mercoledì 8 febbraio 2012

STILI DI VITA

Cosa hai fatto oggi?
E' passata una giornata intera e stanco vai a letto; hai relamente vissuto come avresti voluto?
Sei sicuro di non aver sprecato le ultime ventiquattro ore?
Quel tempo passato in colonna chiuso in auto ogni giorno ti sembra tempo speso bene?
Cosa hai fatto oggi? Hai lavorato? E ieri? Hai lavorato? Seppur il tuo lavoro ti possa piacere infinitamente non è sempre quello che vorresti fare ogni giorno!
E' la pura verità. Anzi è la pura realtà. Trascorriamo le noste vite lavorando. Perchè esistono i weekend? Perchè tutto il resto dell'anno si lavoro e le giornate sono uguali. Mi irrita chi mi dice "Buon WeekEnd!" o "Buon Fine Settimana!": sottointende che il resto della settimana è una merda (scusate il termine).
Ma questo è l'unico modo di vivere? Chi ce lo impone?
Le cose.
Di recente ho letto un libro di Simone Perotti "Adesso Basta" che consiglio a chi si sia fatto almeno qualche volta almeno una di queste domande.
I beni ci obbligano a lavorare. Ogni giorno.
Il boom economico dopo "lo svago" degli anni '70 ha portato a mitizzare i beni di consumo, portando ad intendere la vita lavorativa, e quindi benestante, come la migliore possibile. Noi continuiamo su questa strada, senza nemmeno rifletterci un pochino, senza accorgercene dilapidiamo la nostra unica possibilità in questo mondo.
Ma è possibile uscire da questo sistema? Come fare a vivere senza lavoro? Belle domande! Io sto ancora cercando di capirci qualcosa, ma senza dubbio ho rivalutato la mia posizione attuale; la mia professione mi da del tempo libero, non lavoro quasi mai otto ore al giorno e cambio spesso luogo di lavoro (campo, palestra, scuola, asilo). Mi dà di che vivere e mi lascia una certa libertà. Comunque mi opprime. Gli anni passano facendo le stesse cose.
C'è "crisi". Cos'è la crisi? Da dove viene? Credo sia la conseguenza ultima del nostro modo di vivere basato sul denaro, sul lavoro e su tenori di vita che non ci possiamo permettere. La crisi porta alla povertà economica, quando però quella culturale e sociale sono già diffuse da un pezzo.
Il nostro presidente del consiglio Monti ha detto che cambiare lavoro ogni tanto è sicuramente meglio del "posto fisso". Grazie a questa affermazione la mia stima nei sui confronti è aumentata. Non quella della stragrande maggioranza degli italiani che dopo l'ennesima giornata lavorativa sono tornati nel loro appartamento pagato col mutuo a guardare la televisione sul divano mentre la loro mogliettina lavava i piatti e sono inorriditi di fronte a chi minacciava le loro certezze.

giovedì 2 febbraio 2012

LA NEVE SE NE FREGA

Stasera mi sono concesso uno dei piaceri della vita: camminare sotto la neve per le vie del paese. Non è che sono uscito apposta, dovendo andare ad allenamento in palestra ne ho approfittato per godere un pò di questa rarità. Un silenzio irreale accompagna le vie del paese quando è avvolto dalla neve, anche le macchine sembrano fare meno rumore, forse perchè vanno più piano e i giri del motore sono più bassi; i piedi nelle scarpe fanno meno rumore, ma comunque sono l'unico suono che mi accompagna nella mia breve passeggiata. Con la neve tutto sembra più pulito, più luminoso, più puro. Il bianco che ricopre ogni cosa rende tutto e tutti più simili e più vicini.
Come il titolo di un romanzo di Ligabue, la neve quano scende in un certo senso se ne frega. Non le interessa niente dei tui appuntamenti, della tua fretta, di quello che devi fare e dei tuoi orari. Lei scende incessante ed è pronta a scombinarti piacevolmente tutti i piani. La neve se ne frega di tutti e di tutto. Però è anche buona, in fondo, ti restituisce un po' di tempo, ti fa apprezzare la lentezza del camminare e la saggezza del partire prima e del fare le cose con calma. Ti ricorda che è bello giocare coi bambini e che un po' di esercizio fisico (con la pala) fa sempre bene. La neve ti fa apprezzare una serata inaspettatamente libera, lontana anni luce dalla solita monotonia delle nostre settimane ultra programmate; ti fa capire cosa veramente è importante. Ti fa apprezzare il silenzio; ieri sera per rispetto ho anche spento l'autoradio in macchina, quasi volessi sentire i fiocchi che cadevano nonostante i finestrini chiusi e nonostante i fiocchi non facciano rumore.
Si a me piace un sacco quando nevica, ancora di più in questa occasione in cui la temperatura si è abbassata e la neve non si scioglie, lasciando le strade bianche come in un paesino di montagna.
E non mi lamento se fa freddo o nevica, anche perchè siamo in inverno e mi sembra una cosa normale. Anzi lo vorrei tutto così l'inverno, meno grigio e più bianco, che ci insegni qualcosa, magari a fregarcene un po', proprio come la neve.

sabato 14 gennaio 2012

I SOGNI SON DESIDERI

Progetti, desideri e idee che sarebbe bello, prima o poi, mettere in atto:
  1. APRIRE UN OSTELLO CARINO IN CENTRO COMO COL PRODE FOLCI
  2. FARE UN BEL VIAGGETTO IN DUE IO E MARIKA
  3. ANDARE A VEDERE IL MILAN ALLO STADIO CON CHI MI HA TRASMESSO LA FEDE ROSSONERA, CIOE' MIO PAPA'
  4. APRIRE E GESTIRE UN BEERSHOP (MAGARI CON ANGOLO DEGUSTAZIONE...)
  5. ATTRAVERSARE GLI U.S.A. SULLA ROUTE 66 A BORDO DI UN WESTFALIA
  6. AVERE ANCORA PIU' TEMPO LIBERO
  7. ANDARE A VIVERE IN UNA CASA CON GLI AMICI
  8. FARE IL GIRO DEL MONDO
  9. RIACQUIASTARE UNA MACCHINA FOTOGRAFICA REFLEX
(...)

sabato 7 gennaio 2012

ROBA SERIA

Solo ventiquatr'ore fa stavo preparanda i bagagli nella mia camera di albergo dell'hotel Atlantic di Torino Borgaro. Si concludeva così per i Giovanissimi Nazionali della Pro Patria il Torneo Internazionale Tappari. Purtroppo la sfida con la Juventus, che quasi giocava in casa, ci ha visti sconfitti. Un colpa di testa su punizione al limite dell'area ha regalato la vittoria ai bianconeri. Peccato perchè avremmo anche avuto l'occasione di pareggiare e i ragazzi ce l'hanno messa proprio tutta in campo: l'impresa è stata molto vicina questa volta.
Ma andiamo con ordine. In quattro giorni abbiamo giocato cinque partite. La prima il pomeriggio che siamo arrivati a Torino con la Biellese vinta 2-0; il secondo giorno due partite a poche ore di distanza l'una dall'altra con Aygreville e Pavia: la prima vinta 2-0 e la seconda persa amaramente 4-1. Qualificati al secondo posto del girone abbiamo superato ancora per 2-0 il giorno successivo i padroni di casa del Lucento negli ottavi di finali, ma ci siam dovuti arrendere alla Signora nei quarti di finale. Alla fine l'obiettivo di uscire dal campo a testa alta l'abiamo raggiunto, però rimane comunque l'amerezza di aver perso un'occasione. La squadra ci teneva davvero sta volta, lo testimoniano le lacrime di qualcuno negli spogliatoi.
Per pochi giorni ho provato la vita da professionista, albergo, ristorante (anche se il nostro era un self-service), pullman e campo di gioco. Il tutto reso ancora più affascinante dalla vicinanza di squadre altolocate come Atalanta, Borussia Dortmund, Padova, Torino, Albinoleffe, Pavia, Juventus, Pro Vercelli e gli stranieri del Sion e dell' Ujpest. La giornata tipo era sempre in funzione della gara: orario della colazione, passeggiata, risveglio muscolare in albergo, riunione tecnica del mister, gara e cena. Serviti e, un pochino, anche riveriti. E' stato per me un onore avere la possibilità di fare quest'esperienza. Mi son anche goduto la vita in albergo e ho iniziato a capire come mai i calciatori diventano anche campioni di videogiochi, tra ritiri e trasferte è più il tempo che si passa in camera che in campo.
Ho anche potuto ammirare da vicini preparatori e allenatori decisamente più bravi del sottoscritto. C'è da lavorare parecchio se si vuole arrivare in cima. Ma io sono pronto.

lunedì 2 gennaio 2012

TANTE DONNE E UN ANGELO

Devo assolutamente metter per iscritto questi pensieri prima che la routine e la pioggia di oggi li facciano sbiadire nella mia memoria. Vi parlo di Lucia, Lilli, Daniela, ma soprattutto di Pierina, Rosi, Giovanna, Angelo, Patrizia, Adele e Anna. Vivono in Puglia e dedicano la loro vita agli altri. Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà di un centro dove vengono accolti bambini che il tribunale allontana dalle famiglie di origine. Le storie di questi bimbi hanno a che fare spesso con maltrattamenti, diseducazione e abbandono. Stare loro vicino ti riempie il cuore di gioia, l'affetto che cerchi di dare ti ritorna indietro centuplicato. E' a dir poco incredibile come si siano affezzionati a noi, che siamo andati a trovarli, in così poco tempo.
A pochi chilometri, poi, c'è chi si da da fare da anni con gli immigrati, cercando di aiutarli come può, visto che le istituzioni non riescono a capirne le reali esigenze. In fondo un pasto caldo la sera e un posto dove dormire, a volte, sono più che sufficienti. C'è chi, addirittura, nonostante possa permettersi un tenore di vita invidiabile, decide di assistere chi non ha nulla perchè questo lo rende felice.
Gli educatori, i responsabili, gli operatori che ho avuto la fortuna di conoscere sono i veri artefici di queste realtà. La loro passione, la loro abnegazione sono ammirabili; si, è vero, è il loro lavoro, ma è anche la loro missione. E' palese che queste persone siano indiscutibilmente serene, felici, consapevoli; sanno gioire della gioia altrui, mettendo da parte, qualche volta, la loro. Ma forse mi sbaglio: il mio punto di vista è egoistico, la loro gioia è la gioia altrui e per questo sono felici. Più renderanno felici i bambini, gli extracomunitari, i bisognosi che hanno accanto più loro stessi saranno felici.
Ho avuto la fortuna di poter conoscere queste isole felici dove regna la pace e l'amore. Delle vere e proprie isole, in un paese dove regna sempre più l'egoismo e la diffidenza. La cornice, poi, è fantastica: la Puglia racchiude una bellezza rurale sconvolgente. Ostuni, Lecce, Alberobello, Polignano a Mare e Castellana Grotte sono posti che consiglio spassionatamente di visistare prima o poi.
Chissà se un giorno rivedrò queste persone e quei bambini. Per ora li porto nel cuore, sperando di aver lasciato anche nei loro un buon ricordo. Il mio è ancora pieno dei loro sorrisi, primo su tutti quello sdentato della piccola Rosalina.

lunedì 12 dicembre 2011

UNA PARTE DI ME

Caro Signor Ladro,
lei oggi si è impossessato della mia macchina fotografica. Non era nemmeno un anno che ce l'avevo, appena sei mesi, non sapevo nemmeno usarla bene. Dentro c'erano ancora delle foto che non avevo scaricato sul computer. Lei mi ha rubato anche dei ricordi, se ne rende conto? Insieme alla mia macchina lei si è portato via un sacco di sogni, tutte quelle foto che avrei voluto fare e che non ho fatto, tutte quelle foto che avrei fatto in futuro e che no farò per causa sua. La mia bella borsa, l'obiettivo potente, cavi vari e carica batterie; solo ieri mi son portato tutto a tracolla per le vie di Milano, chi se lo sarebbe aspettato che sarebbe stato per l'ultima volta? Lei dirà: si ma in fin dei conto era solo una macchina fotografica... , e invece no, era la mia macchina fotografica, tanto desiderata, comprata dopo una lunga selezione. Il primo grande "investimento economico" perchè è venuto anche prima dell'auto. Mi aveva accompagnato in Spagna e in Grecia quest'estate. Aveva sopportato il caldo e lo sporco, producendo delle gran belle foto come ricordo di esperienze da ricordare. Mi accompagnava spessissimo anche se qualche volto mi dimenticavo di caricarla. Chissà dove sarà adesso, chissà cosa ne faranno, chissa se la stanno trattando bene. Forse verrà venduta... mi auguro almeno a qualcuno che la tratti bene. Chissà quelle mie foto che ho perduto, chissà se qualcuno le vedrà mai.
Ora sullo scaffale in ordine è rimasto uno spazio vuoto dove prima c'era la mia bella borsa della Nikon con macchina e obiettivo dentro. Mi chiedo ma perchè proprio a me doveva venire a rubare lei! Ma perchè non l'ho lasciata sul sedile dell'auto la borsa con la macchina fotografica ieri sera...
Sono davvero triste e inorridito. E' davvero inquietante che qualcuno abbia violato l'intimità della nostra casa e che mi abbia preso qualcosa a cui tenissi davvero molto.
Caro Signor Ladro, sa cosa le dico? almeno poteva prendersi anche il librone sulla fotografia che c'è sul mio comodino, guardarlo adesso è come una pugnalata al cuore.

venerdì 2 dicembre 2011

GIRO-VAGANDO

A poche ore dal sorteggio per i campionati europei di calcio che si terranno in Polonia ed Ucraina, mi ritrovo rinchiuso in casa con febbre e mal di gola. Questa sera sapremo, io e il mio (solito) compagno di avventura quali partite vedremo, ma soprattutto quali paesi e città vivremo in qui gioni all'est.
Da tempo volevo fermare un ricordo in queste righe. Colgo l'occasione oggi pomeriggio di narrare del nostro Interrail dell'agosto del 2009. Per nostro naturalmente intendo mio e di Andrea, unico a sposare il leggermente folle progetto.
Partiamo dall'inizio. Perchè? Dopo la fantasmagorica esperienza dell'estate del 2007 in cui intraprendemmo un viaggio dentro noi stessi e verso Santiago de Compostela, avevo ormai capito che la solita sedentaria vacanza al mare non mi bastava più. Nel 2008 feci un tentativo con la Via Francigena, pensando di ritrovare la magia spagnola, ma fu un buco nell'acqua. Quello di cui avevo bisogno era qualcosa di itinerante, in continuo movimento e alla continua scoperta. Decidemmo così di partire alla "scoperta" dell'Europa, muniti di un Pass che ci avrebbe permesso di prendere qualsiasi treno...o quasi.
Il 3 agosto 2009 partiamo con direzione Munchen; ci accompagna Zecca in auto alla stazione di Chiasso (CH). Cambiamo treno a Lugano e poi ci fermiamo qualche ora alla stazione di Zurigo. A Monaco dormiamo nell'Hostel Meininger: moderno, curato e ospitale. Siamo in camera con due australiani. Il giorno successivo ci dedichiamo alla visita della città; ricordi nitidi del parco, del suo beer-garten e del birrificio HB la sera.
Il 5 agosto si parte alla volta di Wien. Troviamo posto all'ostello Ruthensteiner, altro gran bel posto pieno di ragazzi giovani. Nel dormitorio da sei letti c'è anche una australiana (sono dappertutto questi canguri!). Il giorno stesso per errore raggiungiamo Schonbrun, mentre il mattino seguente visitiamo invece il Prater e il centro (Stephenplatze). Un ricordo piacevolessimo delle due serate in Ostello e della chiacchierata con Laura, giovane di Lione.
Il 7 agosto è la volta di prebdere il treno per Budapest. Prima vera tappa all'est. La stazione è un caos incredibile; ci lasciamo convicere per dormire in un ostello che poi si rivela essere un colleggio vuoto in estate, una desolazione unica... Visitiamo Pest, il belvedere, attraversiamo il Danubio e poi affamati ci mangiamo una pizza in piazza con un paio di birre. Il giorno successivo bagno delle famose terme del Gellert, uno spettacolo unico, un posto davvero indescrivibile, sembrava quasi di nuotare in una chiesa. Di nuovo in centro per gli ultimi monumenti, poi relax al parco. E' il già il momento di riprendere il treno, fortunatamente passiamo una sola notte in quel tetro casermone del nostro Ostello.
Treno con cuccette per Krakow. Viste le mie dimensioni e l'anzianità del treno il viaggio non è sicuramente dei migliori, ma ci permette di recuperare ore sulla tabella di marcia e di provare anche questa esperienza.
Alle 6.33 del 9 agosto siamo a Cracovia. Una ricerca meticolosa degli Ostelli su internet ci porta verso il centro al Mama's. Il posto è incredibile, molto accogliente e a misura di travellers. Decidiamo di fermarci tre notti per riprenderci un pò dalla stanchezza, anche se ci toccherà cambiare camera ogni mattina! Di Cracovia voglio assolutamente ricordare: il quartiere ebraico, la Messa in polacco, la cena al self-service "Chimera" col succo di carota, la serata "vodka", la visita ad Auschwitz-Birkenau, la cena a base di Piroghi, la miniera di sale di Wielizcka e i suoi 380 scalini e il sosia di Ago. Se mai ripasseremo da Cracovia sappiamo sicuramente dove alloggiare!
Il 12 agosto è la volta di dirigersi verso Prague. La sveglia suona alle 5.45, siamo noi a svegliare la tipa della reception che dorme sul bancone per poter fare il checkout. Spesi gli ultimi Zloti in schifezze per il viaggio ci attende un lungo viaggio nello stesso scompartimento con due interrailers inglesi. Decidiamo di fermatci al Traveller's Hostel; posto un po' infelice, ma, in fondo, non può mica andarci sempre bene... Camera da tre con un attempato ciclista Olandese che ci ricorda vagamente un bel attore americano. Visitiamo la città, io ci sono già stato anni prima per un capodanno. Ci facciamo guidare dalla guida (a questo serve in effetti): muro di John Lennon, ponte, bambin Gesù di Praga e cena in un ristorantino. Niente Jazz Club, pochi soldi e molto sonno. Mi faccio al barba finalmente. Il giorno dopo è dedicato alla visista del castello e della cattedrale di S.Vito.
Il 14 agosto ci dirigiamo verso Berlin. Il treno è fantastico, già si capisce la bellezza e la funzionalità dei traporti tedeschi. Ci accoglie la HBF, mostruosa stazione dei treni berlinese con binari a vari livelli. Ci sistemiamo all'East Seven, ostello molto carino e curato; ci dirigiamo quindi verso il duomo, i suoi giardiini e la Porta di Brandeburgo dove  c'è il villaggio dei Mondiali di Atletica che iniziaranno il giorno successivo. Dopo la cena in ostello incontriamo due ragazzi canadesi che avevamo già visto a Cracovia! Il mattiino seguente di buon ora attendiamo mio cugino Marco che, vivendo a Berlino, ci accompagnerà per la giornata e ci ospiterà nel suo appartamento per la notte. Riusciamo a vedere il Muro, a fare un ricchissimo Brunch, a bere un birra al Sony Center, ad assistere al 20 Km di marcia dei Mondiali di Atletica e a mangiare un buonissimo kebab da Alì Babà. Riusciamo a prenotare a casa di Marco gli ostellii per Amsterdam e Parigi. Cena con Hamburger e patitine (alla faccia del mangiare sano) e quindi film "Mama mia!" in lingua originale.
Il mattino seguente, è il 16 agosto, prendiamo un bus che ci porta alla stazione centrale. lasciamo la bella Berlino con un pò di rammarico. Tappa a Duisburg e quindi rotta verso Amsterdam. Non senza qualche difficolta riusciamo a trovare il nostro ostello tra canali e viuzze molto simili. L'ostello non è un granchè, si sviluppa in verticale come quasi tutte le abitazioni qua, e naturalmente noi siamo all'ultimo piano. in due giorno riusciam a mangiare sempre male, a vedere il museo di Van Gogh, a riposarci al parco, a passare per il quartiere a luci rosse e  a trovare la casa di Anna Frank.
Il 18 agosto ritorniamo alla stazione di Amsterdam senza sbagliare strada. Abbiamo due cambi di treni da fare: ad Anversa e a Lille. Nel viaggio verso Anversa da segnalare che partecipo ad uno scherzo telefonico tra due ragazzi molto "raffinati".
Il nostro ostello è nella tranquilla Montmartre, in camera con noi c'è anche un italiano (Antonino) che ci accompagna dopo cena al Sacre Cuor, a Pigalle, e in zona Moulin Rouge. Il 19 è dedicato alla visita del Louvre, giardini di Touleries, Camps Elysées, Arc de Triomphe e Tour Eifelle; la sera dopo cena prendiamo una birra al bar del film "Il favoloso mondo di Amelie". Il 20 agosto ci dirigiamo a Versailles, mi colpiscono più i giardini che la reggia vera e propria. Il pomeriggio ci rechiamo al cimitero di Pere Lachaise con le sue tombe famose. Il giorno seguente è dedicato al Musee d'Orsay, Notre Dame, Giardini di Lussemburgo, Centre Pompidou.
Decidiamo che l'ultima sera di questo avventuroso viaggio la trascorreremo ai piedi della Tour Eifelle illuminata, davvero suggestiva quando viene fatta sbriluccicare. Domani si torna a casa, il nostro viaggio è finito.
Il 22 agosto ci dirigiamo verso Como. Con quattro treni (Paris est-Basilea; Basilea-Zurigo; Zurigo-Lugano; Lugano-Como) e un autobus (Como-Lurate Caccivio) riusciamo a tornare a casa indipendentemente.
In venti giorni abbiamo visitato più stati che nel resto della nostra vita, abbiamo avuto in mano un sacco di monete diverse dalla nostre e abbiamo sentito parlare svariate lingue. Abbiamo incontrato un sacco di giovani viaggiatori col desiderio di conoscere gli altri e il mondo; ci siamo resi conto che il mondo è davvero grande e vale assolutamente la pena di girarlo tutto. Ci siamo messi in gioco e siamo stati ripagati con una esperienza incredibile.
Ho scritto questo lunghissimo post per ringraziare Andrea, il mio compagno d'avventura, e perchè questi ricordi non vadano persi nel tempo come lacrime nella pioggia.

domenica 27 novembre 2011

QUALCOSA DI GRANDE

Cesare Cremonini cantava "...c'è qualcosa di grande tra di noi..." ed è un pò quello che ho pensato ieri sera in palestra.
Dopo due soli anni non esiste più la squadra di prima divisione maschile del G.S.Villaguardia. Manca l'allenatore, non si può fare nulla. Decidiamo di ritrovarci una sera per fare quattro tiri e quattro salti in compagnia. Vuole essere un modo per salutarci perchè è dall'ultimo allenamento dell'anno scorso non ci si vede tutti insieme. Ora qualcuno gioca nel misto, solo Francesco (per fortuna) gioca ancora in federazione a Cantù.
Tutti sono convocati per la partitissima del 26 novembre, anche chi ha fatto solo una breve apparizione nelle "Fighe de gàl" (come ci chiamiamo goliardicamente). All'arrivo in palestra è tutto un "Ma ciao! Come stai?", "Come va?","Che fine hai fatto?" si vede che ci fa proprio piacere ritrovarci insieme un'altra volta.
Giochiamo forte, basta pochissimo per ricordarsi schemi e posizioni in campo. C'è una certa magia nell'aria, un sacco di volti felici e contenti; abbiamo condiviso tanto e il legame tra noi e più vivo che mai. Sembra un pò come l'ultimo concerto dei Beatles, nel gennaio del '69, ritrovarsi dopo tanto tempo per formare, ancora una volta qualcosa di storico!
Il livello è quello che è, lo sapevamo gia questo, ma ci unisce qualcosa di grande, che mi ha fatto capire che non è un addio, ma (forse) solo un arrivederci.

lunedì 21 novembre 2011

IL MIO GENERE

Succede di andare a vedere un film non con buonissime intenzioni e di uscire dalla sala colpiti, cambiati, emozionati.
Mi è successo stasera, serata fredda, un po' svogliata, serata ideale per andare avedere un film, nonostante il prezzo del biglietto. "Un Giorno" vince il ballattaggio con "Twilight" anche se ha tutta l'aria di essere il solito film romantico. A dir la verità qualche settimana fa il trailer mi aveva già colpito, infatti mi ero annotato il titolo del romanzo da cui è tratto per poterlo poi cercare in biblioteca.
Alla fine si è rivelato il MIO genere di film. Quel tipo di film che emoziona, che ti lascia con gli occhi incollati allo schermo anche durante i titoli di coda, che ti fa pensare, che ti lascia qualcosa dentro. Di solito sono catalogati come "Dram." ovvero "drammatici" in effetti non sono sempre storie felici, ma sono storie che ti colpiscono e spesso mi son ritrovato, non lo nego, con gli occhi lucidi ad un certo punto.
Quindi lo consiglio a tutti, è davvero un film da vedere, lo sponsorizzo alla grande, ti riempie il cuore!

martedì 1 novembre 2011

ESSERE O DIVENIRE?

Chi siamo noi? Quello che siamo, facciamo, diciamo è frutto di anni e anni di esperienze e influenze. Persone, avvenimenti e luoghi ci cambiano, ci modellano in quello che siamo ora. Domani non saremo gli stessi di oggi.
Cosa mi ha portato ad essere quello che sono? Chi e cosa hanno influenzato profondamente la mia crescita?
Nella mia tesi di Laurea ("Il Talento:bravi si nasce o si diventa?") ho scritto: <...tutto ciò che il bambino sperimenta prima dei sei anni è determinate per la sua formazione...>; penso allora agli anni che hanno preceduto la mia adolescenza trascorsi in Oratorio, ecco quel che sono viene per gran parte da lì.
Fortunatamente i miei genitori erano (e sono ancora) molto partecipi con la vita della nostra parrocchia. Sono persone molto disponibili e gran lavoratori, così ho conosciuto presto da vicino il mondo oratoriano. Sono cresciuto vedendo mio papà costruire presepi, carri di carnevale e scenografie teatrali; mentre mia mamma mi portava ogni tanto alle sue riunioni o incontri.
In seconda elementare già mi spedivano a far vacanza in montagna per due settimane.
Partecipavo al catechismo ed agli incontri di Azione Cattolica.
Ho sempre seguito con costanza le serate del Cineforum, conservo ancora oggi il mitico quaderno ad anelli.
Don Francesco mi scelse anche per recitare in alcuni teatri realizzati dai ragazzi dell'Oratorio.
Appena è stato possibile ho iniziato a fare il chierichetto.
Prestissimo ho inizato a correre con la Fiaccola perchè mio papà partecipava come cuoco.
Sempre don Francesco mandò me ad altri ragazzi a particolari incontri vocazionali nell'oratorio di Veniano organizzati dal decanato.
Poi c'è stata anche la Polisportiva Azzurra.
Non dimentichiamo le domeniche trascorse a giocare in oratorio: sempre primi ad arrivare ed ultimi ad andarsene.
Ed un'infinità di altre cose: feste, palio dei rioni, raccolta del ferro e della carta, gite ad agosto, ritiri, pellegrinaggi parrocchiali, convegni, iniziative... solo chi c'era può riuscire a comprendere veramente la grandezza e la bellezza di quei momenti!
Senza tutto questo non sarei quello che sono. Rileggendo le parole che ho scritto mi accorgo di aver citato solo tre persone: Rosi (mia mamma), Jacky (mio papà) e don Francesco; ecco, capisco che sono loro ad avermi guidato nella prima parte del mio cammino. A loro dico grazie perchè sono state e saranno sempre per me delle guide.
Eccomi qua, per questo sono io.