Solo ventiquatr'ore fa stavo preparanda i bagagli nella mia camera di albergo dell'hotel Atlantic di Torino Borgaro. Si concludeva così per i Giovanissimi Nazionali della Pro Patria il Torneo Internazionale Tappari. Purtroppo la sfida con la Juventus, che quasi giocava in casa, ci ha visti sconfitti. Un colpa di testa su punizione al limite dell'area ha regalato la vittoria ai bianconeri. Peccato perchè avremmo anche avuto l'occasione di pareggiare e i ragazzi ce l'hanno messa proprio tutta in campo: l'impresa è stata molto vicina questa volta.
Ma andiamo con ordine. In quattro giorni abbiamo giocato cinque partite. La prima il pomeriggio che siamo arrivati a Torino con la Biellese vinta 2-0; il secondo giorno due partite a poche ore di distanza l'una dall'altra con Aygreville e Pavia: la prima vinta 2-0 e la seconda persa amaramente 4-1. Qualificati al secondo posto del girone abbiamo superato ancora per 2-0 il giorno successivo i padroni di casa del Lucento negli ottavi di finali, ma ci siam dovuti arrendere alla Signora nei quarti di finale. Alla fine l'obiettivo di uscire dal campo a testa alta l'abiamo raggiunto, però rimane comunque l'amerezza di aver perso un'occasione. La squadra ci teneva davvero sta volta, lo testimoniano le lacrime di qualcuno negli spogliatoi.
Per pochi giorni ho provato la vita da professionista, albergo, ristorante (anche se il nostro era un self-service), pullman e campo di gioco. Il tutto reso ancora più affascinante dalla vicinanza di squadre altolocate come Atalanta, Borussia Dortmund, Padova, Torino, Albinoleffe, Pavia, Juventus, Pro Vercelli e gli stranieri del Sion e dell' Ujpest. La giornata tipo era sempre in funzione della gara: orario della colazione, passeggiata, risveglio muscolare in albergo, riunione tecnica del mister, gara e cena. Serviti e, un pochino, anche riveriti. E' stato per me un onore avere la possibilità di fare quest'esperienza. Mi son anche goduto la vita in albergo e ho iniziato a capire come mai i calciatori diventano anche campioni di videogiochi, tra ritiri e trasferte è più il tempo che si passa in camera che in campo.
Ho anche potuto ammirare da vicini preparatori e allenatori decisamente più bravi del sottoscritto. C'è da lavorare parecchio se si vuole arrivare in cima. Ma io sono pronto.
Le parole volano via, si cancellano, si dimenticano; con l'ardire di metterle per iscritto affinchè non svaniscono nel tempo, creo questo Blog, perchè anch'io, un giorno, non faccia la stessa fine.
sabato 7 gennaio 2012
lunedì 2 gennaio 2012
TANTE DONNE E UN ANGELO
Devo assolutamente metter per iscritto questi pensieri prima che la routine e la pioggia di oggi li facciano sbiadire nella mia memoria. Vi parlo di Lucia, Lilli, Daniela, ma soprattutto di Pierina, Rosi, Giovanna, Angelo, Patrizia, Adele e Anna. Vivono in Puglia e dedicano la loro vita agli altri. Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà di un centro dove vengono accolti bambini che il tribunale allontana dalle famiglie di origine. Le storie di questi bimbi hanno a che fare spesso con maltrattamenti, diseducazione e abbandono. Stare loro vicino ti riempie il cuore di gioia, l'affetto che cerchi di dare ti ritorna indietro centuplicato. E' a dir poco incredibile come si siano affezzionati a noi, che siamo andati a trovarli, in così poco tempo.
A pochi chilometri, poi, c'è chi si da da fare da anni con gli immigrati, cercando di aiutarli come può, visto che le istituzioni non riescono a capirne le reali esigenze. In fondo un pasto caldo la sera e un posto dove dormire, a volte, sono più che sufficienti. C'è chi, addirittura, nonostante possa permettersi un tenore di vita invidiabile, decide di assistere chi non ha nulla perchè questo lo rende felice.
Gli educatori, i responsabili, gli operatori che ho avuto la fortuna di conoscere sono i veri artefici di queste realtà. La loro passione, la loro abnegazione sono ammirabili; si, è vero, è il loro lavoro, ma è anche la loro missione. E' palese che queste persone siano indiscutibilmente serene, felici, consapevoli; sanno gioire della gioia altrui, mettendo da parte, qualche volta, la loro. Ma forse mi sbaglio: il mio punto di vista è egoistico, la loro gioia è la gioia altrui e per questo sono felici. Più renderanno felici i bambini, gli extracomunitari, i bisognosi che hanno accanto più loro stessi saranno felici.
Ho avuto la fortuna di poter conoscere queste isole felici dove regna la pace e l'amore. Delle vere e proprie isole, in un paese dove regna sempre più l'egoismo e la diffidenza. La cornice, poi, è fantastica: la Puglia racchiude una bellezza rurale sconvolgente. Ostuni, Lecce, Alberobello, Polignano a Mare e Castellana Grotte sono posti che consiglio spassionatamente di visistare prima o poi.
Chissà se un giorno rivedrò queste persone e quei bambini. Per ora li porto nel cuore, sperando di aver lasciato anche nei loro un buon ricordo. Il mio è ancora pieno dei loro sorrisi, primo su tutti quello sdentato della piccola Rosalina.
A pochi chilometri, poi, c'è chi si da da fare da anni con gli immigrati, cercando di aiutarli come può, visto che le istituzioni non riescono a capirne le reali esigenze. In fondo un pasto caldo la sera e un posto dove dormire, a volte, sono più che sufficienti. C'è chi, addirittura, nonostante possa permettersi un tenore di vita invidiabile, decide di assistere chi non ha nulla perchè questo lo rende felice.
Gli educatori, i responsabili, gli operatori che ho avuto la fortuna di conoscere sono i veri artefici di queste realtà. La loro passione, la loro abnegazione sono ammirabili; si, è vero, è il loro lavoro, ma è anche la loro missione. E' palese che queste persone siano indiscutibilmente serene, felici, consapevoli; sanno gioire della gioia altrui, mettendo da parte, qualche volta, la loro. Ma forse mi sbaglio: il mio punto di vista è egoistico, la loro gioia è la gioia altrui e per questo sono felici. Più renderanno felici i bambini, gli extracomunitari, i bisognosi che hanno accanto più loro stessi saranno felici.
Ho avuto la fortuna di poter conoscere queste isole felici dove regna la pace e l'amore. Delle vere e proprie isole, in un paese dove regna sempre più l'egoismo e la diffidenza. La cornice, poi, è fantastica: la Puglia racchiude una bellezza rurale sconvolgente. Ostuni, Lecce, Alberobello, Polignano a Mare e Castellana Grotte sono posti che consiglio spassionatamente di visistare prima o poi.
Chissà se un giorno rivedrò queste persone e quei bambini. Per ora li porto nel cuore, sperando di aver lasciato anche nei loro un buon ricordo. Il mio è ancora pieno dei loro sorrisi, primo su tutti quello sdentato della piccola Rosalina.
lunedì 12 dicembre 2011
UNA PARTE DI ME
Caro Signor Ladro,
lei oggi si è impossessato della mia macchina fotografica. Non era nemmeno un anno che ce l'avevo, appena sei mesi, non sapevo nemmeno usarla bene. Dentro c'erano ancora delle foto che non avevo scaricato sul computer. Lei mi ha rubato anche dei ricordi, se ne rende conto? Insieme alla mia macchina lei si è portato via un sacco di sogni, tutte quelle foto che avrei voluto fare e che non ho fatto, tutte quelle foto che avrei fatto in futuro e che no farò per causa sua. La mia bella borsa, l'obiettivo potente, cavi vari e carica batterie; solo ieri mi son portato tutto a tracolla per le vie di Milano, chi se lo sarebbe aspettato che sarebbe stato per l'ultima volta? Lei dirà: si ma in fin dei conto era solo una macchina fotografica... , e invece no, era la mia macchina fotografica, tanto desiderata, comprata dopo una lunga selezione. Il primo grande "investimento economico" perchè è venuto anche prima dell'auto. Mi aveva accompagnato in Spagna e in Grecia quest'estate. Aveva sopportato il caldo e lo sporco, producendo delle gran belle foto come ricordo di esperienze da ricordare. Mi accompagnava spessissimo anche se qualche volto mi dimenticavo di caricarla. Chissà dove sarà adesso, chissà cosa ne faranno, chissa se la stanno trattando bene. Forse verrà venduta... mi auguro almeno a qualcuno che la tratti bene. Chissà quelle mie foto che ho perduto, chissà se qualcuno le vedrà mai.
Ora sullo scaffale in ordine è rimasto uno spazio vuoto dove prima c'era la mia bella borsa della Nikon con macchina e obiettivo dentro. Mi chiedo ma perchè proprio a me doveva venire a rubare lei! Ma perchè non l'ho lasciata sul sedile dell'auto la borsa con la macchina fotografica ieri sera...
Sono davvero triste e inorridito. E' davvero inquietante che qualcuno abbia violato l'intimità della nostra casa e che mi abbia preso qualcosa a cui tenissi davvero molto.
Caro Signor Ladro, sa cosa le dico? almeno poteva prendersi anche il librone sulla fotografia che c'è sul mio comodino, guardarlo adesso è come una pugnalata al cuore.
lei oggi si è impossessato della mia macchina fotografica. Non era nemmeno un anno che ce l'avevo, appena sei mesi, non sapevo nemmeno usarla bene. Dentro c'erano ancora delle foto che non avevo scaricato sul computer. Lei mi ha rubato anche dei ricordi, se ne rende conto? Insieme alla mia macchina lei si è portato via un sacco di sogni, tutte quelle foto che avrei voluto fare e che non ho fatto, tutte quelle foto che avrei fatto in futuro e che no farò per causa sua. La mia bella borsa, l'obiettivo potente, cavi vari e carica batterie; solo ieri mi son portato tutto a tracolla per le vie di Milano, chi se lo sarebbe aspettato che sarebbe stato per l'ultima volta? Lei dirà: si ma in fin dei conto era solo una macchina fotografica... , e invece no, era la mia macchina fotografica, tanto desiderata, comprata dopo una lunga selezione. Il primo grande "investimento economico" perchè è venuto anche prima dell'auto. Mi aveva accompagnato in Spagna e in Grecia quest'estate. Aveva sopportato il caldo e lo sporco, producendo delle gran belle foto come ricordo di esperienze da ricordare. Mi accompagnava spessissimo anche se qualche volto mi dimenticavo di caricarla. Chissà dove sarà adesso, chissà cosa ne faranno, chissa se la stanno trattando bene. Forse verrà venduta... mi auguro almeno a qualcuno che la tratti bene. Chissà quelle mie foto che ho perduto, chissà se qualcuno le vedrà mai.
Ora sullo scaffale in ordine è rimasto uno spazio vuoto dove prima c'era la mia bella borsa della Nikon con macchina e obiettivo dentro. Mi chiedo ma perchè proprio a me doveva venire a rubare lei! Ma perchè non l'ho lasciata sul sedile dell'auto la borsa con la macchina fotografica ieri sera...
Sono davvero triste e inorridito. E' davvero inquietante che qualcuno abbia violato l'intimità della nostra casa e che mi abbia preso qualcosa a cui tenissi davvero molto.
Caro Signor Ladro, sa cosa le dico? almeno poteva prendersi anche il librone sulla fotografia che c'è sul mio comodino, guardarlo adesso è come una pugnalata al cuore.
venerdì 2 dicembre 2011
GIRO-VAGANDO
A poche ore dal sorteggio per i campionati europei di calcio che si terranno in Polonia ed Ucraina, mi ritrovo rinchiuso in casa con febbre e mal di gola. Questa sera sapremo, io e il mio (solito) compagno di avventura quali partite vedremo, ma soprattutto quali paesi e città vivremo in qui gioni all'est.
Da tempo volevo fermare un ricordo in queste righe. Colgo l'occasione oggi pomeriggio di narrare del nostro Interrail dell'agosto del 2009. Per nostro naturalmente intendo mio e di Andrea, unico a sposare il leggermente folle progetto.
Partiamo dall'inizio. Perchè? Dopo la fantasmagorica esperienza dell'estate del 2007 in cui intraprendemmo un viaggio dentro noi stessi e verso Santiago de Compostela, avevo ormai capito che la solita sedentaria vacanza al mare non mi bastava più. Nel 2008 feci un tentativo con la Via Francigena, pensando di ritrovare la magia spagnola, ma fu un buco nell'acqua. Quello di cui avevo bisogno era qualcosa di itinerante, in continuo movimento e alla continua scoperta. Decidemmo così di partire alla "scoperta" dell'Europa, muniti di un Pass che ci avrebbe permesso di prendere qualsiasi treno...o quasi.
Il 3 agosto 2009 partiamo con direzione Munchen; ci accompagna Zecca in auto alla stazione di Chiasso (CH). Cambiamo treno a Lugano e poi ci fermiamo qualche ora alla stazione di Zurigo. A Monaco dormiamo nell'Hostel Meininger: moderno, curato e ospitale. Siamo in camera con due australiani. Il giorno successivo ci dedichiamo alla visita della città; ricordi nitidi del parco, del suo beer-garten e del birrificio HB la sera.
Il 5 agosto si parte alla volta di Wien. Troviamo posto all'ostello Ruthensteiner, altro gran bel posto pieno di ragazzi giovani. Nel dormitorio da sei letti c'è anche una australiana (sono dappertutto questi canguri!). Il giorno stesso per errore raggiungiamo Schonbrun, mentre il mattino seguente visitiamo invece il Prater e il centro (Stephenplatze). Un ricordo piacevolessimo delle due serate in Ostello e della chiacchierata con Laura, giovane di Lione.
Il 7 agosto è la volta di prebdere il treno per Budapest. Prima vera tappa all'est. La stazione è un caos incredibile; ci lasciamo convicere per dormire in un ostello che poi si rivela essere un colleggio vuoto in estate, una desolazione unica... Visitiamo Pest, il belvedere, attraversiamo il Danubio e poi affamati ci mangiamo una pizza in piazza con un paio di birre. Il giorno successivo bagno delle famose terme del Gellert, uno spettacolo unico, un posto davvero indescrivibile, sembrava quasi di nuotare in una chiesa. Di nuovo in centro per gli ultimi monumenti, poi relax al parco. E' il già il momento di riprendere il treno, fortunatamente passiamo una sola notte in quel tetro casermone del nostro Ostello.
Treno con cuccette per Krakow. Viste le mie dimensioni e l'anzianità del treno il viaggio non è sicuramente dei migliori, ma ci permette di recuperare ore sulla tabella di marcia e di provare anche questa esperienza.
Alle 6.33 del 9 agosto siamo a Cracovia. Una ricerca meticolosa degli Ostelli su internet ci porta verso il centro al Mama's. Il posto è incredibile, molto accogliente e a misura di travellers. Decidiamo di fermarci tre notti per riprenderci un pò dalla stanchezza, anche se ci toccherà cambiare camera ogni mattina! Di Cracovia voglio assolutamente ricordare: il quartiere ebraico, la Messa in polacco, la cena al self-service "Chimera" col succo di carota, la serata "vodka", la visita ad Auschwitz-Birkenau, la cena a base di Piroghi, la miniera di sale di Wielizcka e i suoi 380 scalini e il sosia di Ago. Se mai ripasseremo da Cracovia sappiamo sicuramente dove alloggiare!
Il 12 agosto è la volta di dirigersi verso Prague. La sveglia suona alle 5.45, siamo noi a svegliare la tipa della reception che dorme sul bancone per poter fare il checkout. Spesi gli ultimi Zloti in schifezze per il viaggio ci attende un lungo viaggio nello stesso scompartimento con due interrailers inglesi. Decidiamo di fermatci al Traveller's Hostel; posto un po' infelice, ma, in fondo, non può mica andarci sempre bene... Camera da tre con un attempato ciclista Olandese che ci ricorda vagamente un bel attore americano. Visitiamo la città, io ci sono già stato anni prima per un capodanno. Ci facciamo guidare dalla guida (a questo serve in effetti): muro di John Lennon, ponte, bambin Gesù di Praga e cena in un ristorantino. Niente Jazz Club, pochi soldi e molto sonno. Mi faccio al barba finalmente. Il giorno dopo è dedicato alla visista del castello e della cattedrale di S.Vito.
Il 14 agosto ci dirigiamo verso Berlin. Il treno è fantastico, già si capisce la bellezza e la funzionalità dei traporti tedeschi. Ci accoglie la HBF, mostruosa stazione dei treni berlinese con binari a vari livelli. Ci sistemiamo all'East Seven, ostello molto carino e curato; ci dirigiamo quindi verso il duomo, i suoi giardiini e la Porta di Brandeburgo dove c'è il villaggio dei Mondiali di Atletica che iniziaranno il giorno successivo. Dopo la cena in ostello incontriamo due ragazzi canadesi che avevamo già visto a Cracovia! Il mattiino seguente di buon ora attendiamo mio cugino Marco che, vivendo a Berlino, ci accompagnerà per la giornata e ci ospiterà nel suo appartamento per la notte. Riusciamo a vedere il Muro, a fare un ricchissimo Brunch, a bere un birra al Sony Center, ad assistere al 20 Km di marcia dei Mondiali di Atletica e a mangiare un buonissimo kebab da Alì Babà. Riusciamo a prenotare a casa di Marco gli ostellii per Amsterdam e Parigi. Cena con Hamburger e patitine (alla faccia del mangiare sano) e quindi film "Mama mia!" in lingua originale.
Il mattino seguente, è il 16 agosto, prendiamo un bus che ci porta alla stazione centrale. lasciamo la bella Berlino con un pò di rammarico. Tappa a Duisburg e quindi rotta verso Amsterdam. Non senza qualche difficolta riusciamo a trovare il nostro ostello tra canali e viuzze molto simili. L'ostello non è un granchè, si sviluppa in verticale come quasi tutte le abitazioni qua, e naturalmente noi siamo all'ultimo piano. in due giorno riusciam a mangiare sempre male, a vedere il museo di Van Gogh, a riposarci al parco, a passare per il quartiere a luci rosse e a trovare la casa di Anna Frank.
Il 18 agosto ritorniamo alla stazione di Amsterdam senza sbagliare strada. Abbiamo due cambi di treni da fare: ad Anversa e a Lille. Nel viaggio verso Anversa da segnalare che partecipo ad uno scherzo telefonico tra due ragazzi molto "raffinati".
Il nostro ostello è nella tranquilla Montmartre, in camera con noi c'è anche un italiano (Antonino) che ci accompagna dopo cena al Sacre Cuor, a Pigalle, e in zona Moulin Rouge. Il 19 è dedicato alla visita del Louvre, giardini di Touleries, Camps Elysées, Arc de Triomphe e Tour Eifelle; la sera dopo cena prendiamo una birra al bar del film "Il favoloso mondo di Amelie". Il 20 agosto ci dirigiamo a Versailles, mi colpiscono più i giardini che la reggia vera e propria. Il pomeriggio ci rechiamo al cimitero di Pere Lachaise con le sue tombe famose. Il giorno seguente è dedicato al Musee d'Orsay, Notre Dame, Giardini di Lussemburgo, Centre Pompidou.
Decidiamo che l'ultima sera di questo avventuroso viaggio la trascorreremo ai piedi della Tour Eifelle illuminata, davvero suggestiva quando viene fatta sbriluccicare. Domani si torna a casa, il nostro viaggio è finito.
Il 22 agosto ci dirigiamo verso Como. Con quattro treni (Paris est-Basilea; Basilea-Zurigo; Zurigo-Lugano; Lugano-Como) e un autobus (Como-Lurate Caccivio) riusciamo a tornare a casa indipendentemente.
In venti giorni abbiamo visitato più stati che nel resto della nostra vita, abbiamo avuto in mano un sacco di monete diverse dalla nostre e abbiamo sentito parlare svariate lingue. Abbiamo incontrato un sacco di giovani viaggiatori col desiderio di conoscere gli altri e il mondo; ci siamo resi conto che il mondo è davvero grande e vale assolutamente la pena di girarlo tutto. Ci siamo messi in gioco e siamo stati ripagati con una esperienza incredibile.
Ho scritto questo lunghissimo post per ringraziare Andrea, il mio compagno d'avventura, e perchè questi ricordi non vadano persi nel tempo come lacrime nella pioggia.
Da tempo volevo fermare un ricordo in queste righe. Colgo l'occasione oggi pomeriggio di narrare del nostro Interrail dell'agosto del 2009. Per nostro naturalmente intendo mio e di Andrea, unico a sposare il leggermente folle progetto.
Partiamo dall'inizio. Perchè? Dopo la fantasmagorica esperienza dell'estate del 2007 in cui intraprendemmo un viaggio dentro noi stessi e verso Santiago de Compostela, avevo ormai capito che la solita sedentaria vacanza al mare non mi bastava più. Nel 2008 feci un tentativo con la Via Francigena, pensando di ritrovare la magia spagnola, ma fu un buco nell'acqua. Quello di cui avevo bisogno era qualcosa di itinerante, in continuo movimento e alla continua scoperta. Decidemmo così di partire alla "scoperta" dell'Europa, muniti di un Pass che ci avrebbe permesso di prendere qualsiasi treno...o quasi.
Il 3 agosto 2009 partiamo con direzione Munchen; ci accompagna Zecca in auto alla stazione di Chiasso (CH). Cambiamo treno a Lugano e poi ci fermiamo qualche ora alla stazione di Zurigo. A Monaco dormiamo nell'Hostel Meininger: moderno, curato e ospitale. Siamo in camera con due australiani. Il giorno successivo ci dedichiamo alla visita della città; ricordi nitidi del parco, del suo beer-garten e del birrificio HB la sera.
Il 5 agosto si parte alla volta di Wien. Troviamo posto all'ostello Ruthensteiner, altro gran bel posto pieno di ragazzi giovani. Nel dormitorio da sei letti c'è anche una australiana (sono dappertutto questi canguri!). Il giorno stesso per errore raggiungiamo Schonbrun, mentre il mattino seguente visitiamo invece il Prater e il centro (Stephenplatze). Un ricordo piacevolessimo delle due serate in Ostello e della chiacchierata con Laura, giovane di Lione.
Il 7 agosto è la volta di prebdere il treno per Budapest. Prima vera tappa all'est. La stazione è un caos incredibile; ci lasciamo convicere per dormire in un ostello che poi si rivela essere un colleggio vuoto in estate, una desolazione unica... Visitiamo Pest, il belvedere, attraversiamo il Danubio e poi affamati ci mangiamo una pizza in piazza con un paio di birre. Il giorno successivo bagno delle famose terme del Gellert, uno spettacolo unico, un posto davvero indescrivibile, sembrava quasi di nuotare in una chiesa. Di nuovo in centro per gli ultimi monumenti, poi relax al parco. E' il già il momento di riprendere il treno, fortunatamente passiamo una sola notte in quel tetro casermone del nostro Ostello.
Treno con cuccette per Krakow. Viste le mie dimensioni e l'anzianità del treno il viaggio non è sicuramente dei migliori, ma ci permette di recuperare ore sulla tabella di marcia e di provare anche questa esperienza.
Alle 6.33 del 9 agosto siamo a Cracovia. Una ricerca meticolosa degli Ostelli su internet ci porta verso il centro al Mama's. Il posto è incredibile, molto accogliente e a misura di travellers. Decidiamo di fermarci tre notti per riprenderci un pò dalla stanchezza, anche se ci toccherà cambiare camera ogni mattina! Di Cracovia voglio assolutamente ricordare: il quartiere ebraico, la Messa in polacco, la cena al self-service "Chimera" col succo di carota, la serata "vodka", la visita ad Auschwitz-Birkenau, la cena a base di Piroghi, la miniera di sale di Wielizcka e i suoi 380 scalini e il sosia di Ago. Se mai ripasseremo da Cracovia sappiamo sicuramente dove alloggiare!
Il 12 agosto è la volta di dirigersi verso Prague. La sveglia suona alle 5.45, siamo noi a svegliare la tipa della reception che dorme sul bancone per poter fare il checkout. Spesi gli ultimi Zloti in schifezze per il viaggio ci attende un lungo viaggio nello stesso scompartimento con due interrailers inglesi. Decidiamo di fermatci al Traveller's Hostel; posto un po' infelice, ma, in fondo, non può mica andarci sempre bene... Camera da tre con un attempato ciclista Olandese che ci ricorda vagamente un bel attore americano. Visitiamo la città, io ci sono già stato anni prima per un capodanno. Ci facciamo guidare dalla guida (a questo serve in effetti): muro di John Lennon, ponte, bambin Gesù di Praga e cena in un ristorantino. Niente Jazz Club, pochi soldi e molto sonno. Mi faccio al barba finalmente. Il giorno dopo è dedicato alla visista del castello e della cattedrale di S.Vito.
Il 14 agosto ci dirigiamo verso Berlin. Il treno è fantastico, già si capisce la bellezza e la funzionalità dei traporti tedeschi. Ci accoglie la HBF, mostruosa stazione dei treni berlinese con binari a vari livelli. Ci sistemiamo all'East Seven, ostello molto carino e curato; ci dirigiamo quindi verso il duomo, i suoi giardiini e la Porta di Brandeburgo dove c'è il villaggio dei Mondiali di Atletica che iniziaranno il giorno successivo. Dopo la cena in ostello incontriamo due ragazzi canadesi che avevamo già visto a Cracovia! Il mattiino seguente di buon ora attendiamo mio cugino Marco che, vivendo a Berlino, ci accompagnerà per la giornata e ci ospiterà nel suo appartamento per la notte. Riusciamo a vedere il Muro, a fare un ricchissimo Brunch, a bere un birra al Sony Center, ad assistere al 20 Km di marcia dei Mondiali di Atletica e a mangiare un buonissimo kebab da Alì Babà. Riusciamo a prenotare a casa di Marco gli ostellii per Amsterdam e Parigi. Cena con Hamburger e patitine (alla faccia del mangiare sano) e quindi film "Mama mia!" in lingua originale.
Il mattino seguente, è il 16 agosto, prendiamo un bus che ci porta alla stazione centrale. lasciamo la bella Berlino con un pò di rammarico. Tappa a Duisburg e quindi rotta verso Amsterdam. Non senza qualche difficolta riusciamo a trovare il nostro ostello tra canali e viuzze molto simili. L'ostello non è un granchè, si sviluppa in verticale come quasi tutte le abitazioni qua, e naturalmente noi siamo all'ultimo piano. in due giorno riusciam a mangiare sempre male, a vedere il museo di Van Gogh, a riposarci al parco, a passare per il quartiere a luci rosse e a trovare la casa di Anna Frank.Il 18 agosto ritorniamo alla stazione di Amsterdam senza sbagliare strada. Abbiamo due cambi di treni da fare: ad Anversa e a Lille. Nel viaggio verso Anversa da segnalare che partecipo ad uno scherzo telefonico tra due ragazzi molto "raffinati".
Il nostro ostello è nella tranquilla Montmartre, in camera con noi c'è anche un italiano (Antonino) che ci accompagna dopo cena al Sacre Cuor, a Pigalle, e in zona Moulin Rouge. Il 19 è dedicato alla visita del Louvre, giardini di Touleries, Camps Elysées, Arc de Triomphe e Tour Eifelle; la sera dopo cena prendiamo una birra al bar del film "Il favoloso mondo di Amelie". Il 20 agosto ci dirigiamo a Versailles, mi colpiscono più i giardini che la reggia vera e propria. Il pomeriggio ci rechiamo al cimitero di Pere Lachaise con le sue tombe famose. Il giorno seguente è dedicato al Musee d'Orsay, Notre Dame, Giardini di Lussemburgo, Centre Pompidou.
Decidiamo che l'ultima sera di questo avventuroso viaggio la trascorreremo ai piedi della Tour Eifelle illuminata, davvero suggestiva quando viene fatta sbriluccicare. Domani si torna a casa, il nostro viaggio è finito.
Il 22 agosto ci dirigiamo verso Como. Con quattro treni (Paris est-Basilea; Basilea-Zurigo; Zurigo-Lugano; Lugano-Como) e un autobus (Como-Lurate Caccivio) riusciamo a tornare a casa indipendentemente.
In venti giorni abbiamo visitato più stati che nel resto della nostra vita, abbiamo avuto in mano un sacco di monete diverse dalla nostre e abbiamo sentito parlare svariate lingue. Abbiamo incontrato un sacco di giovani viaggiatori col desiderio di conoscere gli altri e il mondo; ci siamo resi conto che il mondo è davvero grande e vale assolutamente la pena di girarlo tutto. Ci siamo messi in gioco e siamo stati ripagati con una esperienza incredibile.Ho scritto questo lunghissimo post per ringraziare Andrea, il mio compagno d'avventura, e perchè questi ricordi non vadano persi nel tempo come lacrime nella pioggia.
domenica 27 novembre 2011
QUALCOSA DI GRANDE
Cesare Cremonini cantava "...c'è qualcosa di grande tra di noi..." ed è un pò quello che ho pensato ieri sera in palestra.
Dopo due soli anni non esiste più la squadra di prima divisione maschile del G.S.Villaguardia. Manca l'allenatore, non si può fare nulla. Decidiamo di ritrovarci una sera per fare quattro tiri e quattro salti in compagnia. Vuole essere un modo per salutarci perchè è dall'ultimo allenamento dell'anno scorso non ci si vede tutti insieme. Ora qualcuno gioca nel misto, solo Francesco (per fortuna) gioca ancora in federazione a Cantù.
Tutti sono convocati per la partitissima del 26 novembre, anche chi ha fatto solo una breve apparizione nelle "Fighe de gàl" (come ci chiamiamo goliardicamente). All'arrivo in palestra è tutto un "Ma ciao! Come stai?", "Come va?","Che fine hai fatto?" si vede che ci fa proprio piacere ritrovarci insieme un'altra volta.
Giochiamo forte, basta pochissimo per ricordarsi schemi e posizioni in campo. C'è una certa magia nell'aria, un sacco di volti felici e contenti; abbiamo condiviso tanto e il legame tra noi e più vivo che mai. Sembra un pò come l'ultimo concerto dei Beatles, nel gennaio del '69, ritrovarsi dopo tanto tempo per formare, ancora una volta qualcosa di storico!
Il livello è quello che è, lo sapevamo gia questo, ma ci unisce qualcosa di grande, che mi ha fatto capire che non è un addio, ma (forse) solo un arrivederci.
Dopo due soli anni non esiste più la squadra di prima divisione maschile del G.S.Villaguardia. Manca l'allenatore, non si può fare nulla. Decidiamo di ritrovarci una sera per fare quattro tiri e quattro salti in compagnia. Vuole essere un modo per salutarci perchè è dall'ultimo allenamento dell'anno scorso non ci si vede tutti insieme. Ora qualcuno gioca nel misto, solo Francesco (per fortuna) gioca ancora in federazione a Cantù.
Tutti sono convocati per la partitissima del 26 novembre, anche chi ha fatto solo una breve apparizione nelle "Fighe de gàl" (come ci chiamiamo goliardicamente). All'arrivo in palestra è tutto un "Ma ciao! Come stai?", "Come va?","Che fine hai fatto?" si vede che ci fa proprio piacere ritrovarci insieme un'altra volta.
Giochiamo forte, basta pochissimo per ricordarsi schemi e posizioni in campo. C'è una certa magia nell'aria, un sacco di volti felici e contenti; abbiamo condiviso tanto e il legame tra noi e più vivo che mai. Sembra un pò come l'ultimo concerto dei Beatles, nel gennaio del '69, ritrovarsi dopo tanto tempo per formare, ancora una volta qualcosa di storico!
Il livello è quello che è, lo sapevamo gia questo, ma ci unisce qualcosa di grande, che mi ha fatto capire che non è un addio, ma (forse) solo un arrivederci.
lunedì 21 novembre 2011
IL MIO GENERE
Succede di andare a vedere un film non con buonissime intenzioni e di uscire dalla sala colpiti, cambiati, emozionati.
Mi è successo stasera, serata fredda, un po' svogliata, serata ideale per andare avedere un film, nonostante il prezzo del biglietto. "Un Giorno" vince il ballattaggio con "Twilight" anche se ha tutta l'aria di essere il solito film romantico. A dir la verità qualche settimana fa il trailer mi aveva già colpito, infatti mi ero annotato il titolo del romanzo da cui è tratto per poterlo poi cercare in biblioteca.
Alla fine si è rivelato il MIO genere di film. Quel tipo di film che emoziona, che ti lascia con gli occhi incollati allo schermo anche durante i titoli di coda, che ti fa pensare, che ti lascia qualcosa dentro. Di solito sono catalogati come "Dram." ovvero "drammatici" in effetti non sono sempre storie felici, ma sono storie che ti colpiscono e spesso mi son ritrovato, non lo nego, con gli occhi lucidi ad un certo punto.
Quindi lo consiglio a tutti, è davvero un film da vedere, lo sponsorizzo alla grande, ti riempie il cuore!
Mi è successo stasera, serata fredda, un po' svogliata, serata ideale per andare avedere un film, nonostante il prezzo del biglietto. "Un Giorno" vince il ballattaggio con "Twilight" anche se ha tutta l'aria di essere il solito film romantico. A dir la verità qualche settimana fa il trailer mi aveva già colpito, infatti mi ero annotato il titolo del romanzo da cui è tratto per poterlo poi cercare in biblioteca.
Alla fine si è rivelato il MIO genere di film. Quel tipo di film che emoziona, che ti lascia con gli occhi incollati allo schermo anche durante i titoli di coda, che ti fa pensare, che ti lascia qualcosa dentro. Di solito sono catalogati come "Dram." ovvero "drammatici" in effetti non sono sempre storie felici, ma sono storie che ti colpiscono e spesso mi son ritrovato, non lo nego, con gli occhi lucidi ad un certo punto.
Quindi lo consiglio a tutti, è davvero un film da vedere, lo sponsorizzo alla grande, ti riempie il cuore!
martedì 1 novembre 2011
ESSERE O DIVENIRE?
Chi siamo noi? Quello che siamo, facciamo, diciamo è frutto di anni e anni di esperienze e influenze. Persone, avvenimenti e luoghi ci cambiano, ci modellano in quello che siamo ora. Domani non saremo gli stessi di oggi.
Cosa mi ha portato ad essere quello che sono? Chi e cosa hanno influenzato profondamente la mia crescita?
Nella mia tesi di Laurea ("Il Talento:bravi si nasce o si diventa?") ho scritto: <...tutto ciò che il bambino sperimenta prima dei sei anni è determinate per la sua formazione...>; penso allora agli anni che hanno preceduto la mia adolescenza trascorsi in Oratorio, ecco quel che sono viene per gran parte da lì.
Fortunatamente i miei genitori erano (e sono ancora) molto partecipi con la vita della nostra parrocchia. Sono persone molto disponibili e gran lavoratori, così ho conosciuto presto da vicino il mondo oratoriano. Sono cresciuto vedendo mio papà costruire presepi, carri di carnevale e scenografie teatrali; mentre mia mamma mi portava ogni tanto alle sue riunioni o incontri.
In seconda elementare già mi spedivano a far vacanza in montagna per due settimane.
Partecipavo al catechismo ed agli incontri di Azione Cattolica.
Ho sempre seguito con costanza le serate del Cineforum, conservo ancora oggi il mitico quaderno ad anelli.
Don Francesco mi scelse anche per recitare in alcuni teatri realizzati dai ragazzi dell'Oratorio.
Appena è stato possibile ho iniziato a fare il chierichetto.
Prestissimo ho inizato a correre con la Fiaccola perchè mio papà partecipava come cuoco.
Sempre don Francesco mandò me ad altri ragazzi a particolari incontri vocazionali nell'oratorio di Veniano organizzati dal decanato.
Poi c'è stata anche la Polisportiva Azzurra.
Non dimentichiamo le domeniche trascorse a giocare in oratorio: sempre primi ad arrivare ed ultimi ad andarsene.
Ed un'infinità di altre cose: feste, palio dei rioni, raccolta del ferro e della carta, gite ad agosto, ritiri, pellegrinaggi parrocchiali, convegni, iniziative... solo chi c'era può riuscire a comprendere veramente la grandezza e la bellezza di quei momenti!
Senza tutto questo non sarei quello che sono. Rileggendo le parole che ho scritto mi accorgo di aver citato solo tre persone: Rosi (mia mamma), Jacky (mio papà) e don Francesco; ecco, capisco che sono loro ad avermi guidato nella prima parte del mio cammino. A loro dico grazie perchè sono state e saranno sempre per me delle guide.
Eccomi qua, per questo sono io.
Cosa mi ha portato ad essere quello che sono? Chi e cosa hanno influenzato profondamente la mia crescita?
Nella mia tesi di Laurea ("Il Talento:bravi si nasce o si diventa?") ho scritto: <...tutto ciò che il bambino sperimenta prima dei sei anni è determinate per la sua formazione...>; penso allora agli anni che hanno preceduto la mia adolescenza trascorsi in Oratorio, ecco quel che sono viene per gran parte da lì.
Fortunatamente i miei genitori erano (e sono ancora) molto partecipi con la vita della nostra parrocchia. Sono persone molto disponibili e gran lavoratori, così ho conosciuto presto da vicino il mondo oratoriano. Sono cresciuto vedendo mio papà costruire presepi, carri di carnevale e scenografie teatrali; mentre mia mamma mi portava ogni tanto alle sue riunioni o incontri.
In seconda elementare già mi spedivano a far vacanza in montagna per due settimane.
Partecipavo al catechismo ed agli incontri di Azione Cattolica.
Ho sempre seguito con costanza le serate del Cineforum, conservo ancora oggi il mitico quaderno ad anelli.
Don Francesco mi scelse anche per recitare in alcuni teatri realizzati dai ragazzi dell'Oratorio.
Appena è stato possibile ho iniziato a fare il chierichetto.
Prestissimo ho inizato a correre con la Fiaccola perchè mio papà partecipava come cuoco.
Sempre don Francesco mandò me ad altri ragazzi a particolari incontri vocazionali nell'oratorio di Veniano organizzati dal decanato.
Poi c'è stata anche la Polisportiva Azzurra.
Non dimentichiamo le domeniche trascorse a giocare in oratorio: sempre primi ad arrivare ed ultimi ad andarsene.
Ed un'infinità di altre cose: feste, palio dei rioni, raccolta del ferro e della carta, gite ad agosto, ritiri, pellegrinaggi parrocchiali, convegni, iniziative... solo chi c'era può riuscire a comprendere veramente la grandezza e la bellezza di quei momenti!
Senza tutto questo non sarei quello che sono. Rileggendo le parole che ho scritto mi accorgo di aver citato solo tre persone: Rosi (mia mamma), Jacky (mio papà) e don Francesco; ecco, capisco che sono loro ad avermi guidato nella prima parte del mio cammino. A loro dico grazie perchè sono state e saranno sempre per me delle guide.
Eccomi qua, per questo sono io.
venerdì 21 ottobre 2011
UNA VITA CHE VOLO
Stasera mi sono allenato con la mia squadra di calcio. Il mio allenatore è più piccolo di me di un anno e diciassette anni fa, quando ho iniziato la mia "carriera" giocava con me sempre nell'Azzurra. Ho finito tardi, mi son fermato più del solito a fare stretching (ne vade la salute della mia schiena) e ho voluto godermi fino all'ultima goccia di acqua calda della doccia in spogliatoio. E' finita che son rimasto da solo, mi hanno lasciato le chiavi e ho chiuso tutto io.
Ritonando alla macchina e guardando il bel campo verde sintetico dove ci alleniamo ho ripensato a quando ho cominciatoa giocare. A quanto fosse comunque bello correre e buttarsi sul campo spelacchiato di prima. A quanto tempo è passato dal mio primo allenamento. Allenamenti nel fango, con la neve, il ghiaccio e la polvere. Ricordo ancora d'aver iniziato non tanto per passione, ma perchè mi affascinava la squadra, la società. Mi sembrava un peccato non farne parte. E da lì anni e anni sul quel campetto di terra (o sabbia), poi a Villaguardia, poi nello storica AzzurraSanLuigi, poi ad Uggiate per quattro anni e infine Cavallasca per altri quattro anni. Da tre anni sono tornato qui, dove ho inizato, inizialmente come ripiego alla pallavolo. Non c'è nessuno dei miei compagni d'allora; qualcuno gioca altrove, qualcuno non gioca più, Giovanni è il mio allenatore. Chi l'avrebbe immaginato: diciassette anni dopo di essere ancora qua. Non avrei sognato di meglio.
Ho chiuso lo spogliatoio, spento le luci e chiuso il cancello.
P.S.: Ho esordito a Como contro il San Rocco
Ritonando alla macchina e guardando il bel campo verde sintetico dove ci alleniamo ho ripensato a quando ho cominciatoa giocare. A quanto fosse comunque bello correre e buttarsi sul campo spelacchiato di prima. A quanto tempo è passato dal mio primo allenamento. Allenamenti nel fango, con la neve, il ghiaccio e la polvere. Ricordo ancora d'aver iniziato non tanto per passione, ma perchè mi affascinava la squadra, la società. Mi sembrava un peccato non farne parte. E da lì anni e anni sul quel campetto di terra (o sabbia), poi a Villaguardia, poi nello storica AzzurraSanLuigi, poi ad Uggiate per quattro anni e infine Cavallasca per altri quattro anni. Da tre anni sono tornato qui, dove ho inizato, inizialmente come ripiego alla pallavolo. Non c'è nessuno dei miei compagni d'allora; qualcuno gioca altrove, qualcuno non gioca più, Giovanni è il mio allenatore. Chi l'avrebbe immaginato: diciassette anni dopo di essere ancora qua. Non avrei sognato di meglio.
Ho chiuso lo spogliatoio, spento le luci e chiuso il cancello.
P.S.: Ho esordito a Como contro il San Rocco
WAITING FOR EURO 2012
Appeso sopra il mio letto c'è un "quadro" che contiene quasi quaranta biglietti di partite e concerti. Sono eventi specialia cui ho partecipato. La maggior parte sono di calcio (Milan su tutti, Nazionale e Como), poi ce n'è anche di basket e pallavolo. Fin da piccolo ho avuto il pallino di conservare ricordi di avvenimenti speciali: avevo un quaderno dove appiccicavo tagliandi, scontrini e foglietti provenienti da giornate perticolari.
Tre sono però le uniche trasferte in questo puzzle di biglietti. Trovo che una partita di calcio sia una buonissima scusa per prendere un aereo ogni tanto e volare via!
10 febbraio 2009: ITALIA-BRASILE (0-2) - Londra, Emirates Stadium
Visita lampo alla City, ci siamo stati meno di un giorno e mezzo. Lo stadio da solo merita il prezzo del biglietto. Gran freddo quella sera. Posti straordinari a pochi metri dal campo! Da ricordare il pranzo a casa di Pietro Pagani e l'incontro con Andrea Ferloni che viveno lì in quel periodo. In un pub non ci hanno servito finchè non mi sono tolto la maglietta di una squadra di calcio.
27 maggio 2009: FINALE CHAMPIOS' LEAGUE Barcellona-Manchester United (2-0) - Roma, Stadio Olimpico
Trasferta ancora più breve, ma clima decisamente più mite. Rimaniamo nella capitalo ventiquattr'ore scarse. Giusto il tempo di visitare il Colosseo, finire sulla homepage del sito della gazzetta dello Sport ed inscenare una gag con un giornalista inglese per un servizio televisivo!
12 agosto 2010: TRIANGOLARE Palermo,Napoli,Valencia - Palermo, Stadio Renzo Barbera
Approfittiamo delle due settimane in Sicilia per trascorrere una serata in modo diverso...allo stadio. Bel pomeriggio tra le vie della città di Palermo, panino con la milza e via verso il Renzo Barbera (le fidanzate le lasciamo in città però).
Comune denomitare è sempre Matteo Noseda, presente anche nelle precedenti trasferte e sempre pronto a partire quando la proposta è interessante!
Ma il meglio deve ancora venire. A giugno dovremmo essere in Polonia o Ucraina per una decina di giorni a seguire le tre partite iniziali della Nazionale italiana all'europeo. Obiettivo truccarsi di tricolare all'inverosimile e farsi riconoscere da casa! Divisa dell'Italia già doverosamente acquistata. Ci sarà da divertirsi.
Tre sono però le uniche trasferte in questo puzzle di biglietti. Trovo che una partita di calcio sia una buonissima scusa per prendere un aereo ogni tanto e volare via!
10 febbraio 2009: ITALIA-BRASILE (0-2) - Londra, Emirates Stadium
Visita lampo alla City, ci siamo stati meno di un giorno e mezzo. Lo stadio da solo merita il prezzo del biglietto. Gran freddo quella sera. Posti straordinari a pochi metri dal campo! Da ricordare il pranzo a casa di Pietro Pagani e l'incontro con Andrea Ferloni che viveno lì in quel periodo. In un pub non ci hanno servito finchè non mi sono tolto la maglietta di una squadra di calcio.27 maggio 2009: FINALE CHAMPIOS' LEAGUE Barcellona-Manchester United (2-0) - Roma, Stadio Olimpico
Trasferta ancora più breve, ma clima decisamente più mite. Rimaniamo nella capitalo ventiquattr'ore scarse. Giusto il tempo di visitare il Colosseo, finire sulla homepage del sito della gazzetta dello Sport ed inscenare una gag con un giornalista inglese per un servizio televisivo!12 agosto 2010: TRIANGOLARE Palermo,Napoli,Valencia - Palermo, Stadio Renzo Barbera
Approfittiamo delle due settimane in Sicilia per trascorrere una serata in modo diverso...allo stadio. Bel pomeriggio tra le vie della città di Palermo, panino con la milza e via verso il Renzo Barbera (le fidanzate le lasciamo in città però).
Comune denomitare è sempre Matteo Noseda, presente anche nelle precedenti trasferte e sempre pronto a partire quando la proposta è interessante!
Ma il meglio deve ancora venire. A giugno dovremmo essere in Polonia o Ucraina per una decina di giorni a seguire le tre partite iniziali della Nazionale italiana all'europeo. Obiettivo truccarsi di tricolare all'inverosimile e farsi riconoscere da casa! Divisa dell'Italia già doverosamente acquistata. Ci sarà da divertirsi.
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