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lunedì 2 gennaio 2017

ESPERIMENTO DI DE-CELLULARIZZAZIONE

Prima di partire per tre giorni in  montagna con gli amici decido di lasciare a casa il cellulare; avrei potuto portarlo e lasciarlo spento ma non sarebbe stata la stessa cosa. Sono orgoglioso del mio esperimento sociale e soprattutto del risultato. Maggiore attenzione verso le persone che mi stanno intorno, più tempo a disposizione per fare realmente quello che mi piace fare, minor senso di insoddisfazione e, al ritorno, reale comprensione del fatto che del capodanno degli altri effettivamente non me ne importa molto (un po' come canta Rovazzi) e consapevolezza di aver sempre fatto la cosa giusta al momento giusto e di aver dedicato una parola, un gesto o semplicemente un'attenzione alle persone della mia vita reale, quella vera.
Porto avanti il mio lavoro e le mie passioni con una caterva di mail, post su facebook e messaggi whatsapp. Spesso ne sono fagocitato e, come dice il detto, il troppo stroppia a volte.
Ricorderò a lungo il Capodanno 2017 de-cellurarizzato! Un esperimento destinato ad essere ripetuto assolutamente e che vi invito a provare il prima possibile!

martedì 19 gennaio 2016

SANDALI PER SCARPE

Uno dei regali più graditi di questo Natale da parte mia sono state un paio di Crocs. Avevo assolutamente bisogno di qualcosa di nuovo da mettere ai piedi per sostituire i sandali da mare che usavo prima. Sono stati ai miei piedi per sette lunghi anni. Li avevo acquistati alla Decathlon da portare nello zaino per il cammino di Santiago, un buon compromesso tra scarpa leggera e calzatura per fare la doccia, così da non occupare inutile spazio nel mio già pesante bagaglio. Inoltre ricordo che non ero assolutamente un simpatizzante delle infradito o forse non andavano ancora così di moda.
Poi li ho usati come ciabatte/pantofole in casa per svariate stagioni.
Tolsi le mie Nike quel giorno a Santiago dopo 800 Km e non le rimisi più (mi avevano un po' stufato anche) tornai così a casa in sandali, permettendo ai poveri piedi di rilassarsi un po'. Le scarpe non le ho buttate, naturalmente, le conservo gelosamente in una scatola sopra l'armadio. Credo che oltre ad essere un bel cimelio le tengo perchè possano ripartire. Non sono loro che lo vogliono ma io. Ripartire per morire e tornare a vita nuova. Di nuovo.

venerdì 1 gennaio 2016

MI DISPIACE PER BUFFON

Mi dispiace per lui (Buffon Gianluigi) ma il titolo di "Super" questo giro tocca ad un altro Gigi. Super Gigi aveva una sfida ben più ardua di una parata plastica all'incrocio dei pali da superare. Super Gigi ha vinto, non una partita, non una coppa o uno scudetto, ha vinto una battaglia, praticamente una guerra. Rimane il mio eroe per il 2015 che é appena terminato, a lui darei il pallone d'oro, l'oscar e anche il premio Nobel. Si, ok, sono un po' di parte, insieme ne abbiamo combinate tante: dalle sospensioni nei chierichetti, ai teatri insieme, ai giri in bicicletta, gli allenamenti e i pomeriggi insieme. Me l'ha detto lui qualche settimana fa in uno struggente messaggio vocale:"diffondi la (buona) novella" e io non faccio altro che eseguire gli ordini. Insomma "il Gigi" ha superato un grosso, grossissimo ostacolo; tutti quelli che lo conoscono hanno pregato per lui e gli sono stati vicini. Per tutti noi inizia un nuovo anno, cosa sono i nostri problemi in confronto a quelli di Super Gigi? Per noi inizia un nuovo anno, per lui, credo, una nuova vita, non possiamo avere paura dei piccoli cambiamenti o delle infime difficoltà che la vita lavorativa mette sulla nostra strada.
Ecco, Super Gigi io ti farei una statua per questo 2015, così quando sono stanco, ho paura o sono affranto mi possa ricordare di te e di quanto sei forte.
Grazie della forza che mi hai dato e continui a darmi!

venerdì 4 settembre 2015

BACI E PICCOLI (RI)MORSI

Era un giorno imprecisato del mio soggiorno in Toscana. Imprecisato perché in vacanza si perde spesso la cognizione del tempo, o meglio, usciamo dalla routine quotidiana che ci fa dire con certezza quale giorno della settimana sia. La spiaggia che quel giorno avevamo raggiunto non ci aggradava granché, anche se c'eravamo già stati una decina di giorni prima, oggi l'avevamo raggiunta da un'altro ingresso e non ci stava certo entusiasmando. Contavo sul raggiungere la zona dove eravamo già stati visto che era sicuramente migliore di dove eravamo in quel momento. Sarà stata la stanchezza o lo scoramento, ma la truppa decise di accamparsi lì ed io, giustamente, non ero affatto d'accordo. Ma la maggioranza era schiacciante. Inviperito ed adirato a più non posso mi sono isolato per sbollire un po'; il mio passatempo così è diventato portare  a termina quell'inizio di capanna fatta con rami e bastoni che si trovava adiacente la nostra postazione. Ad aggravare la situazione a poche decine di metri un ragazzo autistico in acqua emetteva grida cadenzate abbastanza fastidiose. Pensavo: "Bella giornata che si prospetta!"
A ripensarci mi sembro un bambino capriccioso. Per diversi minuti, forse anche mezz'ora, mi prodigo nel sistemare una inutile e minuscola capanna, mentre i mie compagni vacanzieri ormai sprofondano nel mondo dei sogni. Mi tiene compagni solo la voce del ragazzo in acqua che non smette di emettere versi. Finalmente lo vedo che sta per uscire dall'acqua, ad aspettarlo a riva dopo un lunghissimo ammollo un signore alto e distinto con aperto fra le mani un accappatoio blu in microfibra proprio come il mio. Avevo cercato con lo sguardo sulla spiaggia la famiglia di quel ragazzo ed avevo ipotizzato con chi fosse venuto, ma quel signore proprio non l'avevo notato. In effetti riaccompagna il ragazzo proprio in fondo alla spiaggia, vicino alla pineta: sta in piedi davanti a lui e gli sorride mentre inizia ad asciugarlo. Fa finta di morsicarlo sul collo più volte ed il ragazzo ride di gusto, è un gioco che fanno spesso deduco. I morsi diventano baci. Il ragazzo è grande avrà di sicuro più di vent'anni. E' una scena fantastica ed io mi soffermo a guardarla; come me anche la signora sdraiata poco più in là che non riesce a continuare il suo libro. Il signore, ipotizzo sia il padre del ragazzo, continua nell'operazione di asciugatura, ha preso un asciugamano e, inginocchiatosi, lo passo amorevolmente sulle gambe ed i piedi del ragazzo. I due sembrano fare dei gesti che ripetono spesso, forse anche più volte al giorno. Il padre veste il figlio con un costume asciutto ed una maglietta poi gli allaccia i sandali, ogni tanto gli scappa anche qualche altro morso scherzoso che si tramuta sempre in bacio. Quindi l'uomo sistema la sua roba, mette via il giornale, piega gli asciugamani e col figlio sotto braccio si incammina nella pineta. Non sono nemmeno le undici di mattina; probabilmente la loro giornata al mare finisce qua. Chissà a che ora sono arrivati questa mattina penso. Do uno sguardo alla signora col libro: con lo sguardo segue ancora le figure dei due che si allontanano, poi posa il libro con l'indice fra le pagine per tenere il segno e guarda l'infinito orizzonte di fronte a lei per godere appieno della scena a cui abbiamo appena assistito. Anch'io sono molto colpito, mi sento anche un po' uno stupido per essermela presa in quel modo. Penso a quanto sono fortunato. Penso a quanto è fortunato quel ragazzo ad avere un padre che gli voglia così bene. Penso di aver assistito a poche scene di amore vero così. Penso che avrei voluto conoscerlo, che avrei voluto stringergli la mano, fargli i complimenti e ringraziarlo. Penso che i miei problemi non sono nulla in confronto ai suoi.

mercoledì 27 agosto 2014

30 SUL CAMPO

Scimmiottando un po' lo slogan della Juve di qualche hanno fa mi torna in mente di aver compiuto trent'anni. Non ricordo assolutamente cosa pensassi all'ultimo cambio di decina, però mi sembra che questi dieci anni siano trascorsi abbastanza velocemente. Molti ricordi: la maggior parte belli. Alcuni di questi li rivivo con la stessa intensità grazie a questo Blog che, effettivamente, ha cessato di esistere per qualche anno.
Ciò che lo animava era proprio lo scapo di mettere un po' per iscritto la mia vita. Credo che il meccanismo "social" dei blog mi abbia poi condotto troppo a scrivere forzatamente perdendo lo slancio iniziale, ricercando troppo i gusti dei lettori piuttosto che il gusto dell'unico lettore per cui è stato ideato questo spazio virtuale: il sottoscritto.
Per cui mi impegno a farlo rivivere, a far rivivere la mia vita, anno dopo anno, ricordo dopo ricordo.
30 sul campo e non sentirli.

mercoledì 26 dicembre 2012

COL CUORE PIENO DI NATALE

Tutto inzia la mattina della vigiali di Natale: sveglia di buon mattino (che non significa necessariamente presto) per completare gli ultimi acquisti pre-natalizi. La mossa migliore è andare a colpo sicuro, senza mischiarsi tra la folla: parcheggio fortunoso in men che non si dica, negozio studiato precedentemente, non guardarsi troppo in giro, pagare, auguri alla commessa...e via di nuovo in macchina. Nessun intoppo piano studiato alla perfezione, anche l'eventuale traffico da vigilia di Natale era previsto quindi non mi crea disturbo ne nervosismo. Mi tolgo anche lo sfizio di comprarmi una giacca ed una camicia, santa Conbipel per me oggi fa il 50% di sconto!
Il pomeriggio è dedicato a pacchi e pacchetti, anche se mi perdo nel web cercando di rifare un video con le facce dei miei amici che aveva avuto gran successo l'anno passato. Non ci riesco, sono agli sgoccioli, devo andare a fare il Babo Natale per le vie del paese. Per fortuna mia mamma mi viene in soccorso e finisco in poco tempo di incartare.
Quella di vestirmi da Babo Natale è una tradizione che si rinnova ogni anno: lo faccio per i bambini, per i loro sorrisi ed i loro occhi quando mi vedono, dovreste vederli sono gli occhi più meravigliati e felici che possiate immaginare. Devo ammetterlo, da quando ho iniziato a lavorare all'asilo mi riesce molto più facile, in fondo bisogna solo recitare un po' ed il resto vien da sè. E' bellissimo, poi, interpretare per qualche ora un personaggio così positivo, amato da tutti, che tutti vorrebbero incontrare nella notte santa e che strappa un sorriso e un saluto a grandi e piccini. Voglio ricordarmi però di tre bambini in particolare, non so se loro hanno relizzato che Babo Natale avesse portato loro dei doni: erano dei bambini con delle disabilità, a loro va il mio pensiero più profondo in questo natale 2012.
Per la prima volta quest'anno faccio una vera e proprio cena di vigilia: il cosiddetto "cenone". Siamo stati invitati dagli zii di Nose io, Marika e gli altri della combriccola. L'invito a casa Bardaglio ci inorgoglisce: si prospetta una bellissima serata! Le aspettative non vengono deluse: una fantastica cena in pieno stile bavarese con tanto di birra rigorosamente tedesca ci porta alle porte della mezzanotte. Un ringraziamento a Giorgio ed Isabella per l'ospitalità e la bella serata; sono felice di averli conosciuti un po' più da vicino, hanno confermato la mia idea: sono delle bellissime persone e la loro è una favolosa famigliola! Via di corsa per la tradizionale messa di mezzanotte. Purtroppo siamo in piedi, ma poco importa. A seguire auguri per tutti gli amici e conoscenti.
E' il momento di salutarsi, ma il bello arriva adesso. Io e Marika ci scambiamo i nostri "regalini" prima di tornare a casa e...come al solito abbiamo esagerato, nel senso che ci conosciamo troppo bene ormai e riusciamo sempre a stupirci per la bellezza e l'appropriatezza dei nostri "pensierini". Non finirò mai di ringraziarla per i momenti che passiamo insieme.
Il Natale lo trascorro a casa di mia sorella Marta. La casa nuova dove da poco si appena trasferita con il suo futuro marito. Che poi sarebbe mio cognato ma  io lo sento più come un fratello maggiore, in particolare oggi, e ciò mi piace moltissimo! La loro casa è davvero bella, sono davvero felice per la mia sorellina. Anche la mamma di mio cognato pranza con noi: la vedo raramente ma sono sempre più convinto sia una pesona squisita; oggi mi ha parlato della sua vita: quanti sacrifici ha fatto, quanta fatica e quanto amore per il figlio...lo ammetto: mi sono anche commosso.
Poi nel pomeriggio classica visita a casa Piatti dove si riuniscono zii, cugini e nipoti. Oggi grandissima affluenza, anzi affluenza totale! Zii al completo, cugini con annessi mariti o mogli o fidanzate presenti, cuginetti vecchi e nuovi c'erano tutti. Bello ritrovarsi tutti insieme!
Per finire cena leggera da mia sorella e a seguire gioco in scatola come facevamo da piccoli la sera, invece di gaurdare la televisione. Oggi c'era anche il mio nuovo fratello maggiore.
Buona Natale a tutti. Belli e brutti.

P.S.: con le feste il regalo più bello che arriva è il tempo, magari ne avessi sempre così tanto per fermarmi a pensare, riflettere e scrivere

giovedì 13 settembre 2012

FINCHE' MORTE NON CI SEPARI?

Mentre tu sei con gli amici a passare una serata in allegria altrove succcede qualcosa di brutto. Mentre tu ti stai divertendo, nel medesimo istante, altrove, qualcuno ricorderà quel momento come uno dei peggiori della sua intera esitenza.
Succede, mi è successo, che proprio mentre con gli amici trascorrevamo una tranquilla serata in compagnia, altrove succedeva qualcosa di irreparabile. Ma non lontana, proprio una cosa vicinissima a noi. Non come distanza, ma come vicinanza affettiva.
Solo dopo l'abbiamo capito, forse troppo tardi. Anzi a dir la verità non avevamo capito proprio nulla, immaginavamo proprio il contrario; abituati a pensare sempre in positivo, senza neppure prendere in considerazione i segnali, gli sguardi e i comportamente che poi ci saremmo ritrovati ad analizzare minuziosamente.
E allora cosa si può fare? Bisogna prepararsi sempre al peggio? Si dice che così è la vita?
Non so, non lo so proprio, sta volta la vita ce l'ha fatta proprio grossa; non so proprio ora come faremo. E mi dispiace, mi dispiace tanto; vorrei fare qualcosa ma mi sento impotente. Vorrei che tutto si risolvesse, ma ho tremendamente paura che non sarà così, non 'sta volta. Non perdo la speranza però. Il loro dolore, per la prima volta nella mia vita, lo sento anche dentro di me.

mercoledì 12 settembre 2012

NORMODOTATI GRAVI

Proprio questa non me l'aspettavo. Succede di avere divergenze di idee con gli amici, ma no su questo argomento non la si poteva far pasare liscia.
Si parlava delle paraoloimpiadi e questo mio amico se ne esce con una sparata del tipo: "Per me sono solo una presa in giro!". E pensare che è anche uno sportivo! Non voglio commentare qui questa sua uscita che già ho criticato fortemente in quel momento e che mi ha lasciato letteralmente allibito. Voglio solo pubblicare qualche foto per ricordare queste paraolimpiadi che sono state un grandissimo momento di sport. Non le ho seguite molto purtroppo ma ho comunque notato la bellissima atmosfera che si respirava grazie anche al sempre folto pubblico e alla positività degli atleti di tutte le discipline. Al diavolo le disquisizioni per le categorie e le disparità, in fondo interessano solo a noi. Non sottovalutiamo l'importanza per queste persone di poter fare dell'attività sportiva. Anche se possono sembrae "ridicoli" a noi normodotati gravi.
La loro forza è straordinaria: la forza di spingere più veloce le ruote della loro carrozzina, la forza di tenersi aggarppati con i denti per una partenza del dorso, la forza di saltare con una gamba solo, la forza di correre anche senza poter vedere dove si va, la forza di svegliarsi tutti i giorni e continuare.
La sfortuna di questi atleti è la nostra fortuna. Da loro abbiamo solo tantissimo da imparare.
Son queste le cose da far vedere ai propri figli in televisione.











P.S.: io a Rio 2016 ci sarò. Punto.

sabato 23 giugno 2012

L'ISOLA CHE NON C'E'

Due settimane senza sosta. due settimane piene piene. Non un attimo per fermarsi, tirare il fiato. Sempre qualcosa da fare per dopo, per domani, per dopodomani. Due settimane impegnative, ripetitive ma mai noiose. Tra il camp del C.O.N.I. e il torneo dell'Oratorio San Carlo il tempo per mangiare, dormire o contrallare le mail si è ridotto ai minimi termini.
In mezzo, come se si trattasse di un bel sogno, un weekend lampo a Cesenatico. Era destino ci dovessi andare quest'anno evidentemente, nonostante il flop organizzativo del Fritto Misto.
Il venerdì sera, stanco, dopo una settimana di camp e torneo, l'idea di dover guidare per 350 Km fino in riviera per rimanere meno di quarantotto ore in compagnia di persone che conosco appena non mi attirava più di tanto...anzi.
Domenica pomeriggio al momento dei saluti, invece, mi scocciava tremendamente lasciare quei posti e quelle persone con troppe ore di anticipo. Avrei desiderato rimanere ancora lì spensierati e insieme. Sicuramente non è l'isola senza lavoro e soldi che sogna Marco, ma si stava molto bene comunque. Un'allegra compagnia, unita da un comune interesse per la pallavolo, tutti con età e provenienza differente, ognuno con una storia diversa da raccontare.
Non so cosa a reso quel weekend così speciale. Certo che il fatto di dormire in camerata tutti insieme, non avere orarie limitazioni di alcuna sorta, ridere e divertirsi in continuazione, credo abbia contribuito a renderlo così indimenticabile.
Voglio ricordare le partite a beach (anche se no ho vinte poche), la cena infiinita lungo il canale sabato sera, i discorsi pseudofilosofici con Anna-Marco-Massimo, la liquirizia, il mini campo di racchettoni, la complicità di Marika, la comicità di Alessio e la sua bravura con palla, la raffinatezza di Safaa, la complicità delle sei "Albine", le visite di Francesca, Luca campione di canottaggio e la sua onestà, Letizia, le piadine e le "biciclette", il recupero delle chiavi in ostello, le colazioni in spiaggia, il corsocanale di Cesenatico e tutti i nuovi amici.
Credo che i weekend e le vacanze che ci organizziamo e decidiamo di fare sono lo specchio della vita che vorremmo. Concordo con Marco, sarebbe bello vivere così; lavorare quando c'è qualcosa da fare tutti insieme e poi passare il resto del tempo come se si fosse perennemente in vacanza. Sarebbe come un'isola felice. Sarebbe come un sogno.
Chissà quei due giorni a Cesenatico se eran sogno o realtà.

venerdì 17 febbraio 2012

GIORNI CHE TI SEGNANO

26 aprile 2001: sono passati più di dieci anno ormai ma quello è stato un giorno importante nella mia esistenza. So per certo che è stata una svolta, un punto di arrivo e uno di partenza, altro che maggiore età. Da quel lontano giorno ho smesso di essere in un certo modo e ho iniziato ad essere in un altro. E' bastato un istante, un momento, una frazione di secondo; il ragazzino che ero è rimasto forse lì sull'asfalto.

Cito Jovanotti:
"...E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio..."
e J-Ax:
"...ho la casa disegnata, da bombole spray
ho la faccia segnata, ma non me ne vado mai
io ho più stile, senza sapere perchè, più stile
ogni defetto mi da più stile..."

mercoledì 8 febbraio 2012

STILI DI VITA

Cosa hai fatto oggi?
E' passata una giornata intera e stanco vai a letto; hai relamente vissuto come avresti voluto?
Sei sicuro di non aver sprecato le ultime ventiquattro ore?
Quel tempo passato in colonna chiuso in auto ogni giorno ti sembra tempo speso bene?
Cosa hai fatto oggi? Hai lavorato? E ieri? Hai lavorato? Seppur il tuo lavoro ti possa piacere infinitamente non è sempre quello che vorresti fare ogni giorno!
E' la pura verità. Anzi è la pura realtà. Trascorriamo le noste vite lavorando. Perchè esistono i weekend? Perchè tutto il resto dell'anno si lavoro e le giornate sono uguali. Mi irrita chi mi dice "Buon WeekEnd!" o "Buon Fine Settimana!": sottointende che il resto della settimana è una merda (scusate il termine).
Ma questo è l'unico modo di vivere? Chi ce lo impone?
Le cose.
Di recente ho letto un libro di Simone Perotti "Adesso Basta" che consiglio a chi si sia fatto almeno qualche volta almeno una di queste domande.
I beni ci obbligano a lavorare. Ogni giorno.
Il boom economico dopo "lo svago" degli anni '70 ha portato a mitizzare i beni di consumo, portando ad intendere la vita lavorativa, e quindi benestante, come la migliore possibile. Noi continuiamo su questa strada, senza nemmeno rifletterci un pochino, senza accorgercene dilapidiamo la nostra unica possibilità in questo mondo.
Ma è possibile uscire da questo sistema? Come fare a vivere senza lavoro? Belle domande! Io sto ancora cercando di capirci qualcosa, ma senza dubbio ho rivalutato la mia posizione attuale; la mia professione mi da del tempo libero, non lavoro quasi mai otto ore al giorno e cambio spesso luogo di lavoro (campo, palestra, scuola, asilo). Mi dà di che vivere e mi lascia una certa libertà. Comunque mi opprime. Gli anni passano facendo le stesse cose.
C'è "crisi". Cos'è la crisi? Da dove viene? Credo sia la conseguenza ultima del nostro modo di vivere basato sul denaro, sul lavoro e su tenori di vita che non ci possiamo permettere. La crisi porta alla povertà economica, quando però quella culturale e sociale sono già diffuse da un pezzo.
Il nostro presidente del consiglio Monti ha detto che cambiare lavoro ogni tanto è sicuramente meglio del "posto fisso". Grazie a questa affermazione la mia stima nei sui confronti è aumentata. Non quella della stragrande maggioranza degli italiani che dopo l'ennesima giornata lavorativa sono tornati nel loro appartamento pagato col mutuo a guardare la televisione sul divano mentre la loro mogliettina lavava i piatti e sono inorriditi di fronte a chi minacciava le loro certezze.

giovedì 2 febbraio 2012

LA NEVE SE NE FREGA

Stasera mi sono concesso uno dei piaceri della vita: camminare sotto la neve per le vie del paese. Non è che sono uscito apposta, dovendo andare ad allenamento in palestra ne ho approfittato per godere un pò di questa rarità. Un silenzio irreale accompagna le vie del paese quando è avvolto dalla neve, anche le macchine sembrano fare meno rumore, forse perchè vanno più piano e i giri del motore sono più bassi; i piedi nelle scarpe fanno meno rumore, ma comunque sono l'unico suono che mi accompagna nella mia breve passeggiata. Con la neve tutto sembra più pulito, più luminoso, più puro. Il bianco che ricopre ogni cosa rende tutto e tutti più simili e più vicini.
Come il titolo di un romanzo di Ligabue, la neve quano scende in un certo senso se ne frega. Non le interessa niente dei tui appuntamenti, della tua fretta, di quello che devi fare e dei tuoi orari. Lei scende incessante ed è pronta a scombinarti piacevolmente tutti i piani. La neve se ne frega di tutti e di tutto. Però è anche buona, in fondo, ti restituisce un po' di tempo, ti fa apprezzare la lentezza del camminare e la saggezza del partire prima e del fare le cose con calma. Ti ricorda che è bello giocare coi bambini e che un po' di esercizio fisico (con la pala) fa sempre bene. La neve ti fa apprezzare una serata inaspettatamente libera, lontana anni luce dalla solita monotonia delle nostre settimane ultra programmate; ti fa capire cosa veramente è importante. Ti fa apprezzare il silenzio; ieri sera per rispetto ho anche spento l'autoradio in macchina, quasi volessi sentire i fiocchi che cadevano nonostante i finestrini chiusi e nonostante i fiocchi non facciano rumore.
Si a me piace un sacco quando nevica, ancora di più in questa occasione in cui la temperatura si è abbassata e la neve non si scioglie, lasciando le strade bianche come in un paesino di montagna.
E non mi lamento se fa freddo o nevica, anche perchè siamo in inverno e mi sembra una cosa normale. Anzi lo vorrei tutto così l'inverno, meno grigio e più bianco, che ci insegni qualcosa, magari a fregarcene un po', proprio come la neve.

sabato 14 gennaio 2012

I SOGNI SON DESIDERI

Progetti, desideri e idee che sarebbe bello, prima o poi, mettere in atto:
  1. APRIRE UN OSTELLO CARINO IN CENTRO COMO COL PRODE FOLCI
  2. FARE UN BEL VIAGGETTO IN DUE IO E MARIKA
  3. ANDARE A VEDERE IL MILAN ALLO STADIO CON CHI MI HA TRASMESSO LA FEDE ROSSONERA, CIOE' MIO PAPA'
  4. APRIRE E GESTIRE UN BEERSHOP (MAGARI CON ANGOLO DEGUSTAZIONE...)
  5. ATTRAVERSARE GLI U.S.A. SULLA ROUTE 66 A BORDO DI UN WESTFALIA
  6. AVERE ANCORA PIU' TEMPO LIBERO
  7. ANDARE A VIVERE IN UNA CASA CON GLI AMICI
  8. FARE IL GIRO DEL MONDO
  9. RIACQUIASTARE UNA MACCHINA FOTOGRAFICA REFLEX
(...)

lunedì 2 gennaio 2012

TANTE DONNE E UN ANGELO

Devo assolutamente metter per iscritto questi pensieri prima che la routine e la pioggia di oggi li facciano sbiadire nella mia memoria. Vi parlo di Lucia, Lilli, Daniela, ma soprattutto di Pierina, Rosi, Giovanna, Angelo, Patrizia, Adele e Anna. Vivono in Puglia e dedicano la loro vita agli altri. Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà di un centro dove vengono accolti bambini che il tribunale allontana dalle famiglie di origine. Le storie di questi bimbi hanno a che fare spesso con maltrattamenti, diseducazione e abbandono. Stare loro vicino ti riempie il cuore di gioia, l'affetto che cerchi di dare ti ritorna indietro centuplicato. E' a dir poco incredibile come si siano affezzionati a noi, che siamo andati a trovarli, in così poco tempo.
A pochi chilometri, poi, c'è chi si da da fare da anni con gli immigrati, cercando di aiutarli come può, visto che le istituzioni non riescono a capirne le reali esigenze. In fondo un pasto caldo la sera e un posto dove dormire, a volte, sono più che sufficienti. C'è chi, addirittura, nonostante possa permettersi un tenore di vita invidiabile, decide di assistere chi non ha nulla perchè questo lo rende felice.
Gli educatori, i responsabili, gli operatori che ho avuto la fortuna di conoscere sono i veri artefici di queste realtà. La loro passione, la loro abnegazione sono ammirabili; si, è vero, è il loro lavoro, ma è anche la loro missione. E' palese che queste persone siano indiscutibilmente serene, felici, consapevoli; sanno gioire della gioia altrui, mettendo da parte, qualche volta, la loro. Ma forse mi sbaglio: il mio punto di vista è egoistico, la loro gioia è la gioia altrui e per questo sono felici. Più renderanno felici i bambini, gli extracomunitari, i bisognosi che hanno accanto più loro stessi saranno felici.
Ho avuto la fortuna di poter conoscere queste isole felici dove regna la pace e l'amore. Delle vere e proprie isole, in un paese dove regna sempre più l'egoismo e la diffidenza. La cornice, poi, è fantastica: la Puglia racchiude una bellezza rurale sconvolgente. Ostuni, Lecce, Alberobello, Polignano a Mare e Castellana Grotte sono posti che consiglio spassionatamente di visistare prima o poi.
Chissà se un giorno rivedrò queste persone e quei bambini. Per ora li porto nel cuore, sperando di aver lasciato anche nei loro un buon ricordo. Il mio è ancora pieno dei loro sorrisi, primo su tutti quello sdentato della piccola Rosalina.

lunedì 12 dicembre 2011

UNA PARTE DI ME

Caro Signor Ladro,
lei oggi si è impossessato della mia macchina fotografica. Non era nemmeno un anno che ce l'avevo, appena sei mesi, non sapevo nemmeno usarla bene. Dentro c'erano ancora delle foto che non avevo scaricato sul computer. Lei mi ha rubato anche dei ricordi, se ne rende conto? Insieme alla mia macchina lei si è portato via un sacco di sogni, tutte quelle foto che avrei voluto fare e che non ho fatto, tutte quelle foto che avrei fatto in futuro e che no farò per causa sua. La mia bella borsa, l'obiettivo potente, cavi vari e carica batterie; solo ieri mi son portato tutto a tracolla per le vie di Milano, chi se lo sarebbe aspettato che sarebbe stato per l'ultima volta? Lei dirà: si ma in fin dei conto era solo una macchina fotografica... , e invece no, era la mia macchina fotografica, tanto desiderata, comprata dopo una lunga selezione. Il primo grande "investimento economico" perchè è venuto anche prima dell'auto. Mi aveva accompagnato in Spagna e in Grecia quest'estate. Aveva sopportato il caldo e lo sporco, producendo delle gran belle foto come ricordo di esperienze da ricordare. Mi accompagnava spessissimo anche se qualche volto mi dimenticavo di caricarla. Chissà dove sarà adesso, chissà cosa ne faranno, chissa se la stanno trattando bene. Forse verrà venduta... mi auguro almeno a qualcuno che la tratti bene. Chissà quelle mie foto che ho perduto, chissà se qualcuno le vedrà mai.
Ora sullo scaffale in ordine è rimasto uno spazio vuoto dove prima c'era la mia bella borsa della Nikon con macchina e obiettivo dentro. Mi chiedo ma perchè proprio a me doveva venire a rubare lei! Ma perchè non l'ho lasciata sul sedile dell'auto la borsa con la macchina fotografica ieri sera...
Sono davvero triste e inorridito. E' davvero inquietante che qualcuno abbia violato l'intimità della nostra casa e che mi abbia preso qualcosa a cui tenissi davvero molto.
Caro Signor Ladro, sa cosa le dico? almeno poteva prendersi anche il librone sulla fotografia che c'è sul mio comodino, guardarlo adesso è come una pugnalata al cuore.

martedì 1 novembre 2011

ESSERE O DIVENIRE?

Chi siamo noi? Quello che siamo, facciamo, diciamo è frutto di anni e anni di esperienze e influenze. Persone, avvenimenti e luoghi ci cambiano, ci modellano in quello che siamo ora. Domani non saremo gli stessi di oggi.
Cosa mi ha portato ad essere quello che sono? Chi e cosa hanno influenzato profondamente la mia crescita?
Nella mia tesi di Laurea ("Il Talento:bravi si nasce o si diventa?") ho scritto: <...tutto ciò che il bambino sperimenta prima dei sei anni è determinate per la sua formazione...>; penso allora agli anni che hanno preceduto la mia adolescenza trascorsi in Oratorio, ecco quel che sono viene per gran parte da lì.
Fortunatamente i miei genitori erano (e sono ancora) molto partecipi con la vita della nostra parrocchia. Sono persone molto disponibili e gran lavoratori, così ho conosciuto presto da vicino il mondo oratoriano. Sono cresciuto vedendo mio papà costruire presepi, carri di carnevale e scenografie teatrali; mentre mia mamma mi portava ogni tanto alle sue riunioni o incontri.
In seconda elementare già mi spedivano a far vacanza in montagna per due settimane.
Partecipavo al catechismo ed agli incontri di Azione Cattolica.
Ho sempre seguito con costanza le serate del Cineforum, conservo ancora oggi il mitico quaderno ad anelli.
Don Francesco mi scelse anche per recitare in alcuni teatri realizzati dai ragazzi dell'Oratorio.
Appena è stato possibile ho iniziato a fare il chierichetto.
Prestissimo ho inizato a correre con la Fiaccola perchè mio papà partecipava come cuoco.
Sempre don Francesco mandò me ad altri ragazzi a particolari incontri vocazionali nell'oratorio di Veniano organizzati dal decanato.
Poi c'è stata anche la Polisportiva Azzurra.
Non dimentichiamo le domeniche trascorse a giocare in oratorio: sempre primi ad arrivare ed ultimi ad andarsene.
Ed un'infinità di altre cose: feste, palio dei rioni, raccolta del ferro e della carta, gite ad agosto, ritiri, pellegrinaggi parrocchiali, convegni, iniziative... solo chi c'era può riuscire a comprendere veramente la grandezza e la bellezza di quei momenti!
Senza tutto questo non sarei quello che sono. Rileggendo le parole che ho scritto mi accorgo di aver citato solo tre persone: Rosi (mia mamma), Jacky (mio papà) e don Francesco; ecco, capisco che sono loro ad avermi guidato nella prima parte del mio cammino. A loro dico grazie perchè sono state e saranno sempre per me delle guide.
Eccomi qua, per questo sono io.

venerdì 7 ottobre 2011

SETTANTACINQUEEURO

Forse Kobe Bryant verrà a giocare nel campionato italiano.
Oggi ho sistemato il mio Curricum; era un pò che lo volevo fare e la richiesta di un amico mi ha sollecitato a farlo. Lo volevo, tra le altre cose, rendere più snello, facile da consultare e bello da vedere. Credo di esserci riuscito.
Sistemando le varie voci riguardi alle "esperienze professionali" noto come ogni anno che passa l'elenco si allunghis empre di più. La mia "professione" me lo permette, ho collezionato un buon numero di esperienze lavorative, un bel bagaglio di attività che mi permetono di essere aperto a proposte e collaborazioni che spesso mi arrivano. Sorrido quando scorro l'elenco di tutto quello che ho fatto in questi anni dopo gli studi universitari. Sorrido perchè mi ricordo da cosa sono partito: i pulcini '94 della Faloppiese. Giocavano a sette, quando però esisteva già una squadra a nove; in pratica erano quelli meno forti. Il nostro bel campionato lo facemmo comunque, credo che poi arrivammo primi o forse secondi. Il rimborso era misero, ma erano i primi soldi che guadagnavo, ricordo con quale onore conservassi quell'assegno che ogni mese andavo a risquotere. Ora le cifre per cui lavoro sono ben altre e la mia settimana è zeppa di attività, mentre a quel tempo era il mio unico impegno. Tra l'altro arrivai alla Faloppiese per un gioco di conoscenze, lì conobbi altre persone che poi mi permisero di fare altre esperienze molto interessanti dal punto di vista professionale. Un sorta di trampolino di lancio.
L'anno scorso mi è successo un fatto curioso. Negli spogliatoi della palestra di Villa Guardia, dove giocavo a  pallavolo, prima di una partita di campionato, c'è anche la squadra dei ragazzi del basket che si sta cambiando. Sento uno di questi ragazzi che mi saluta: <Salve mister!>. Ci metto un pò a connettere che quel volto è quello di uno di quei ragazzini che allenavo nei pulcini della Faloppiese. Davvero bello rivederlo, spesso mi ero chiesto che fine avessero fatto. L'ho trovato felice, sereno e mi ha parlato in modo educato e gentile. Strano davvero però che l'allenatore e il giocatore di calcio si ritrovino dopo anni a praticare entrambi uno sport diverso: pallavolo il primo e basket il secondo. Evidentemente non era quella la loro strada.
Ora quel ragazzo è davvero appassionato di basket, tifa Lakers e stravede per Kobe Bryant. So che a Milano settimana scorsa era in prima fila per stringergli la mano.
Soprattutto per lui spero che Kobe venga in Italia a giocare.

mercoledì 20 luglio 2011

GUIDE ED ESEMPI

Ho trovato questa introduzione ad un manuale di motoria molto bella e voglio dedicarle un post.
Per tutti i colleghi, insegnanti, educatori, animatori, istruttori; per tutti coloro che lavorano o comunque passano del tempo con bambini e ragazzi. Non dimeticate mai queste parole: 
 
"Ci sono piccoli occhi che ogni giorno osserveranno quello che tu farai
e giovani orecchie che ogni giorno ascolteranno quello che tu dirai
e mani inesperte che vorranno imitare ciò che tu mostrerai.
C'è un bambino che ogni giorno sogna di diventare come te.
Tu sei l'esempio per un piccolo uomo
che vuole crescere nel modo in cui tu sei cresciuto
e per questo non dubita mai di tutto quello che fai.
I suoi occhi sono spalancati su di te
e la sua giovane mente è convinta che tu hai sempre ragione.
Sii una buona guida per chi vuole crescere e diventare grande ".

martedì 31 maggio 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è di certo questa vita che chissà da dove arriva e chissà dove mi porta!
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è un concerto di Jovanotti, senza ombra di dubbio il mio artista preferito da qualche anno a questa parte. Personaggio carismatico e affascinante, uno che sembra aver capito tutto della vita ,che la vita l'ha vissuta appieno o almeno ci ha provato, ed ha imparato qualcosa da ogni esperienza, incontro o avventura sperimentata. Il suo concerto mi ha sorpreso ancora una volta per l'energia che ha trasmesso, per la bellezza delle sue canzoni che dal vivo sono ancora più attuali e tamarre al punto giusto; senza tralasciare il finale da discoteca che ti lancia l'ultima botta di adrenalina.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è piazza duomo a Milano gremita di tifosi milanista in delirio per la squadra campione d'Italia! gente arrampicata su qualsiasi appiglio immaginabile: cartelli stradali, fermate della metro, fontane, monumenti e lampioni. La piazza di solito è molto affollata, ma così proprio non sarei nemmeno riuscito ad immaginarmela. E poi cori a non finire nella stazione della metro dove rimbomba tutto, Milano per un pomeriggio è stata solo rossonera.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è una grigliata celebrativa coi compagni di calcio: altro momento indimenticabile di un'indimenticabile stagione.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang sono i Giochi della Gioventù vissuti dalla parte di chi organizza: dirigere le scuole e gli insegnati di Educazione Fisica per una mattina mi ha riempito di orgoglio. Io che volevo insegnare, per una volta, sono fra gli insegnanti, anzi un livello superiore, sono loro che chiedono a me come si gioca.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è una giornata di minivolley in piazza Cavour a Como, location davvero spettacolare per giocare a pallavolo insieme a tanti bambini; gli stessi che per sbaglio mi chiedono l'autografo scambiandomi per un qualche giocatore di altro livello! Campi di minivolley a pochi metri dal lago in una giornata caldissima: cosa si può chiedere di più?
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è la 24euro a Villaguardia: 24ore di basket, pallavolo e calcio. Ci siam distinti per aver vinto il misero torneo di volley e sono riuscito anche ad intrufolarmi  in campo per fare qualche canestro per le donne dell'Africa.
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è un torneo con le bambine del GSV al parco di Bregnano: qualcosa di molto più simile ad un pic-nic più che ad un torneo per l'atmosfera che si respirava, davvero molto bello...e molto molto caldo!
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang è lo spettacolo finale della scuola elementare dove lavori: un successone! Ancora più gustoso dopo le innumerevoli prove fatte per settimane e settimane. Ma ancora più spettacolare il finale della serata che mai e poi mai mi sarei immaginato, dopo il ricco buffet le casse pompano ancora musica e via le suore si buttano in pista e ballano come il miglior John Travolta! Anzi come se fossero sotto il palco di Jovanotti. Davvero impressionante, e lo dico con un pizzico di invidia per le loro doti di ballerine.

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang sono quelle giornate in cui crolli sul letto, ma col sorriso stampato in volto per quanto sono state belle e intense!

venerdì 15 aprile 2011

TUFFI INDIETRO

Stranissima sensazione quella provata ieri. In un pomeriggio qualunque di un giovedì qualunque, o almeno così si era presentato fino a quel momento, mi ritrovo nel campetto di calcio della scuola dove lavoro nel bel mezzo di una partita di calcio tra bambini di quinta, che poi sono miei alunni. Una partita un po' casuale, non si sa bene chi siano i tuoi compagni e nemmeno se la tua squadra abbia più o meno giocatori di quella avversaria, c'è chi entra e chi esce, chi cambia squadra in continuazione. Non ci sono schemi, non ci sono ruoli, nemmeno le regole son poi così chiare. Mi ritrovo a giocare una partita in stile oratorio, di quelle da domenica pomeriggio di agosto, interminabili, impoverate, dove non è che devi passarla per forza, giusto quando non ce la fai più cerchi un compagno smarcato. Una di quelle partite dove non importa il risultato, anche perchè gli stessi giocatori dubito che lo conoscano, ma lo spettacolo, il gol, la giocata, il divertimento.
Succede poi che segno, di giustezza, nell'angolino basso, e mi ritrovo ad esultare come se fossi in campo a S.Siro, i miei compagni mi vengono incontro, realizzo che sono i miei alunni di quinta, sorrido, e ripenso, non senza rimpianto, alle lunghe partite in oratorio.

La giornata si conclude dopo l'allenamento; nello spogliatoio un compagno più grande racconta un episodi avvenuto circa quindici anni prima. Niente di particolare un salvatggio miracoloso durante una partita di pallavolo. L'entusiasmo e l'orgoglio con cui ne parlava però erano davvero coinvolgenti, un ricordo indelebile anche per lui in questo giovedì di tuffi nel passato. Bisogna sempre guardare avanti? Ma se la strada percorsa è lunga e ricca di bei ricordi ogni tanto fa bene anche voltarsi indietro.