EMOTIVI ANONIMI
Les Émotifs anonymes
Film molto piacevole con personaggi molto ben studiati e riusciti.
Non è di cero il solito fil d'amore.
Durata contenuta; adatto a chi non ha molto tempo o è già stanco la sera.
Potrete ritrovarvi nell'impaccio dei due protagonisti e sorridere di situazione che magari sono capitate anche a voi.
In fondo, poi, ognuno ha la sua anima gemella e quando la trova sarà tutto molto più chiaro e semplice.
★★★★★★★✰✰✰
Le parole volano via, si cancellano, si dimenticano; con l'ardire di metterle per iscritto affinchè non svaniscono nel tempo, creo questo Blog, perchè anch'io, un giorno, non faccia la stessa fine.
sabato 1 settembre 2012
LA VALIGIA SUL LETTO
Ho comprato una valigia. La mia mitica borsa marchiata "La Gazzetta dello Sport" si è rotta di ritorno da Rodi l'estate scorsa. Me l'avevano mandato solo per aver risposto ad un questionario telefonico; mi ha accompagnati per anni ed anni in tantissimi posti.
Ho comprato un trolley per andare a Sharm el-Sheikh, così anche in aereoporto faccio meno fatica.
Ne ho preparate tante quest'anno di valigie. Cioè più che valigie di solito sono borse o borsoni.
Succede che se devo ripartire presto, diciamo ad una settimana di distanza, la borsa rimanga sul letto libero di fianco al mio senza così togliere tutta l'oggettistica da viaggio che mi porto sempre dietro. Come già detto quest'estate è capitato diverse volte. Prima di tutto i quasi due bei giorni passati a Cesenatico (di cui ho già trattato in in questo post); come al solito ho portato un sacco di cose superflue: sarebbero bastati costume, jeans e maglietta. Di contro sono tornato più arricchito, senza peso in più nella borsa però.
A luglio poi sono andato in Trentino a Canazei e in Friuli a Lignano. Ho partecipato a due settimane di camp della "Sports Promotion". A Canazei sono andato da accompagnatore per il secondo anno. Tempo non clementissimo ma comunque divertimento assicurato. In una settimana ho anche fatto più attività fisica che in tutta l'estate: tre sfide a calcio (Foti 1 - Villa Emma 2) e una a beach volley dove l'accoppiata superboss Foti e il sottoscritto si è dimostrata ancora vincente nonostante i quotati avversari. A Lignano esperienza nuova, gente nuova e ambiente nuovo; da accompagnatore mi trasformo in istruttore multisport. Il clima al mare è molto più rilassato rispetto alla montagna, più che un camp è una vacanza vera e propria, anche per noi in fondo, non solo per bambini e ragazzi. Il superboss nell'unica sfida della settimana a calcio sa con chi deve giocare se vuole vincere ed infatti gli avversari sono asfaltati, nonostante la temperatura tropicale.
Tra queste due settimane cinque giorni soli a casa, con la valigia sul letto e la testa alla 12 ore di pallavolo che incombe al mio ritorno.
La valigia rimane lì, aperta per poco più di una settimana perchè il 29 luglio è la volta di partire per la Sardegna per accompagnare gli adolescenti dell'oratorio. E' la terza volta che vado nella bella isola del mar Tirreno. E' un po' come tornare a casa, perchè in Sardegna c'è un ambiente particolare e le indimenticabili settimane trascorse anni fa hanno ritagliato un posto particolare tra i miei affetti per quest'arida isola. Un viaggio infinito per autostrade e mare; poi cinque giorni (ebbene si solo cinque). In mezzo spiagge da sogno, Cagliari, il servizio alla mensa dei poveri, i nuraghi e tanti ricordi divertenti che spero aiutino quei ragazzi a crescere.
Neanche ventiquattr'ore a casa ed è il momento d'andare a Verona dove per me, Marika, Anna e Nose c'è un aereo pre l'Egitto. Cioè c'era un aereo... perchè la prima notte la trascorriamo a Verono in albergo perchè il nostro volo parte con quindici ore di ritardo. Anche chiamarla notte è esagerato: la sveglia suona, infatti, alle 2.45 del mattino! Finalmente arriviamo a Sharm el-Sheikh, ci attenderanno due settimane tra deserti, monti, mare, pesci, narghilé, piscina, sabbia, beduini, guide, barriera corallina, egiziani che voglio fregarti, egiziani che vogliono conoscerti ed egiziani che non ti capiscono. Naturalmente la presenza di Marika ha reso ancora più bella e speciale questa vacanza e per questo la ringrazio.
Io ormai sono già in fase preparazione per la Pro Patria e dopo una settimana di borse ne ho già preparate fin troppe. Certo Sharm el-Sheikh era un'altra cosa rispetto a Busto Arsizio!
E così inizia un'altro anno. Borse su borse da preparare: allenamenti, allenamenti e ancora allenamenti.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. Il viaggio della vita. Avanti così.
Ho comprato un trolley per andare a Sharm el-Sheikh, così anche in aereoporto faccio meno fatica.
Ne ho preparate tante quest'anno di valigie. Cioè più che valigie di solito sono borse o borsoni.Succede che se devo ripartire presto, diciamo ad una settimana di distanza, la borsa rimanga sul letto libero di fianco al mio senza così togliere tutta l'oggettistica da viaggio che mi porto sempre dietro. Come già detto quest'estate è capitato diverse volte. Prima di tutto i quasi due bei giorni passati a Cesenatico (di cui ho già trattato in in questo post); come al solito ho portato un sacco di cose superflue: sarebbero bastati costume, jeans e maglietta. Di contro sono tornato più arricchito, senza peso in più nella borsa però.
A luglio poi sono andato in Trentino a Canazei e in Friuli a Lignano. Ho partecipato a due settimane di camp della "Sports Promotion". A Canazei sono andato da accompagnatore per il secondo anno. Tempo non clementissimo ma comunque divertimento assicurato. In una settimana ho anche fatto più attività fisica che in tutta l'estate: tre sfide a calcio (Foti 1 - Villa Emma 2) e una a beach volley dove l'accoppiata superboss Foti e il sottoscritto si è dimostrata ancora vincente nonostante i quotati avversari. A Lignano esperienza nuova, gente nuova e ambiente nuovo; da accompagnatore mi trasformo in istruttore multisport. Il clima al mare è molto più rilassato rispetto alla montagna, più che un camp è una vacanza vera e propria, anche per noi in fondo, non solo per bambini e ragazzi. Il superboss nell'unica sfida della settimana a calcio sa con chi deve giocare se vuole vincere ed infatti gli avversari sono asfaltati, nonostante la temperatura tropicale.
Tra queste due settimane cinque giorni soli a casa, con la valigia sul letto e la testa alla 12 ore di pallavolo che incombe al mio ritorno.Neanche ventiquattr'ore a casa ed è il momento d'andare a Verona dove per me, Marika, Anna e Nose c'è un aereo pre l'Egitto. Cioè c'era un aereo... perchè la prima notte la trascorriamo a Verono in albergo perchè il nostro volo parte con quindici ore di ritardo. Anche chiamarla notte è esagerato: la sveglia suona, infatti, alle 2.45 del mattino! Finalmente arriviamo a Sharm el-Sheikh, ci attenderanno due settimane tra deserti, monti, mare, pesci, narghilé, piscina, sabbia, beduini, guide, barriera corallina, egiziani che voglio fregarti, egiziani che vogliono conoscerti ed egiziani che non ti capiscono. Naturalmente la presenza di Marika ha reso ancora più bella e speciale questa vacanza e per questo la ringrazio.
Io ormai sono già in fase preparazione per la Pro Patria e dopo una settimana di borse ne ho già preparate fin troppe. Certo Sharm el-Sheikh era un'altra cosa rispetto a Busto Arsizio!
E così inizia un'altro anno. Borse su borse da preparare: allenamenti, allenamenti e ancora allenamenti.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. Il viaggio della vita. Avanti così.
mercoledì 22 agosto 2012
IL MIO TIFOSO NUMERO UNO
In famiglia era "il greco". Senza troppa fantasia perchè era proprio nato in Grecia, ad Atene. Da piccolo la cosa mi affascinava e inorgogliva parecchio; l'idea di avere uno zio "straniero" faceva molto esotico e particolare. Solo di recente ho scoperto che suo padre fece il servizio militare nella capitale ellenica e lì conobbe Sophia (o Sofia): quando si dice che le guerre non portano solo del male.
Vedevo spesso lo zio Stamatius da piccolo, il terreno dietro casa mia è suo e lì teneva il suo orto e qualche animale, tra cui diversi tacchini. Capitava spesso d'andare a fargli visita o che lui passasse da casa se aveva bisogno di qualcosa. Poi, siccome il terreno è chiuso fra le case, entrava solitamente dal nostro cancello con la sua inconfondibile bicicletta. Negli ultimi anni non riusciva più a seguirlo e allora ci pensavano i figli.
Ricordo mio zio perchè era il mio tifoso numero uno. Davvero! Non so quando mi abbia visto giocare, ma ogni volta che ci incontravamo mi riempiva di complimenti sulla mia bravura come portiere, con una convinzione che nemmeno io stesso potevo mostrare. Sicuro delle mie capacità si era più volte scherzosanmnente offerto per allenarmi personalmente, dicendomi di lasciar perdere mio papà (decisamente più critico) e che avrei potuto fare carriera con lui. Chissà poi in quale occasione mi avesse visto giocare...non lo so proprio.
Ero lo zio più anziano, avendo dieci anni in più della zia Mariangela (sua moglie) ed essendo lei la più grande delle sorelle di mio papà. Era bello parlargli aveva il sorriso negli occhi.
Un saluto allo zio Stamatius, il "Greco", che se ne è andato per sempre, dopo i mie nonni il primo lutto da elaborare in famiglia. Ultimamente non lo si vedeva spesso, ma comunque mi mancherà.
Ciao Zio! Efharisto!
Vedevo spesso lo zio Stamatius da piccolo, il terreno dietro casa mia è suo e lì teneva il suo orto e qualche animale, tra cui diversi tacchini. Capitava spesso d'andare a fargli visita o che lui passasse da casa se aveva bisogno di qualcosa. Poi, siccome il terreno è chiuso fra le case, entrava solitamente dal nostro cancello con la sua inconfondibile bicicletta. Negli ultimi anni non riusciva più a seguirlo e allora ci pensavano i figli.
Ricordo mio zio perchè era il mio tifoso numero uno. Davvero! Non so quando mi abbia visto giocare, ma ogni volta che ci incontravamo mi riempiva di complimenti sulla mia bravura come portiere, con una convinzione che nemmeno io stesso potevo mostrare. Sicuro delle mie capacità si era più volte scherzosanmnente offerto per allenarmi personalmente, dicendomi di lasciar perdere mio papà (decisamente più critico) e che avrei potuto fare carriera con lui. Chissà poi in quale occasione mi avesse visto giocare...non lo so proprio.
Ero lo zio più anziano, avendo dieci anni in più della zia Mariangela (sua moglie) ed essendo lei la più grande delle sorelle di mio papà. Era bello parlargli aveva il sorriso negli occhi.
Un saluto allo zio Stamatius, il "Greco", che se ne è andato per sempre, dopo i mie nonni il primo lutto da elaborare in famiglia. Ultimamente non lo si vedeva spesso, ma comunque mi mancherà.
Ciao Zio! Efharisto!
sabato 23 giugno 2012
L'ISOLA CHE NON C'E'
In mezzo, come se si trattasse di un bel sogno, un weekend lampo a Cesenatico. Era destino ci dovessi andare quest'anno evidentemente, nonostante il flop organizzativo del Fritto Misto.
Il venerdì sera, stanco, dopo una settimana di camp e torneo, l'idea di dover guidare per 350 Km fino in riviera per rimanere meno di quarantotto ore in compagnia di persone che conosco appena non mi attirava più di tanto...anzi.
Domenica pomeriggio al momento dei saluti, invece, mi scocciava tremendamente lasciare quei posti e quelle persone con troppe ore di anticipo. Avrei desiderato rimanere ancora lì spensierati e insieme. Sicuramente non è l'isola senza lavoro e soldi che sogna Marco, ma si stava molto bene comunque. Un'allegra compagnia, unita da un comune interesse per la pallavolo, tutti con età e provenienza differente, ognuno con una storia diversa da raccontare.
Non so cosa a reso quel weekend così speciale. Certo che il fatto di dormire in camerata tutti insieme, non avere orarie limitazioni di alcuna sorta, ridere e divertirsi in continuazione, credo abbia contribuito a renderlo così indimenticabile.
Voglio ricordare le partite a beach (anche se no ho vinte poche), la cena infiinita lungo il canale sabato sera, i discorsi pseudofilosofici con Anna-Marco-Massimo, la liquirizia, il mini campo di racchettoni, la complicità di Marika, la comicità di Alessio e la sua bravura con palla, la raffinatezza di Safaa, la complicità delle sei "Albine", le visite di Francesca, Luca campione di canottaggio e la sua onestà, Letizia, le piadine e le "biciclette", il recupero delle chiavi in ostello, le colazioni in spiaggia, il corsocanale di Cesenatico e tutti i nuovi amici.
Credo che i weekend e le vacanze che ci organizziamo e decidiamo di fare sono lo specchio della vita che vorremmo. Concordo con Marco, sarebbe bello vivere così; lavorare quando c'è qualcosa da fare tutti insieme e poi passare il resto del tempo come se si fosse perennemente in vacanza. Sarebbe come un'isola felice. Sarebbe come un sogno.
Chissà quei due giorni a Cesenatico se eran sogno o realtà.
sabato 9 giugno 2012
EURO 2012: POLONIA & UCRAINA
Oggi iniziano gli Europei. E' da un paio d'anni che li aspettavo. Mi ero anche assicurato i biglietti per le prime tre partite dell'Italia.
C'è chi pagherebbe fior di quattrini per essere lì a vedere la propria nazionale di calcio!
Io ho pagato 42€ per NON essere lì.
Strana la vita a volte.
Certe cose fanno sorridere.
:-)
P.S.: non mi dispiace più di tanto comunque; mi sarei perso un'altra partita ben più importante. Tiferò ITALIA da casa!
C'è chi pagherebbe fior di quattrini per essere lì a vedere la propria nazionale di calcio!
Io ho pagato 42€ per NON essere lì.
Strana la vita a volte.
Certe cose fanno sorridere.
:-)
P.S.: non mi dispiace più di tanto comunque; mi sarei perso un'altra partita ben più importante. Tiferò ITALIA da casa!
giovedì 10 maggio 2012
IL 10 MAGGIO
10 maggio 1999, Liceo Scientifico "G. Terragni", si sta per concludere il mio primo anno di scuola superiore. E' da poco iniziato l'intervallo, sono quindi da poco passate le 11.00. Mi trovo all'ultimo piano dell'edificio, lì c'è la mia classe: la 1^A. Sullo stesso piano ci sono terze e quinte in cui ci sono ragazzi del mio paese, cioè per meglio dire, della mia parrocchia. Sono più che amici, sono quasi come fratelli; in fondo facciamo parte di una grande famiglia. Li vedo tristi, molto tristi. Mi chiamano in disparte. Mi devono dare una brutta notizia. E' successo.
A distanza di tredici anni quel momento rimane indelabile nella mia mente, forse perchè ha lasciato una cicatrice profonda nel mio cuore. Per ricordarlo, oggi, pubblico uno scritto di Riccardo Piatti che ho tenuto per anni salvato sul computer.
A distanza di tredici anni quel momento rimane indelabile nella mia mente, forse perchè ha lasciato una cicatrice profonda nel mio cuore. Per ricordarlo, oggi, pubblico uno scritto di Riccardo Piatti che ho tenuto per anni salvato sul computer.
Ciao Don, stasera non vengo alla tua Messa, a dir la verità è un po' che non ci vengo, sarò in oratorio per una riunione, penso gradirai, forse anche di più."Una sera di Maggio normale, mentre il sole manda un ultimo raggio, ed un ricordo sopito. Uno sguardo, una foto, e il pensiero corre indietro… è tredici anni che sei partito.Quel giorno per me i timori erano per una Maturità ormai alle porte ed un futuro incerto e ingombrante e per te che ancora non si sapeva. Poi alla notizia che tu te n’eri andato, partito… morto, ho riso perché istintivamente convinto che si trattasse di un macabro scherzo, perché tu non te ne saresti mai andato, tu non dovevi andare. Che dolore, che strazio, però, vederti lì freddo e immobile, quando tu freddo e immobile non lo sei mai stato, e si continuava a pensare che era tutto finto, che ti fossi assentato per un po’, ma che a momenti ti saresti rialzato e avresti ripreso a dirigere il coro, a darci un copione da recitare, a preparare l’incontro di AC o l’attività oratoriana domenicale o a progettare qualche iniziativa missionaria. Quel riso e quella sensazione erano solo reazioni infantili per esorcizzare una paura e il dolore per la tua morte. E invece eri partito…per sempre.E’ tredici anni che sei partito e ci siamo dovuti arrangiare, consapevoli più o meno della superiorità della vita che va avanti, oltre il sentimento umano; siamo cresciuti, riprendendo a vivere senza un amico, una guida, tutti storditi dal tuo addio precoce. Tutti hanno continuato il proprio cammino percorrendo strade diverse, cercando di conciliare domande interiori con la quotidianità di tutti i giorni. Qui, tutti si sono dati da fare, forse per dimostrarti che ciò che ci dicevi non è stato buttato via, ma che in un modo o nell’altro l’abbiamo fatto fruttare. Qualcuno si è sposato, qualcuno si è laureato, qualcuno è stato addirittura in Africa, qualcuno è diventato prete, qualcuno ha messo su famiglia. Hanno cantato che lo spettacolo deve continuare e l’abbiamo continuato, ma senza di te, il tuo ruolo è rimasto vacante. Nessuno ha preso il tuo posto, ma tutti hanno trovato un posto nel proprio cuore per tenerti vicino.E’ tredici anni che sei partito… e ogni tanto torna una nostalgica e malinconica voglia di rivederti e di sentirti, perché manchi, manchi con le tue parole, con i tuoi profondi occhi, con le tue tirate d’orecchi, con i tuoi giochi, con i tuoi cinque impegni settimanali che ci affidavi, con le tue cantate e le tue idee, i tuoi progetti e quell’entusiasmo che avevi e non basta quella tua foto sul comodino che guarda lontano dove tu ci insegnavi a guardare.E ora che parli ai santi e nascondi il pallone sotto la veste mentre giochi a calcio con gli angeli, e oggi che perdo un po’ di entusiasmo, oggi che Dio c’è, ma faccio fatica a capirlo e a sentirlo, e oggi che ti vedo in questa foto ricordo, oggi vorrei tornare solo un momento a sedermi di fianco a te e ascoltarti ancora una volta…Scende una lacrima che mi riga la guancia, segna un ricordo a ritroso tra noi e te, tra te e un Dio che ti ha voluto vicino troppo presto, una lacrima che è un viaggio che abbiamo continuato a percorrere soli con la tua foto ricordo nel cuore.
Ciao Don, e se per caso passi ancora di qua, facci sapere in quale stazione, in quale aeroporto, in quale fermata che sicuramente verremo a prenderti."
venerdì 17 febbraio 2012
GIORNI CHE TI SEGNANO
26 aprile 2001: sono passati più di dieci anno ormai ma quello è stato un giorno importante nella mia esistenza. So per certo che è stata una svolta, un punto di arrivo e uno di partenza, altro che maggiore età. Da quel lontano giorno ho smesso di essere in un certo modo e ho iniziato ad essere in un altro. E' bastato un istante, un momento, una frazione di secondo; il ragazzino che ero è rimasto forse lì sull'asfalto.Cito Jovanotti:
"...E ogni cicatrice è un autografo di Dioe J-Ax:
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio..."
"...ho la casa disegnata, da bombole spray
ho la faccia segnata, ma non me ne vado mai
io ho più stile, senza sapere perchè, più stile
ogni defetto mi da più stile..."
mercoledì 8 febbraio 2012
STILI DI VITA
Cosa hai fatto oggi?
E' passata una giornata intera e stanco vai a letto; hai relamente vissuto come avresti voluto?
Sei sicuro di non aver sprecato le ultime ventiquattro ore?
Quel tempo passato in colonna chiuso in auto ogni giorno ti sembra tempo speso bene?
Cosa hai fatto oggi? Hai lavorato? E ieri? Hai lavorato? Seppur il tuo lavoro ti possa piacere infinitamente non è sempre quello che vorresti fare ogni giorno!
E' la pura verità. Anzi è la pura realtà. Trascorriamo le noste vite lavorando. Perchè esistono i weekend? Perchè tutto il resto dell'anno si lavoro e le giornate sono uguali. Mi irrita chi mi dice "Buon WeekEnd!" o "Buon Fine Settimana!": sottointende che il resto della settimana è una merda (scusate il termine).
Ma questo è l'unico modo di vivere? Chi ce lo impone?
Le cose.
Di recente ho letto un libro di Simone Perotti "Adesso Basta" che consiglio a chi si sia fatto almeno qualche volta almeno una di queste domande.
I beni ci obbligano a lavorare. Ogni giorno.
Il boom economico dopo "lo svago" degli anni '70 ha portato a mitizzare i beni di consumo, portando ad intendere la vita lavorativa, e quindi benestante, come la migliore possibile. Noi continuiamo su questa strada, senza nemmeno rifletterci un pochino, senza accorgercene dilapidiamo la nostra unica possibilità in questo mondo.
Ma è possibile uscire da questo sistema? Come fare a vivere senza lavoro? Belle domande! Io sto ancora cercando di capirci qualcosa, ma senza dubbio ho rivalutato la mia posizione attuale; la mia professione mi da del tempo libero, non lavoro quasi mai otto ore al giorno e cambio spesso luogo di lavoro (campo, palestra, scuola, asilo). Mi dà di che vivere e mi lascia una certa libertà. Comunque mi opprime. Gli anni passano facendo le stesse cose.
C'è "crisi". Cos'è la crisi? Da dove viene? Credo sia la conseguenza ultima del nostro modo di vivere basato sul denaro, sul lavoro e su tenori di vita che non ci possiamo permettere. La crisi porta alla povertà economica, quando però quella culturale e sociale sono già diffuse da un pezzo.
Il nostro presidente del consiglio Monti ha detto che cambiare lavoro ogni tanto è sicuramente meglio del "posto fisso". Grazie a questa affermazione la mia stima nei sui confronti è aumentata. Non quella della stragrande maggioranza degli italiani che dopo l'ennesima giornata lavorativa sono tornati nel loro appartamento pagato col mutuo a guardare la televisione sul divano mentre la loro mogliettina lavava i piatti e sono inorriditi di fronte a chi minacciava le loro certezze.
E' passata una giornata intera e stanco vai a letto; hai relamente vissuto come avresti voluto?
Sei sicuro di non aver sprecato le ultime ventiquattro ore?
Quel tempo passato in colonna chiuso in auto ogni giorno ti sembra tempo speso bene?
Cosa hai fatto oggi? Hai lavorato? E ieri? Hai lavorato? Seppur il tuo lavoro ti possa piacere infinitamente non è sempre quello che vorresti fare ogni giorno!
E' la pura verità. Anzi è la pura realtà. Trascorriamo le noste vite lavorando. Perchè esistono i weekend? Perchè tutto il resto dell'anno si lavoro e le giornate sono uguali. Mi irrita chi mi dice "Buon WeekEnd!" o "Buon Fine Settimana!": sottointende che il resto della settimana è una merda (scusate il termine).
Ma questo è l'unico modo di vivere? Chi ce lo impone?
Le cose.
Di recente ho letto un libro di Simone Perotti "Adesso Basta" che consiglio a chi si sia fatto almeno qualche volta almeno una di queste domande.
I beni ci obbligano a lavorare. Ogni giorno.
Il boom economico dopo "lo svago" degli anni '70 ha portato a mitizzare i beni di consumo, portando ad intendere la vita lavorativa, e quindi benestante, come la migliore possibile. Noi continuiamo su questa strada, senza nemmeno rifletterci un pochino, senza accorgercene dilapidiamo la nostra unica possibilità in questo mondo.
Ma è possibile uscire da questo sistema? Come fare a vivere senza lavoro? Belle domande! Io sto ancora cercando di capirci qualcosa, ma senza dubbio ho rivalutato la mia posizione attuale; la mia professione mi da del tempo libero, non lavoro quasi mai otto ore al giorno e cambio spesso luogo di lavoro (campo, palestra, scuola, asilo). Mi dà di che vivere e mi lascia una certa libertà. Comunque mi opprime. Gli anni passano facendo le stesse cose.
C'è "crisi". Cos'è la crisi? Da dove viene? Credo sia la conseguenza ultima del nostro modo di vivere basato sul denaro, sul lavoro e su tenori di vita che non ci possiamo permettere. La crisi porta alla povertà economica, quando però quella culturale e sociale sono già diffuse da un pezzo.
Il nostro presidente del consiglio Monti ha detto che cambiare lavoro ogni tanto è sicuramente meglio del "posto fisso". Grazie a questa affermazione la mia stima nei sui confronti è aumentata. Non quella della stragrande maggioranza degli italiani che dopo l'ennesima giornata lavorativa sono tornati nel loro appartamento pagato col mutuo a guardare la televisione sul divano mentre la loro mogliettina lavava i piatti e sono inorriditi di fronte a chi minacciava le loro certezze.
giovedì 2 febbraio 2012
LA NEVE SE NE FREGA
Stasera mi sono concesso uno dei piaceri della vita: camminare sotto la neve per le vie del paese. Non è che sono uscito apposta, dovendo andare ad allenamento in palestra ne ho approfittato per godere un pò di questa rarità. Un silenzio irreale accompagna le vie del paese quando è avvolto dalla neve, anche le macchine sembrano fare meno rumore, forse perchè vanno più piano e i giri del motore sono più bassi; i piedi nelle scarpe fanno meno rumore, ma comunque sono l'unico suono che mi accompagna nella mia breve passeggiata. Con la neve tutto sembra più pulito, più luminoso, più puro. Il bianco che ricopre ogni cosa rende tutto e tutti più simili e più vicini.
Come il titolo di un romanzo di Ligabue, la neve quano scende in un certo senso se ne frega. Non le interessa niente dei tui appuntamenti, della tua fretta, di quello che devi fare e dei tuoi orari. Lei scende incessante ed è pronta a scombinarti piacevolmente tutti i piani. La neve se ne frega di tutti e di tutto. Però è anche buona, in fondo, ti restituisce un po' di tempo, ti fa apprezzare la lentezza del camminare e la saggezza del partire prima e del fare le cose con calma. Ti ricorda che è bello giocare coi bambini e che un po' di esercizio fisico (con la pala) fa sempre bene. La neve ti fa apprezzare una serata inaspettatamente libera, lontana anni luce dalla solita monotonia delle nostre settimane ultra programmate; ti fa capire cosa veramente è importante. Ti fa apprezzare il silenzio; ieri sera per rispetto ho anche spento l'autoradio in macchina, quasi volessi sentire i fiocchi che cadevano nonostante i finestrini chiusi e nonostante i fiocchi non facciano rumore.
Si a me piace un sacco quando nevica, ancora di più in questa occasione in cui la temperatura si è abbassata e la neve non si scioglie, lasciando le strade bianche come in un paesino di montagna.
E non mi lamento se fa freddo o nevica, anche perchè siamo in inverno e mi sembra una cosa normale. Anzi lo vorrei tutto così l'inverno, meno grigio e più bianco, che ci insegni qualcosa, magari a fregarcene un po', proprio come la neve.
Come il titolo di un romanzo di Ligabue, la neve quano scende in un certo senso se ne frega. Non le interessa niente dei tui appuntamenti, della tua fretta, di quello che devi fare e dei tuoi orari. Lei scende incessante ed è pronta a scombinarti piacevolmente tutti i piani. La neve se ne frega di tutti e di tutto. Però è anche buona, in fondo, ti restituisce un po' di tempo, ti fa apprezzare la lentezza del camminare e la saggezza del partire prima e del fare le cose con calma. Ti ricorda che è bello giocare coi bambini e che un po' di esercizio fisico (con la pala) fa sempre bene. La neve ti fa apprezzare una serata inaspettatamente libera, lontana anni luce dalla solita monotonia delle nostre settimane ultra programmate; ti fa capire cosa veramente è importante. Ti fa apprezzare il silenzio; ieri sera per rispetto ho anche spento l'autoradio in macchina, quasi volessi sentire i fiocchi che cadevano nonostante i finestrini chiusi e nonostante i fiocchi non facciano rumore.
Si a me piace un sacco quando nevica, ancora di più in questa occasione in cui la temperatura si è abbassata e la neve non si scioglie, lasciando le strade bianche come in un paesino di montagna.
E non mi lamento se fa freddo o nevica, anche perchè siamo in inverno e mi sembra una cosa normale. Anzi lo vorrei tutto così l'inverno, meno grigio e più bianco, che ci insegni qualcosa, magari a fregarcene un po', proprio come la neve.
sabato 14 gennaio 2012
I SOGNI SON DESIDERI
Progetti, desideri e idee che sarebbe bello, prima o poi, mettere in atto:
- APRIRE UN OSTELLO CARINO IN CENTRO COMO COL PRODE FOLCI
- FARE UN BEL VIAGGETTO IN DUE IO E MARIKA
- ANDARE A VEDERE IL MILAN ALLO STADIO CON CHI MI HA TRASMESSO LA FEDE ROSSONERA, CIOE' MIO PAPA'
- APRIRE E GESTIRE UN BEERSHOP (MAGARI CON ANGOLO DEGUSTAZIONE...)
- ATTRAVERSARE GLI U.S.A. SULLA ROUTE 66 A BORDO DI UN WESTFALIA
- AVERE ANCORA PIU' TEMPO LIBERO
- ANDARE A VIVERE IN UNA CASA CON GLI AMICI
- FARE IL GIRO DEL MONDO
- RIACQUIASTARE UNA MACCHINA FOTOGRAFICA REFLEX
Iscriviti a:
Post (Atom)








