sono davvero tanti e tutti felici per giunta. Che spetacolo! Centinaia di migliaia di persone. una cosa inimmaginabile!
Mi fa piacere anche di aver riassaporato la vita di ostello al Mellow Eco Hostel, è un ambiente in cui mi trovo sempre a mio agio e, in fondo, non era niente male.
Sono stati cinque giorni intensissimi, caratterizzati da lunghi spostamenti e da pasti frugali, lunghe camminate e mucho calor. Cinque giorni però che non dimenticherò tanto facilmente.
P.S.: "I-TA-LIA-NO BATTI LE MANI!" (chi sa sa!)
lunedì 15 agosto 2011
VITA E VACANZA
Sono di ritorno da due settimane splendide sull'isola di Rodi; quindici giorni spensierati di vita greca. Molto sono le cose che di cui non vorrei dimentirmi: i surfisti di Prassonissi, Domenico dell' Eklekton Drink&Food, il marito marinaio della nostra padrona di casa, la musica in spiaggia, il cibo greco, la festa in piazza con le danze popolari, il cameriere italiano del To Kamariko, le viuzze e le casette bianche di Lindos, la ragazza lituana e il buonissimo cibo greco. Tutto questo condito con un grande senso di libertà, tanta accoglienza e simpatia. Insomma un gran bel posto dove vivere! E ne ho avuta la prova visto che abbiam incontrato almeno tre italiani che hanno deciso di vivere su questa Isola, tra Rodi e Lindos. Non è detto che uno debba per forza vivere dove è nato, ci sono così tanti bei posti nel mondo. Grandi città o posti sperduti, paesi affascinanti o luoghi indescrivibilmente belli. Perchè non trascorrere parte della propria esistenza in uno o qualcuno di questi posti? Perchè rassegnarsi a visitare certi paesi solo come vacanza? Dove sta scrito che bisogna vivere (per lavorare) sempre nello stessa città? Non che io voglia trasferirmi a Lindos, ma un pensierino su quanto posso essere più serena la vita in luoghi come quello ce l'ho fatto. Poi però rifletto anche sul fatto che pure il surfista australiano e il cameriere di Lindos devono in qualche modo tirare avanti la carretta. Anche loro qualche volta saranno annoiati o stufi di insegnare surf e di girare per uno dei paesi più affascinanti che abbia mai visto. No?!?!?! E' un terribile dilemma e mi piacerebbe tanto travore personalmente la risposta.
P.S.:visto che la mia Nikon è diventata un prolugamento della mia mano vorrei corredare i miei post solo con foto fatte da me (come questa)
P.S.:visto che la mia Nikon è diventata un prolugamento della mia mano vorrei corredare i miei post solo con foto fatte da me (come questa)
mercoledì 19 gennaio 2011
FUORI DAL MONDO
L'altro giorno c'era qua a casa mia Gianni, un amico di famiglia, personaggio molto posato col quale scambio sempre volentieri quattro chiacchiere. Mentre mi preparavo un succulenta spremuta di arance, Gianni mi haconfermato la sua intenzione di partire per intraprendere il Cammino di Santiago verso fine maggio.
Subito in me è nato l'interesse per per questo suo desiderio e mi sono prodigato in innumerevoli consigli riguardo vestiti, viaggio, cibo, attrezzatura, dormitori e tanto altro ancora.
Mi capita tutte le volte che mi ritrovo, per un motivo o per un altro, a parlare del Cammino con qualcuno. Ho avuto al fortuna e il privelegio, infatti, di trascorrere 30 giorni fuori dal mondo o per meglio dire: fuori dal tempo. E' stata per me un'esperienza strepitosa, sicuramente una delle più belle in assoluto di questa mia vita! Ho percorso, con altri tre compagni, circa 800 km a piedi, attraversando tutto il nord della Spagna, dai Pirenei fin quasi all'Oceano Atlantico. Ho visssuto a strettissimo contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Ho attraversato paesaggi splendidi, che non si vedono nemmeno nelle cartoline più belle (quello nella foto sotto la scritta "un po' di me" sono io...). Per un mese ho avuto come uniche priorità per la mia esistenza il mangiare, il bere e il dormire. Ho scoperto la lentezza in un mondo, il nostro, dove domina la velocità.
E' difficile comunicare la ricchezza e la bellezza del Cammino di Santiago, bisogna compierlo per capirne realmente la grandezza.
Vi riporto, allora, alcune righe che avevo scritto "a caldo", quache settimana dopo il nostro rientro in italia, per il mensile "Cammino" della parrocchia di Caccivio:
Subito in me è nato l'interesse per per questo suo desiderio e mi sono prodigato in innumerevoli consigli riguardo vestiti, viaggio, cibo, attrezzatura, dormitori e tanto altro ancora.
Mi capita tutte le volte che mi ritrovo, per un motivo o per un altro, a parlare del Cammino con qualcuno. Ho avuto al fortuna e il privelegio, infatti, di trascorrere 30 giorni fuori dal mondo o per meglio dire: fuori dal tempo. E' stata per me un'esperienza strepitosa, sicuramente una delle più belle in assoluto di questa mia vita! Ho percorso, con altri tre compagni, circa 800 km a piedi, attraversando tutto il nord della Spagna, dai Pirenei fin quasi all'Oceano Atlantico. Ho visssuto a strettissimo contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Ho attraversato paesaggi splendidi, che non si vedono nemmeno nelle cartoline più belle (quello nella foto sotto la scritta "un po' di me" sono io...). Per un mese ho avuto come uniche priorità per la mia esistenza il mangiare, il bere e il dormire. Ho scoperto la lentezza in un mondo, il nostro, dove domina la velocità.
E' difficile comunicare la ricchezza e la bellezza del Cammino di Santiago, bisogna compierlo per capirne realmente la grandezza.
Vi riporto, allora, alcune righe che avevo scritto "a caldo", quache settimana dopo il nostro rientro in italia, per il mensile "Cammino" della parrocchia di Caccivio:
"Ci ripenso e mi sembra sempre più straordinario.
Mi ha lasciato tantissimi ricordi che vorrei non dimenticare mai. A partire dai paesaggi fino alle persone straordinarie incontrate, che probabilmente non rivedrò mai più. Ma, come lungo il Cammino di Santiago, ci si trova e ci si lascia con la stessa facilità. Mi ha insegnato che la vita non è né brutta né complicata se alla base c'è l'amore, la condivisione, la semplicità, la povertà e la fratellanza; che in uno zaino di 10/12 kg ci sta tutta la tua casa; che un sorriso aiuta più di ogni altra cosa al mondo; che anche se parli un'altra lingua e non ci siamo mai visti, magari hai più cose in comune con me del mio vicino di casa; che qualcuno che ti aiuta ci sarà sempre, anche quando hai perso ogni speranza; che ogni cosa ha un inizio e una fine: come il Cammino, come la vita, che quindi non va sprecata; che se ti alzi all'alba e vai a letto al tramonto di cose in una giornata ne puoi fare davvero tante; che fermarsi o arrendersi ai propri limiti non è una sconfitta; che la presunzione si combatte con l'umiltà; che tutti abbiamo le nostre debolezze, l'importante è riconoscerle e tramutarle nella nostra forza; che ci si può sentire uniti, anche se non ci si è mai scambiata una parola; che ritagliarsi degli spazi per riflettere e stare da soli aiuta e fortifica; che abbiamo cento, mille comodità assolutamente superflue; che la felicità sta nel dare, dare, dare senza aspettarsi proprio nulla in cambio; che la prima impressione non è quasi mai quella giusta; che la preghiera non è una frasetta da ripetere a memoria; che c'è tanta brava gente al mondo; che se cerchi una risposta di solito ti arriva quando meno te lo aspetti; che la musica è meravigliosa e unisce tutti gli uomini; che dovrei essere tornato cambiato, e spero che si capisca; che per star bene con gli altri devi prima star bene con te stesso; che non c'è niente di più brutto che non avere un tetto sotto cui dormire e qualcosa da mangiare; che la vera gioia sta nell'attesa, perché quando arrivi ormai è tutto finito; che l'Italia è piccola, ma con un sacco di cose belle e di persone speciali; che c'è qualcuno, come un tempo, che cammina per salvare la propria anima, mentre la maggior parte cammina per ritrovarla.Insomma, un mese fuori dal mondo, fuori dal tempo, che ti lascia una traccia indelebile, credo, spero, per sempre. C'era chi ce lo diceva già in Spagna, che un'esperienza così avrebbe segnato le nostre vite.Lo sapevamo anche prima di partire che a casa avremmo lasciato anche noi stessi, perché una volta tornati qualcosa sarebbe cambiato in noi.L'allegria di Santiago non ci abbandonerà tanto presto. "
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